Mirko Zago

Google fa zoppicare la Rete in Giappone

Un problema di instradamento manda in tilt Internet nel paese del sol levante. Google ammette le sue colpe, ma non è l'unico. In fatto di prevenzione anche Verizon mostra lacune

Roma - Google ha ammesso le sue responsabilità circa i forti rallentamenti della rete Internet riscontrati in Giappone attorno all'ora di pranzo del 25 agosto. Una delle maggiori Tlc giapponesi, NTT Communications, ha restituito agli utenti dei suoi servizi di connettività (OCN) una sostanziale impossibilità alla navigazione. Il blocco è durato per oltre mezzora. Una volta ripristinato il servizio, Internet ha continuato a funzionare a singhiozzo anche per gli utenti di altri servizi, tra cui KDDI Corp, che si avvale dell'infrastruttura tecnologica di NTT.

Japan Google

In Giappone sono oltre 7,67 milioni di persone e quasi mezzo milione di aziende a utilizzare i servizi di OCN. È facile intuire che il black out ha avuto ripercussioni gravi sull'accessibilità di numerosi servizi online: il sito di Rakuten Securities, azienda specializzata in trading finanziario è rimasto irraggiungibile per oltre tre ore; sorte simile è toccato al marketplace Mercuri ma anche a numerosi servizi di gaming online gestiti da Nintendo. Problemi si sono riscontrati anche per alcune banche, come Resona Bank, Saitama Resona Bank e Kinki Osaka Bank, per servizi di prenotazioni alberghiere come JR East. Anche Twitter è stato affetto da rallentamenti segnalati attraverso migliaia di tweet riportanti la frase "connection disruption".

La colpa del problema risiede in alcuni errori negli instradamenti forniti da Google (circa 135mila), come confermato da un portavoce: "Abbiamo impostato informazioni errate per il network, così come risultato si sono verificati dei problemi. Abbiamo modificato le informazioni incorrette entro otto minuti. Ci scusiamo per aver causato inconvenienti e ansie". Google ha confermato inoltre di aver intrapreso misure affinché problemi simili non si possano verificare in futuro. Traducendo in poche parole, il malfunzionamento tecnico ha coinvolto il protocollo di instradamento BGP che, a causa dell'errato settaggio, ha fallito il compito di "risolvere" correttamente i domini richiamati, rendendoli quindi inaccessibili al pubblico.
Nonostante l'ammissione e le scuse, il ministero degli affari interni e delle comunicazioni ha avviato un'inchiesta sull'accaduto e ha chiesto agli ISP di riportare informazioni dettagliate utili a fare delle valutazioni in merito.

Seppure il problema sia stato generato da Google, alcuni esperti puntano il dito anche contro Verizon, uno dei maggiori ISP al mondo, che non avendo adottato misure preventive e filtri dedicati, avrebbe fatto rimbalzare il problema propagandolo su altri network non direttamente coinvolti, utilizzando per l'appunto Google come provider di transito. L'accaduto è la conferma che alcuni problemi che affliggono il protocollo BGP rappresentano un grave rischio per la stabilità di Internet. Già in passato per problemi simili era stato bloccato l'accesso a YouTube in Pakistan e resi inaccessibili diversi servizi online in Cina, solo per fare alcuni esempi.

Mirko Zago

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