Mirko Zago

Google: stop alla scansione delle caselle Gmail per scopi pubblicitari

Mountain View annuncia di aver cessato il controllo e l'analisi dei messaggi scambiati attraverso il servizio di posta Gmail. Un passo in avanti per la privacy degli utenti dettato esclusivamente da questioni legali?

Roma - Google ha deciso di fare un passo indietro sull'utilizzo dei dati degli utenti Gmail con finalità pubblicitarie. In particolare, per rispetto alla privacy degli utilizzatori, non analizzerà più i contenuti delle comunicazione che gravitano attraverso il suo popolare servizio di posta elettronica. La scelta si allinea con quanto già accade con la suite professionale G Suite, come si legge sul blog ufficiale: "G Suite di Gmail già oggi non viene impiegata come input per la personalizzazione di annunci pubblicitari e Google ha deciso di seguire questa strada anche in Gmail quest'anno. Il contenuto degli utenti Gmail non sarà usato o analizzato per nessuna personalizzazione di pubblicità dopo questo cambio".

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Per approfittare di questa maggiore tutela sarà però necessario modificare le impostazioni di Gmail scegliendo di disabilitare la personalizzazione delle pubblicità (G Suite invece, come versione professionale e a pagamento sarà priva di annunci). La vice presidente di Google Cloud Diane Greene conferma: "questa decisione porta gli annunci di Gmail in linea con come personalizziamo gli annunci su altri prodotti Google. Gli annunci mostrati sono basati sulle impostazioni degli utenti. Gli utenti possono modificare tali impostazioni in qualsiasi momento, inclusa la disattivazione della personalizzazione degli annunci".

Si tratta per alcuni di un modo per evitare possibili noie con gli organi preposti alla difesa della privacy in molti Paesi del mondo (praticamente tutti, vantando 1,2 miliardi di utilizzatori sparsi in giro per il globo). Da notare che gli attivisti per la difesa della privacy sono da sempre vivaci sul tema e che a marzo era stata avviata una proposta di intervento legislativo negli USA, dopo una petizione a cui Google aveva risposto in maniera inadeguata. Al centro della diatriba c'è infatti l'intercettazione, lettura e analisi di contenuti ricevuti anche attraverso provider terzi. L'abbattimento di questo "scoglio" rappresenta per gli esperti un grandissimo passo in avanti. Fin da quando il servizio è nato questo tema ha rappresentato il vero tallone di Achille.
Secondo altre considerazioni invece, Google avrebbe deciso di rinunciare all'acquisizione di dati provenienti dalla lettura dei contenuti delle email semplicemente perché ne avrebbe già a sufficienza provenienti da altri canali, come ad esempio dalle app installate negli smartphone. Per altri entrerebbe in gioco anche la rassicurazione per l'utente di usufruire di un servizio avanzato anche sul fronte della criptazione e della sicurezza. Nessuno può violare la posta, nemmeno Google. Questo sarebbe il messaggio che Google raggiungerà dopo questa modifica.

Dopo l'adeguamento della privacy policy (in Italia così come in altri Paesi), Google sta comunque mostrando di voler approcciare al tema con uno spirito rinnovato e più attento, almeno questa è la parvenza. In futuro è probabile che il rispetto dell'utente e della sua sfera personale potrà acquisire una rilevanza maggiore trasformandosi in un fondamentale parametro di valutazione per la scelta di un prodotto o servizio. E questo lo sa bene Apple, che da sempre rinuncia allo sfruttamento e cessione dei dati dei suoi utenti per fini pubblicitari.

Mirko Zago

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