Claudio Tamburrino

Twitter, cinguettii dalla Russia con livore

Dopo Facebook anche la piattaforma di microblogging porta il suo contributo nel cosiddetto Russiagate. Ma deve ancora capire come arginare la marea di spam che gli arriva dalla Russia

Twitter, cinguettii dalla Russia con livoreRoma - Twitter ha annunciato di aver bandito 201 account collegati alla Russia e che avrebbero fatto propaganda indiretta negli Stati Uniti, interferendo così nella campagna elettorale a stelle e strisce del 2006.

Il tecnofringuello si inserisce così in quello che in molti sperano essere il caso che porterà alla fine del mandato Presidenziale di Donal Trump: il Russiagate, ovvero lo scandalo secondo cui vi sarebbero legami diretti tra la squadra del 45esimo presidente degli Stati Uniti e il Cremlino. L'inchiesta si è aperta a seguito della condivisione del neo eletto Presidente Trump di alcune informazioni altamente riservate con i vertici di Mosca: da allora è stato coinvolto direttamente dalle autorità il genero di Trump (nonché suo senior advisor alla Casa Bianca) Jared Kushner.

Nelle scorse settimane già Facebook aveva gettato benzina sul fuoco, riferendo che a seguito di un'indagine interna ha scoperto attività non proprio limpide avvenute tra giugno 2015 e maggio 2017 (il periodo della campagna elettorale a stelle e strisce che ha portato all'elezione di Trump): circa 100.000 dollari spesi su 3.000 messaggi pubblicitari connessi a 470 account o pagine "non autentici"; gli account violavano la policy del network ed erano tutti connessi tra loro, ha spiegato il social, ed erano "probabilmente gestiti dalla Russia."
Tali account e i post da loro pubblicizzati, oltretutto, non appoggiavano direttamente Trump, ma sfruttando l'ingegneria social diffondevano e amplificavano messaggi politici e sociali su argomenti caldi per il dibattito americano, con posizioni spesso convergenti a quelle del candidato repubblicano: l'analisi delle prove raccolte dall'indagine interna è stata in ogni caso direttamente demandata da Facebook alle autorità, cui ha fornito nei giorni scorsi tutto il materiale raccolto, nonostante gli strali e le accuse di complotto lanciate da Trump attraverso Twitter.

Proprio il tecnofringuello, tuttavia, ora ha rincarato la dose e, sulla linea di quanto riferito da Facebook, ha parlato - nell'incontro a Washington con le autorità che stanno investigando sul Russiagate - dell'individuazione di 201 account: pur non potendo parlare nei dettagli di quanto riferito alle istituzioni, Twitter ha spiegato che la sua indagine è partita da quella di Facebook e ha evidenziato una situazione simile.

In particolare dei 450 account individuati dal social in blu, 22 avevano un corrispondente account su Twitter. Da questi ha individuato altri 179 account ad essi collegati; tutti chiusi per violazione delle sue linee guida, in particolare relative al divieto di spam. Fra questi non ci sono invece i discussi account di Russia Today, giornale con stretti legami con il Cremlino che ha speso nello stesso periodo, attraverso gli account @RT_com, @RT_America e @ActualidadRT) 274mila dollari in advertising dedicati al mercato statunitense.

In generale, quello che dice Twitter è che la gran parte dello spam diffuso sulla sua piattaforma di microblogging nel 2016 era prodotto da account legati alla Russia: un dato confermato anche da un nuovo studio di ricercatori dell'Università di Oxford: addirittura il 20 per cento dei contenuti collegati alle elezioni presidenziali statunitensi e classificati come "polarizzati e legati a teoria cospirazionistiche" o vere e proprie bufale provenivano da WikiLeaks o fonti russe, tra cui Sputnik e, appunto, il discusso RT.

Il lavoro offerto da Twitter, in realtà, non ha soddisfatto parte della commissione del Congresso chiamata a investigare sul Russiagate: il senatore democratico Mark Warner ha addirittura parlato di una presentazione da parte di Twitter "francamente inadeguata a quasi tutti i livelli" e che ha evidenziato una "enorme mancanza di comprensione" da parte del social. Insomma, per le autorità il tecnofringuello ha preso la questione sotto gamba e deve ancora lavorare molto per comprendere a pieno il fenomeno e cercare di arginarlo.

Claudio Tamburrino
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