Alfonso Maruccia

Microsoft e gag order, capitolazione del governo USA

Il Dipartimento di Giustizia decide di limitare l'estensione dei suoi ordini segreti nelle indagini sugli utenti del cloud, Redmond parla di una vittoria "inequivocabile" e si prepara a dare battaglia anche sui server esteri

Roma - Microsoft ha salutato come "una vittoria inequivocabile" per i suoi utenti la decisione del Dipartimento di Giustizia (DOJ) statunitense in merito ai "gag order", ordini governativi che impongono il segreto sulle indagini aperte nei confronti degli utenti dei servizi cloud e che ora dovrebbero essere impiegati in maniera molto più limitata rispetto al recente passato.

Per la penna del vice procuratore generale General Rod Rosenstein, infatti, il DOJ ha ora una nuova politica sui gag order che impone un loro utilizzo limitato ai casi davvero necessari e per un periodo di tempo definito. Per di più, in molti casi le aziende coinvolte potranno informare gli utenti sull'accesso governativo ai loro dati.

Si tratta di un passo importante sia per la difesa della privacy che della libertà di espressione, ha dichiarato Microsoft, con un DOJ che finalmente si impegna a proteggere i diritti costituzionali - in questo caso digitali - di tutti gli americani.
Come conseguenza della nuova politica governativa, Redmond ha dunque deciso di abbandonare la causa intentata contro Washington che le aveva procurato alleati importanti nel mondo dell'IT ed era in attesa di un processo con giuria fissato per giugno del 2018.

Microsoft canta vittoria ma non è del tutto soddisfatta, visto che secondo la corporation è l'intero Electronic Communications Privacy Act (ECPA) a dover essere riformato dal Congresso perché in 30 anni sono cambiate un bel po' di cose nell'ambito delle "comunicazioni elettroniche".

Un capitolo più immediato dello scontro fra Redmond e il governo americano dovrebbe infine avvenire in sede di Corte Suprema, nell'ambito della pretesa di Washington di accedere ai server irlandesi della corporation come se le sue leggi valessero anche in territorio europeo. Una corte di livello inferiore ha già deciso in favore di Microsoft e ora si attende la decisione definitiva della massima autorità giudiziaria statunitense per dirimere la questione una volta per tutte.

Alfonso Maruccia
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