Claudio Tamburrino

Russiagate, gli annunci pubblicitari erano mirati

Facebook e Twitter testimonieranno direttamente al Congresso: in ballo le accuse di influenza straniera sulle elezioni 2016. E forse l'impeachment per il presidente USA

Roma - Facebook e Twitter hanno accettato di rispondere all'invito del Congresso degli Stati Uniti d'America per testimoniare circa i fatti relativi alle indagini sulla possibile influenza giocata dal Cremilino nelle ultime elezioni politiche, anche attraverso la creazione di account sui social network e la condivisione di notizie ad hoc per infuocare il clima politico ed estremizzarlo verso alcuni argomenti e posizioni coincidenti con quelli supportati dall'allora candidato Repubblicano Donald Trump, che sarebbe appunto stato poi eletto come 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America.

L'incontro tra i due social network e le istituzioni si terrà il prossimo primo novembre davanti alla Commissione dell'Intelligence del Senato: ad essere invitata è stata anche Google, che non ha tuttavia ancora confermato la sua presenza.

I fatti sono quelli che rientrano nel cosiddetto Russiagate, ovvero lo scandalo secondo cui vi sarebbero legami diretti tra la squadra del 45esimo presidente degli Stati Uniti e il Cremlino. L'inchiesta si è aperta a seguito della condivisione del neo eletto Presidente Trump di alcune informazioni altamente riservate con i vertici di Mosca: da allora è stato coinvolto direttamente dalle autorità il genero di Trump (nonché suo senior advisor alla Casa Bianca) Jared Kushner. Facebook e Twitter hanno gettato benzina sul fuoco, confermando - a seguito di indagini interne - che vi sono state attività non proprio limpide tra giugno 2015 e maggio 2017 (il periodo della campagna elettorale a stelle e strisce che ha portato all'elezione di Trump): circa 100.000 dollari spesi su 3.000 messaggi pubblicitari connessi a 470 account o pagine "non autentici" su Facebook e 201 account su Twitter.


Le due, peraltro, avevano già fornito le informazioni da loro raccolte alle autorità, che adesso li hanno convocati proprio per chiarire pienamente la questione.

A presentarsi a Washingont saranno probabilmente il chief security officer di Facebook Alex Stamos e il vicepresidente alle politiche globali di Twitter Colin Crowell: starà a loro che hanno monitorato le indagini interne dover spiegare nei dettaglio in che modo e chi è intervenuto sui social durante i mesi della campagna elettorale: non si sa tuttavia quali informazioni saranno divulgate vista la natura altamente riservata di tutta la questione che rischia di coinvolgere la carica più alta dello Stato, già arrivata ad essere lambita direttamente tramite l'inchiesta avviata nei confronti del genero Kushner.

Quel che è certo, per il momento, è che i vari advertising acquistati su ordine di Mosca e con destinatario il pubblico a stelle e strisce non verranno divulgati dalle istituzioni, come ha già riferito il Senatore Mark Warner che fa parte della Commissione intelligence.

Se vorranno, potranno farlo i social network dal momento che tali informazioni non saranno in ogni caso segretate: Facebook, secondo fonti interne, sembra intenzionata a tenere riservati le circa 3mila inserzioni coinvolte nel rispetto delle indagini in corso.

Qualche dettaglio, peraltro, è già trapelato: sembra infatti che tali advertising fossero in particolare destinati al pubblico di Facebook del Michigan e del Wisconsin, due degli Stati maggiormente combattuti tra Trump e Clinton e alla fine conquistati dal candidato repubblicano con un margine di appena l'1 per cento. Un segno che se influenza c'è stata, il Cremlino ha studiato perfettamente la situazione intervenendo dove poteva spostare maggiormente gli equilibri.

Claudio Tamburrino
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