Alfonso Maruccia

USA, mezzo milione di pacemaker da aggiornare

Le autorità statunitensi lanciano l'allarme sui pericoli che corrono centinaia di migliaia di pazienti a cui è stato installato uno stimolatore cardiaco hi-tech. Per risolvere il problema occorrerà aggiornare il firmware, ma senza bisturi

Roma - Dalla Food & Drug Administration (FDA) statunitense arriva una "comunicazione di sicurezza" sui pacemaker cardiaci realizzati da Abbott/St. Jude Medical, dispositivi evidentemente vitali per i pazienti a cui sono stati impiantati ma che necessitano di un aggiustamento del software per evitare che hacker e criminali possano arrecare danno alla salute dei pazienti.

Si parla in pratica di quasi mezzo milione di stimolatori cardiaci (e ovviamente altrettanti pazienti) controllabili in radiofrequenza e a cui va ora aggiornato il firmware, perché a quanto pare i modelli di pacemaker prodotti prima del 28 agosto possono essere compromessi modificandone da remoto le funzionalità o drenando tutta la carica delle batterie integrate.

I criminali - o meglio i potenziali assassini - interessati a inficiare il normale funzionamento dei pacemaker commercializzati da St. Jude Medical (società ora di proprietà di Abbott) potrebbero agire attraverso l'uso di strumentazioni non particolarmente costose, avvertono dalla FDA, mentre con il nuovo firmware occorrerà un'autorizzazione specifica per comunicare con il dispositivo.
La procedura di aggiornamento non prevede l'uso di pratiche chirurgiche invasive ma dovrà comunque essere eseguita in un centro specializzato, poiché durante i tre minuti necessari all'installazione il pacemaker funzionerà in modalità "backup" e sarà necessaria l'assistenza adeguata a fronteggiare eventuali situazioni di emergenza.

FDA avverte dell'esistenza dei rischi informatici sui dispositivi biomedicali hi-tech, nondimeno l'autorità statunitense in materia di salute e prodotti farmaceutici ci tiene a sottolineare i vantaggi e la convenienza che si guadagna con la connettività. Dopotutto non è la prima volta che un dispositivo così delicato come un pacemaker presenta vulnerabilità di sicurezza, e di certo non sarà l'ultima.

Alfonso Maruccia
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