Claudio Tamburrino

Cina, stop alle VPN dal primo febbraio

Il Governo di Pechino si appresta a concretizzare la sua censura con una prossima stretta sulle connessioni virtuali private, usate dal popolo cinese per oltrepassare la Grande muraglia digitale e accedere al Web libero

Roma - Secondo alcune indiscrezioni il Governo di Pechino avrebbe chiesto agli Internet Service Provider di bloccare gli accessi individuali alle reti virtuali private entro il prossimo primo Febbraio.

La mossa rientra perfettamente nel programma di "cyber sovranità" del Presidente Xi Jinping: la Cina conta una popolazione online sterminata, 731 milioni di utenti, che corrispondono al 53,2 per cento dei cittadini, e un sistema capillare di controllo sulle informazioni e sui siti a cui tutti loro possono accedere. Talmente mastodondico da essere comunemente noto come "Grande muraglia digitale cinese".

Agli utenti cinesi non restava pertanto che scavalcare la censura accedendo con la mediazione di servizi VPN in modo che la loro connessione a tali siti risultasse come proveniente da un diverso Paese. Già a gennaio su queste connessioni era arrivato il primo indizio dell'intenzione di adottare un'ulteriore stretta: il Governo aveva stabilito che i servizi VPN - oggetto già di diverse operazioni ufficiali o meno - potessero operare solo previa autorizzazione.
A occuparsi delle misure necessarie affinché il blocco diventi ora effettivo è il Ministro dell'Industria e della tecnologia informatica che ha già avvertito le aziende che i servizi di VPN potranno essere mantenuti solo per fini interni.

A dover intervenire sulle VPN saranno le compagnie di telecomunicazioni statali, tra cui China Mobile (860 milioni di utenti), China Unicom (268 milioni di abbonamenti) e China Telecom (227 milioni di abbonati). E GreenVPN ha già notificato ai propri utenti che interromperà il proprio servizio a partire dal primo luglio a seguito "di una comunicazione ricevuta dalle istituzioni".

Restano dubbi circa le (attese) eccezioni, in particolare per quanto riguarda le grandi multinazionali che utilizzano le VPN oggetto delle autorizzazioni da parte delle autorità, utilizzate per motivi prettamente commerciali e per mantenere la possibilità di coordinamento con le proprie controparti stabilite fuori dai confini cinesi (per esempio al fine di invio o ricezioni di documenti sensibili).

Claudio Tamburrino
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