Marco Calamari

Spiccioli di Cassandra/ Messaggi dal Paradiso

Di M. Calamari - Uno spambot ha selezionato l'indirizzo di un amico che non c'č pių? Alla reazione emotiva all'inaspettato messaggio deve giocoforza seguire una riflessione ben pių profonda

Spiccioli di Cassandra/ Messaggi dal ParadisoRoma - In Rete avvengono talvolta piccoli episodi che creano grandi interferenze con il mondo quotidiano e con quello dei sentimenti.
Quello di oggi è di una piccolezza così piccola che merita di essere raccontato solo a causa della reazione che ha provocato nella mente di un'anziana profetessa.

Il fatto è comune, banale, evidente e chiarissimo: uno spambot ha selezionato dalla sua enorme mail list l'indirizzo di posta del mio rimpianto collega Marco.
Per caso, o perché è uno spambot evoluto e conosce anche la rete di relazioni di ciascun indirizzo della lista e vuole migliorare il suo "tasso di lettura", l'ha mandato a me.

Il risultato secco tuttavia è stato che stamattina, scorrendo l'elenco dei messaggi arrivati, il tuffo al cuore mi ha colpito una frazione di secondo prima del pensiero razionale.
Non c'è altro da dire sul fatto, non è questo il posto per raccontare come lo spam abbia cambiato il modo di utilizzare la posta elettronica (per le cariatidi che ancora la utilizzano).
Invece ci sta bene qualche considerazione più filosofica (non chiamatela "elucubrazione" per favore) sulla vita digitale dopo la fine della vita fisica.

Non potendo trasferire la nostra mente nel cyberspazio come novelli Neuromanti, quando non ci saremo più i nostri dati ci sopravviveranno, abbandonati, sparsi in giro su server e cloud (e anche su supporti fisici, ma questo è un altro discorso).
Resteranno come un nostro statico fantasma digitale, come i calchi delle vittime della natura a Pompei, come le ombre delle vittime della follia dell'uomo a Hiroshima e Nagasaki.

Cosa fare, posto che qualcosa si possa fare?
Gli americani, come sempre pragmatici e attenti al quattrino più degli europei, già da tempo hanno trattato casi di account bloccati dalla scomparsa dei loro proprietari, utilizzando procedimenti legali di vario tipo tra eredi veri o presunti e fornitori di servizi.

Cassandra ritiene che, in un mondo in cui la proprietà intellettuale ha così pesantemente distorto e inquinato il mondo digitale, sia molto difficile realizzare una soluzione legislativa, efficace e ragionevole che decida il destino del nostro io digitale dopo la morte, a meno di grandi cambiamenti nella coscienza dell'attuale "popolo bove" della Rete.

L'unica risposta possibile rimane quindi quella dell'autodeterminazione. Se vi frega qualche cosa del vostro io digitale, inventatevi una soluzione artigianale che realizzi quello che voi vorreste che succeda.

Ci sono tanti strumenti quotidiani, magari limitati e di diversa efficacia, utilizzabili come "mattoni" per "comporre" la vostra soluzione.
Dall'email con account e password inviati ad un amico, il quale farà da esecutore testamentario, fino alla criptazione forte di tutti i vostri dati, che li renderà inaccessibili per sempre, o fino a quando il calcolo quantistico diventerà una commodity. Dai messaggi a tempo, che partiranno se non li resettate ogni tanto, alla pubblicazione di tutto ciò che ritenete debba sopravvivervi su Internet Archive.

Cassandra scommette che la soluzione di gran lunga più applicata, anche dai pochi che si porranno seriamente il problema, sarà quella di non fare nulla.

Peccato, perché mentre gli atomi del corpo torneranno prima o poi nel ciclo naturale, i bit dell'io digitale scompariranno per sempre, o peggio sopravvivranno solo nelle banche dati della profilazione e del tecnocontrollo.

Marco Calamari - @calamarim

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10 Commenti alla Notizia Spiccioli di Cassandra/ Messaggi dal Paradiso
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  • Articolo interessante.
    Google ci ha pensato da tempo, e ha inserito l'interessante funzione "Controllo account inattivo" (link https://myaccount.google.com/inactive ) proprio per gestire un'eventualità del genere.

    In ogni caso, personalmente ho già provveduto a creare un database con tutti i riferimenti dei servizi online che utilizzo, e la password ce l'hanno i miei familiariSorride
    Poi, è ovvio che tanti altri dati saranno comunque in rete senza controllo, ma non credo sia evitabile...
  • Peccato, perché mentre gli atomi del corpo torneranno prima o poi nel ciclo naturale, i bit dell'io digitale scompariranno per sempre, o peggio sopravvivranno solo nelle banche dati della profilazione e del tecnocontrollo.

    A questo punto mi viene da pensare: Meglio!

    Una banca dati di profilazione, più ciarpame non più uitile contiene, più aumenta i costi di analisi in rapporto ai benefici (per il controllore)!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Jack
    > Peccato, perché mentre gli atomi del corpo
    > torneranno prima o poi nel ciclo naturale, i bit
    > dell'io digitale scompariranno per sempre, o
    > peggio sopravvivranno solo nelle banche dati
    > della profilazione e del tecnocontrollo.

    >
    > A questo punto mi viene da pensare: Meglio!
    > Una banca dati di profilazione, più ciarpame non
    > più uitile contiene, più aumenta i costi di
    > analisi in rapporto ai benefici (per il
    > controllore)!

    Direi che stai guardando il dito che ti indica la luna.
    non+autenticato
  • Tanti. Troppi.

    Si parla di ereditá digitale. Ma anche di fantasma digitale.
    Di bit in balia del tecnocontrollo. Di bit che sprecano risorse digitali.
    Di crittografia. Degli americani (anche se non si capisce bene senza riferimenti a quali leggi). Di identitá digitale.

    Si parla di vita... Ecco, appunto: al morto, di tutto questo, cosa dovrebbe interessare?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Re fresh
    > Tanti. Troppi.
    >
    > Si parla di ereditá digitale. Ma anche di
    > fantasma digitale.
    > Di bit in balia del tecnocontrollo. Di bit che
    > sprecano risorse digitali.
    > Di crittografia. Degli americani (anche se non si
    > capisce bene senza riferimenti a quali leggi). Di
    > identitá digitale.
    >
    > Si parla di vita... Ecco, appunto: al morto, di
    > tutto questo, cosa dovrebbe interessare?

    Appunto, l'articolo parla ai vivi; a loro dovebbe interessare!
    non+autenticato
  • Dei dati del morto?
    non+autenticato
  • Beh, non esiste una singola cosa che gli umani abbiano mai fatto per i morti.
    Le cose le fanno i vivi per altri vivi, per passare il tempo fino a che moriranno.
    non+autenticato
  • Non vorrei divagare, ma gli "umani" (???) di tombe colossali per i morti ne hanno fatte eccome, e pure piú di una (e non mi riferisco solamente alle piramidi).

    Apprezzo comunque il sarcasmo sul "passare il tempo fino a che moriranno".

    In ogni caso, l'estemporaneitá dell'articolo a riguardo dell'impossibilitá di fare una legge... ommmioddio!

    "Ci siamo accorti che da un anno nessuna attivitá é occorsa su questo account. Vi avvisiamo che l'account verrá chiuso in 90 gg."
    Seguito da altri avvisi automatici vari fino al giorno di chiusura: si distruggono i dati e fine... la legge non é impossibile, bensí inutile: basta uno scheduler (standard).
    non+autenticato
  • - Scritto da: Re fresh
    > "Ci siamo accorti che da un anno nessuna
    > attivitá é occorsa su questo account. Vi
    > avvisiamo che l'account verrá chiuso in 90
    > gg."
    > Seguito da altri avvisi automatici vari fino al
    > giorno di chiusura: si distruggono i dati e
    > fine... la legge non é impossibile, bensí
    > inutile: basta uno scheduler
    Finchè i dati risiedono su di un server, mentre quelli che sono stati archiviati da sistemi di backup? Quelli che stanno nelle varie cartelle di utenti ecc.? Internet, anche se lo si spera, non dimentica. Questa è la cruda realtà
    non+autenticato
  • E anche questa mattina ci hai messo di buon umore!

    Ti stimo, continua così.
    non+autenticato