Mirko Zago

Facebook, 2 miliardi di utenti mensili e più responsabilità

Nuovo record di utenti attivi per il social network numero uno al mondo che a questo punto non può più sottrarsi da una serie di doveri verso l'intera comunità. E sembra che a Zuckerberg e al suo staff questo impegno tutto sommato non dispiaccia

Roma - C'è aria di festeggiamenti in casa Facebook. Dopo i dati di crescita di fatturato più che positivi delle ultime trimestrali, è ora di brindare ad un altro grande traguardo: i 2 miliardi di utenti registrati. Ad annunciarlo è direttamente Mark Zuckerberg nel suo profilo, accompagnando l'esultanza con un video creato appositamente per ringraziare gli utenti del social network.

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Con un comunicato ufficiale, Facebook esalta l'elevata partecipazione e vicinanza delle persone che ogni giorno interagiscono grazie alla rete sociale: ogni giorno 175 milioni di persone condividono una "love reaction" e in media si registrano 800 milioni di like a qualche contenuto. Ogni mese sarebbero poi 1 miliardo le persone che usano i gruppi su Facebook. Una comunità, quella del social network più famoso al mondo, basata sulla condivisione e sulla passione. Sembra proprio che Facebook stia investendo molto per rafforzare il carattere di benevolenza. L'esaltazione dei buoni sentimenti appare evidente su alcuni recenti interventi sulla News Feed: celebrare gli anniversari delle amicizie, la possibilità di reagire ad un contenuto con un "cuore", i nuovi messaggi di ringraziamento che seguono un augurio di buon compleanno, la creazione di un gruppo o quando si esprime gradimento per un post con un cuore fanno tutti parte di questa strategia.

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La nuova mission protesa a "fornire alle persone il potere di costruire community e rendere il mondo più vicino" è stata ribadita in occasione del Facebook Communities Summit in cui è stato presentato il sito Facebook.com/goodaddsup che raccoglie numerosi contenuti video su come le persone si impegnano per contribuire al benessere delle rispettive comunità. Un impegno a cui Facebook stesso aspira, con una serie di attività e tool dal sapore filantropico come ricorda Javier Olivan, responsabile della crescita della community. Tra queste, solo per fare alcuni esempi, vi sono il rafforzamento della policy contro odio e discriminazione, il tentativo di portare Internet nelle zone remote del pianeta attraverso droni solari, il potenziamento della moderazione contro il terrorismo, l'attivazione della safety check in caso di calamità, lo sviluppo di tool per il found raising e la lotta alle fake news.
La crescita in termini di utilizzo ha reso Facebook pervasivo nella vita delle persone tanto da essere stato investito di responsabilità alla quale non si può sottrarre. Chris Cox, Chief Product Officer, conferma: "stiamo arrivando ad una grandezza tale per cui vale veramente la pena considerare attentamente ciò che possiamo fare per rendere il social media la forza più positiva e buona possibile". Ed effettivamente per Facebook gli utenti sono diventati da tempo un impegno oltre che la loro più grande ricchezza (i concorrenti possono contare forse su una mole più facile da gestire, YouTube conta 1,5 miliardi di utenti, 889 milioni WeChat, 328 milioni Twitter, 255 milioni Snapchat).

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Sono molti a questo punto i temi di cui Facebook dovrà farsi carico, comportandosi da buon padre di famiglia, nonostante sia ancora anagraficamente un teenager. Uno di quelli più urgenti è relativo all'odio (al cosiddetto "hate speech"), un tema caldo che rischia di minacciare il quieto vivere della community online. Attaccando direttamente le caratteristiche personali di una persona come etnia, nazionalità, religione, orientamento sessuale, genere, identità, disabilità e stato di salute, alcuni utenti commettono un grave reato. Al momento l'arma più forte per Facebook è la moderazione. Negli ultimi due mesi sono stati rimossi in media 66.000 post a settimana. Il problema è quindi reale, e prevede l'impiego di nuove tecnologie nonché nuovi filtri, ma anche la collaborazione delle forze dell'ordine per reprimere e delle istituzioni per fare cultura e prevenire. La distinzione tra mondo reale e online è sempre più sottile, e i rischi sono sempre più simili.

Mirko Zago

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