Alfonso Maruccia

Multa UE, Intel rimanda la condanna

Vittoria tattica di Intel nel caso della multa miliardaria comminata dall'Europa per comportamento anti-competitivo, con i giudici che stabiliscono il rinvio alla corte precedente e impongono l'uso di un test fin qui trascurato

Roma - Almeno per il momento, Intel ha evitato di dover pagare la multa da 1 miliardo di euro ricevuta dall'Unione Europea per comportamento anticompetitivo nel business dei processori per computer. La Corte di Giustizia (ECJ) con sede a Lussemburgo ha imposto una revisione del caso presso una corte di livello inferiore, una decisione importante che però non offre alcuna garanzia di una scappatoia autentica dalla salata punizione economica ricevuta quasi dieci anni fa.

Intel si era rivolta ai giudici di Lussemburgo un anno fa nel tentativo di evitare il pagamento della mega-multa, ma la Corte di Giustizia non è entrata nel merito e si è concentrata piuttosto sugli errori legali a loro dire compiuti dai giudici della Corte Generale.

Secondo la ECJ, la corte di livello inferiore non ha tenuto in debita considerazione i risultati del cosiddetto As-efficient-competitor test (AEC), uno tipo di studio analitico pensato per valutare con attenzione le prestazioni economiche di un'azienda in un dato settore per stabilire se ha avuto o meno comportamenti anti-competitivi rispetto alla concorrenza.
Il test tiene in debita considerazione il fatto che in ogni business ci sono vinti e vincitori, e verifica se le posizioni monopolistiche come quella di Intel siano dovute alla maggior efficienza e capacità imprenditoriale piuttosto che a mosse studiate a tavolino per spezzare le gambe ai competitor.

Lo stesso test AEC era stato usato dalla Commissione Europea per imporre la multa miliardaria a Intel, stabilendo che gli sconti e i pagamenti concessi da Chipzilla ai rivenditori avevano effettivamente tolto ossigeno vitale ad AMD e rafforzato il monopolio della corporation nel settore delle CPU per sistemi x86.

Un test come AEC è stato pensato per scremare le vere cause anti-competitive dalle richieste pretestuose di aziende troppo avvezze all'uso degli avvocati, e la decisione dei giudici lussemburghesi potrebbe avere ricadute importanti sui casi anti-trust tutt'ora in corso presso le autorità europee come quello che coinvolge Qualcomm.

Per quanto riguarda Intel, invece, il fatto che la Corte di Giustizia abbia giudicato fallace la sentenza della Corte Generale non rappresenta particolare motivo di esultanza: il test AEC aveva già portato alla condanna della corporation, ed è altamente improbabile che una sua riconsiderazione porti ora a risultati diversi.

Alfonso Maruccia
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2 Commenti alla Notizia Multa UE, Intel rimanda la condanna
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  • UaGliò, proprio non ci dici niente che già non sapessimo.

    E noi nassiamo anche come finirà, la sai la serata del caminetto nella sera fredda d'inverno? Tipo tarallucci e vino?

    UaGliò e roba vecchia!
    non+autenticato
  • Ad Intel conveniva lasciare nel dimenticatoio le porcherie del passato, come tendono a fare i suoi difensori d'ufficio anche in queste pagine. Rimescolare nella cacca creerà una puzza che nauseerà molti, ed è una cosa che doveva evitare in questo momento.

    Sappiamo tutti, anche i difensori d'ufficio, che alll'epoca dei fatti AMD produceva processori migliori, o per lo meno equivalenti, a prezzo inferiore, ma guarda caso non ne vendeva in misura apprezzabile, anzi la potenziale clientela manco riucivano a trovarne anche cercando in catene di vendita specializzate, che viceversa pullulavano di prodotti Intel.

    Questo è un dato incontrovertibile ed ampiamente dimostrabile e dimostrato, è non può essere oscurato da qualunque esame AEC cui ci si voglia riappigliare.

    Per conto mio la multa comminata, che per Intel era meno di un buffetto sulla guancia, rischia di diventare uno schiaffone.

    Mi sconcerta invece che le autorità preposte manco ci pensino ad esaminare discutibili soluzioni Intel su aspetti più tecnici a mio giudizio ancor più "sporchi". Insomma, fino a che punto una società monopolista o ex tale può permettersi di introdurre silentemente o via imposizione de facto soluzioni o modifiche HW/SW palesemente a svantaggio dell'utenza e teoricamente non bypassabili, quando è dimostrabile che non ve ne era alcuna necessità e motivazione tecnica diversa dall'ampliare furbescamente il business della stessa monopolista e/o di altre società e multinazionali con lei in combutta affari?
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    Modificato dall' autore il 09 settembre 2017 11.39
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