Alfonso Maruccia

Facebook addestra i suoi bot a negoziare

Il social network sperimenta con le intelligenze artificiali capaci di gestire vere e proprie conversazioni con gli utenti. La chiave per raggiungere lo scopo in questo caso la negoziazione, anche se di lavoro da fare ce n' ancora tanto

Roma - Il nuovo lavoro di Facebook nell'ambito della ricerca sull'intelligenza artificiale focalizza la propria attenzione sulla negoziazione, una pratica caratterizzata da un notevole livello di complessità e che in futuro potrebbe essere applicata a bot pensanti. O per lo meno in grado di "reggere" una conversazione intelligibile con un utente in carne, ossa e sinapsi biologico-analogiche.

Negoziare tra due punti di vista differenti per raggiungere una decisione comune necessita di abilità di comunicazione e ragionamento molto complesse, spiegano i ricercatori di FAIR (Facebook AI Research), mentre il successo di una negoziazione è facile da misurare (il compromesso è stato raggiunto oppure no) e rende la pratica un compito "interessante" per mettere alla prova gli algoritmi di intelligenza artificiale.

I bot "intelligenti" del social network sono stati attrezzati con algoritmi di machine learning e addestrati con la teoria dei giochi, così da applicare le tecniche tradizionalmente usate per raggiungere un obiettivo ludico a uno scenario costituito da un dialogo tra due parti.
La IA è stata "nutrita" con i risultati di negoziazioni immaginarie condotte da schiere di utenti umani (su Amazon Mechanical Turk), poi i bot sono stati posti uno contro l'altro e quelli maggiormente abili sono stati "premiati" per migliorarne ulteriormente l'efficacia.

Alla fine, i ricercatori di Facebook hanno scoperto che è possibile addestrare modelli end-to-end alla negoziazione, con l'apprendimento sia di abilità linguistiche che di ragionamento senza dialoghi preparati in anticipo. L'obiettivo finale, ancora piuttosto lontano nel tempo, è di fornire ai "chatbot" del social network la capacità di interagire in maniera naturale con gli utenti e, nel peggiore dei casi, di competere ad armi pari con le IA e gli "assistenti digitali" della concorrenza (Cortana, Siri, Google ecc.).

Alfonso Maruccia
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