Alfonso Maruccia

Roomba, da aspirapolvere ad aspira-dati

iRobot vuole vendere i dati degli utenti alle corporation, che così avrebbero a disposizione il layout degli ambienti domestici per migliorare la loro offerta di gadget "smart". L'utilità vale più della privacy, scommette l'azienda - UPDATE

Roma - Stando a quanto ha svelato il CEO di iRobot Colin Angle a Reuters, presto i dati personali raccolti dai robot domestici Roomba di ultima generazione finiranno nelle fauci dei colossi tecnologici. Fauci fameliche sempre pronte a divorare dati e aspettativa di privacy, sebbene Angle sia fermamente convinto del fatto che gli utenti sceglieranno di partecipare ad un progetto capace di rendere più "smart" la casa e i gadget che vi abitano.

La scelta di iRobot parte dalle capacità dei Roomba della serie 900, e in particolare del modello Roomba 980 messo in commercio due anni or sono: il robot aspira-tutto è stato il primo esemplare dotato di connettività WiFi, avendo tra le altre cose la capacità di mappare la disposizione dei mobili e il layout dell'ambiente domestico attraverso l'utilizzo di sensori di tracciamento, videocamera e altro ancora.

Oltre ad aiutare il robot nelle operazioni di pulizia della casa, le mappe registrate dai Roomba interconnessi potrebbero - sempre secondo l'opinione di Colin Angle - servire a migliorare grandemente le prestazioni di "un intero ecosistema di cose e servizi" indirizzati alla realizzazione di un ambiente domestico smart.

In pratica, iRobot spera di stringere accordi - ovviamente lucrosi - per la vendita delle mappe domestiche a corporation sempre più affamate di dati come Google, Apple e Amazon nel giro dei prossimi anni. I Roomba sono già oggi compatibili con gli speaker-assistenti digitali Home (Google), Alexa (Amazon) e lo saranno presto con HomePod (Apple), e nelle intenzioni di iRobot una sinergia ancora più stretta con le aziende produttrici permetterà di offrire funzionalità più evolute e utili all'utente finale.

Resta appunto l'utente finale, e la possibilità che i suoi dati vengano forniti alle corporation senza chiedere alcuna autorizzazione a tale scopo: Angle rassicura sul fatto che le informazioni non verranno (s)vendute senza il permesso dei proprietari, ma i termini di servizio dei gadget iRobot potrebbero in teoria evitare all'azienda la necessità di rispettare la privacy dei clienti. Clienti che comunque sceglieranno in massa di avere prodotti più utili invece di difendere il proprio diritto alla riservatezza, commenta sicuro Angle.

UPDATE: iRobot ci fa sapere che quella di Reuters è stata un'involontaria errata interpretazione delle affermazioni del CEO Colin Angle sul valore aggiunto che i robot domestici potrebbero fornire per rendere possibile la casa smart del futuro, dialogando con i dispositivi all'interno. A questo proposito, Reuters ha pubblicato una rettifica alla notizia, in cui si parla di "condivisione gratuita di mappe dietro consenso del cliente" e non di vendita.

Per completezza e come aggiornamento al presente articolo riportiamo lo statement ufficiale comunicatoci dall'ufficio stampa per l'Italia di iRobot: "iRobot non vende i dati dei clienti. Gli utenti per la nostra azienda vengono sempre al primo posto. Non violeremmo mai la fiducia dei nostri clienti vendendo o sfruttando i loro dati personali, inclusi quelli raccolti dai nostri prodotti connessi. Finora, i dati raccolti da Roomba hanno consentito di pulire efficacemente la casa e di fornire all'utente informazioni sulle prestazioni di pulizia del dispositivo. iRobot ritiene che in futuro questi dati potrebbero offrire un valore ancora maggiore ai clienti, consentendo alla casa intelligente e ai dispositivi al suo interno di funzionare meglio, ma sempre a seguito del loro esplicito consenso."


Alfonso Maruccia

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