Claudio Tamburrino

Facebook mette mano alle pubblicità politiche

Si accende il dibattito sull'inefficacia dell'algoritmo di sicurezza finora adottato e sul senso di ritornare, come recentemente annunciato dal social network, a interventi umani nella revisione delle ads a sfondo politico

Facebook mette mano alle pubblicità politicheRoma - Facebook ha introdotto un nuovo aggiornamento nelle linee guida per i suoi inserzionisti al fine di risolvere, o almeno contrastare, il problema legato all'advertising politico sulla sua piattaforma, sfruttato da Potenze straniere per influenzare elezioni politiche di altri altri Stati: dove non può arrivare l'intelligenza di un algoritmo, dovranno nuovamente intervenire gli umani, attraverso un processo di revisione dei contenuti.

La questione è quella del cosiddetto Russiagate, ovvero lo scandalo secondo cui vi sarebbero legami diretti tra la squadra del 45esimo presidente degli Stati Uniti e il Cremlino. L'inchiesta si è aperta a seguito della condivisione del neo eletto Presidente Trump di alcune informazioni altamente riservate con i vertici di Mosca: da allora è stato coinvolto direttamente dalle autorità il genero di Trump (nonché suo senior advisor alla Casa Bianca) Jared Kushner. Facebook e Twitter hanno gettato benzina sul fuoco, confermando - a seguito di indagini interne - che vi sono state attività non proprio limpide tra giugno 2015 e maggio 2017 (il periodo della campagna elettorale a stelle e strisce che ha portato all'elezione di Trump): circa 100.000 dollari spesi su 3.000 messaggi pubblicitari connessi a 470 account o pagine "non autentici" su Facebook e 201 account su Twitter.

Il tutto è complicato dal fatto che alcuni rapporti hanno evidenziato come Facebook abbia depennato i riferimenti alla Russia in un precedente rapporto sulle possibili influenze nelle elezioni politiche pubblicato già ad aprile: sul punto il social network si è limitato a dire che al tempo non vi era sicurezza dell'influenza russa su determinate attività, ma certamente Facebook si trova ancora sotto osservazione da parte del pubblico e delle autorità, in particolare da parte del Congresso che continua le sue indagini sulla questione.
Ad annunciare il nuovo sistema di controllo degli advertising è stato lo stesso social network con una email indirizzata ai suoi inserzionisti: "Sottoporremo un maggior numero di inserzioni allo scrutinio umano. In particolare saranno tutte le nuove campagne pubblicitarie che avranno un'impostazione di targeting potenzialmente rischioso (ad esempio quelli associati ad argomenti come la politica, la religione, l'etnia e le questioni sociali) ad essere sottoposte alla revisione da parte del nostro team.

Il cambiamento (almeno momentaneo) di strategia ha un primo riflesso sul tempo di pubblicazione degli annunci, un ritardo destinato a diventare sempre più ininfluente: Facebook ha annunciato di avere l'obiettivo di assumere oltre mille persone nel corso del prossimo anno per provvedere alla revisione manuale delle inserzioni acquistate dai suoi clienti.

Nel frattempo, peraltro, la scelta di Facebook di fare un passo indietro e affidarsi ad umani piuttosto che algoritmi non è immune da polemiche: in particolare l'accusa è quella di non aver previsto l'impossibilità da parte di un software di comprendere il linguaggio umano, dall'altro l'inadeguatezza degli algoritmi adottati per cercare di controllare le inserzioni prima della loro pubblicazione.

Accusa, peraltro, che il Chief security officer di Facebook Alex Ramos ha subito dimostrato di voler contrastare: da Twitter ha attaccato i giornalisti intervenuti sulla questione, da un lato celebrando accademici e altri studiosi che affermavano che fosse facile individuare notizie false e contenuti propagandistici e sminuendo i problemi di scala correlati al numero di inserzioni costantemente pubblicati su Facebook.



Claudio Tamburrino
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