Claudio Tamburrino

Bitcoin & Co., Russia e Cina fanno a testa o croce

Secondo indiscrezioni Pechino non vuole limitarsi a bandire le ICO ma intende stringere la morsa della censura a tutte le criptovalute. Mosca, invece, sembra averci ripensato... così come il mercato

Roma - Nonostante la Cina stia continuando la sua battaglia contro ICO e criptovalute, il fronte contrario a queste monete digitali è lungi dall'essere compatto: Mosca sembra per esempio pronta a far marcia indietro sulla questione e gli osservatori finanziari sono divisi sulla sua stabilità.

La Cina sta lavorando al bando delle ICO, Initial Coin Offering, i sistemi di raccolta fondi basati sulle criptovalute, dalle scorse settimane, con la disposizione che obbliga tutti coloro, sia privati che aziende, che hanno già ricevuto fondi ICO a raggiungere accordi per restituirli. La prima conseguenza è stata che le quotazioni delle due principali criptovalute utilizzate per le ICO, Bitcoin ed Ethereum, sono crollate nelle ore immediatamente successive all'annuncio.

Se tale misura era orientata a vigilare sul mercato finanziario legato a tali valute, una mossa simile a quella intrapresa dall'istituzione statunitense Security Exchange Commission (SEC), Pechino ora sembra in realtà voler andare oltre bloccando completamente gli scambi di valuta in bitcoin: si tratta ancora solo di indiscrezioni, ma coerenti con una politica più volte osservata all'opera di stretto controllo di qualsiasi forma di azione online. In pratica la Cina interverrebbe esclusivamente sugli scambi (quindi sempre sul mercato della valuta e non su quello delle transazioni che la utilizzano).
Nonostante questo, e un calo notevole registrato dal valore delle criptovalute a seguito del primo blocco sulle ICO annunciato da Pechino, il valore delle criptovalute nel suo totale è stato solo intaccato: si tratta d'altra parte di un mercato che nei primi 8 mesi del 2017 ha registrato una crescita di oltre l'800 per cento superando i 150 miliardi di dollari e che da un lato fa gridare alla paura di una nuova bolla finanziaria, dall'altro fa parlare gli osservatori di maturità finanziaria, anche considerando che si tratta di una crescita (in termini di valore, utilizzo e fiducia) avvenuta nonostante l'opposizione di diversi Governi. Proprio in questo trovano forza le criptovalute: sembrano poter resistere alle conseguenze di determinate scelte politiche nazionali o alla crisi di un'economia nazionale.

Forse proprio per la consapevolezza che non si può bandirle del tutto, o che quantomeno sarebbe un gioco troppo costoso rispetto al risultato ottenibile, Mosca sembra aver deciso di fare inversione di marcia e non ostacolare le criptovalute, ma anzi regolamentarne i mercati incanalandoli nella logica di mercato e delle istituzioni e cercando di farne uscire allo scoperto le relative transazioni.

A riferirlo è il Ministro della finanza Anton Siluanov che parla di "comprensione della realtà delle criptovalute da parte dello Stato" e della necessità di regolarle invece di bandirle completamente: starebbe quindi lavorando ad un progetto di legge che dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno e che ha dunque l'obiettivo di regolamentare le procedure di acquisto di Bitcoin e affini (una delle ipotesi è attraverso la registrazione di chi le acquista).

Claudio Tamburrino
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