Alfonso Maruccia

L'industria dell'advertising contro i nuovi cookie di Apple

I colossi della pubblicità online si scagliano contro le novità introdotte nei più recenti sistemi operativi di Cupertino, a loro dire colpevoli addirittura di mettere a rischio le fondamenta dell'Internet moderna

Roma - È un'alzata di scudi senza precedenti quella che le associazioni dell'industria dell'advertising hanno manifestato contro i piani di Apple, azienda impegnata ad aggiornare i propri browser Web rafforzando le misure anti-tracciamento. Gli utenti ne beneficeranno, dice Cupertino. Internet e la navigazione Web cambierà in peggio, rispondono le organizzazioni.

Il motivo del contendere si chiama Intelligent Tracking Prevention, misura attesa al debutto assieme a iOS 11 e OS X High Sierra in arrivo rispettivamente il 19 e il 25 settembre e pensata per ridurre in maniera sensibile le capacità di tracciamento dei network pubblicitari. Con la nuova tecnologia attiva di default, Apple imporrà un limite massimo di 24 ore al tracciamento della navigazione in maniera indipendente dalle impostazioni del browser Safari selezionate dall'utente.

Cupertino ha presentato la misura come utile a migliorare la "fiducia" degli utenti, fiducia che verrebbe tradita quando si assiste al tracciamento pervasivo online e alla vendita dei propri dati di navigazione per scopi a cui non si era in precedenza dato alcun consenso informato.
La risposta dell'industria è stata a dir poco furente, e si è concretizzata in una lettera aperta firmata da ben sei associazioni di categoria comprendenti American Association of Advertising Agencies (AAAA), American Advertising Federation (AAF), Association of National Advertisers (ANA), Data & Marketing Association (DMA), Interactive Advertising Bureau (IAB) e Network Advertising Initiative (NAI).

I colossi dell'advertising accusano Apple di voler procedere con un approccio "unilaterale e autoritario" che avrà conseguenze negative per la "scelta dei consumatori" e per i contenuti online supportati dalla pubblicità, perché i cookie "gestiti dalla macchina" non rappresentano le scelte dagli utenti quanto piuttosto quelle di chi ha prodotto il browser.

Senza la profilazione ossessivo-compulsiva del Web moderno la pubblicità diventerà generica e meno "utile", dicono i pubblicitari, e in definitiva finirà per danneggiare l'attuale ecosistema di contenuti finanziati con l'advertising. L'infrastruttura della Internet moderna sarebbe a rischio senza il tracciamento pervasivo, sostengono le associazioni di categoria.

Alfonso Maruccia
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