Mirko Zago

Dalle passerelle al web con We Wear Culture di Google

Google lancia una nuova iniziativa che arricchisce il suo progetto Google Arts and Culture. Digitalizzando oltre 30mila capi che hanno fatto la storia Mountain View valorizzerà la cultura in un modo nuovo, ma pur sempre tech

Roma - Google scade sul frivolo? Ad un primo impatto, navigando le pagine di We Wear Culture, è questa l'impressione che potrebbe avere l'utente. Ma a ben guardare l'iniziativa ha tutt'altro spirito. L'intento è infatti quello di democratizzare la moda e farla conoscere al grande pubblico come forma artistica ed espressione culturale, spostandola da gallerie e fiere dedicate direttamente sul Web. Si tratta di un ulteriore arricchimento del progetto Google Arts, nato nel 2011, poi divenuto Arts & Culture, che trova la collaborazione di 180 istituzioni culturali, tra le quali spiccano Met's Costume Institute, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Kyoto Costume Institute e il Musée des Arts Decoratifs di Parigi.


La digitalizzazione di oltre 30mila capi d'abbigliamento e oltre 450 collezioni, offre la possibilità con un mouse o un touchscreen di visualizzare ogni dettaglio, ingrandire gli orli di un abito, esaminare i ricami ma anche passeggiare all'interno di un atelier e assistere all'intervento dei restauratori del Metropolitan Museum of Art il tutto in altissima risoluzione e lasciandosi anche affascinare da film creati con la realtà virtuale che raccontano la storia dei pezzi più iconici.

Un tocco di eleganza, quella voluta da Google, inaspettata. Da un'informale Silicon Valley ai preziosismi sartoriali di capi d'abbigliamento unici al mondo, il passo è abissale. Per stessa ammissione di Amit Sood, direttore del Google Cultural Institute e ideatore di Google Arts & Culture, nessuno all'inizio credeva che il progetto potesse coinvolgere anche la moda, visto che "tutti noi indossiamo felpe". Ma dietro agli abiti di alta moda c'è una storia, o una pluralità di storie che vanno raccontate. I contributi multimediali realizzati sono ricchi. Si va da foto a video a 360 gradi, passando per ricostruzioni digitali e documenti testuali ovviamente il tutto reso ricercabile con una miriade di filtri (luogo geografico, stilista, musa ispiratrice tanto per citarne alcuni).
Per rendere l'iniziativa più fruibile è stata realizzata un'app disponibile per iOS oltre che ovviamente per Android. Per renderla più nota invece è stato creato un apposito hashtag #WeWearCulture che sta "sfilando" in questi giorni sui social network. Solo qualche mese fa Google aveva strizzato l'occhio alla moda prêt-à-porter con Dress Code, un accordo con H&M per trasferire le proprie abitudini social sulle stoffe di un abito attraverso API.

Mirko Zago
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