Alfonso Maruccia

Kaspersky Lab apre il suo codice anche a terzi

La corporation russa prova a rispondere alle polemiche sulla presunta natura "spionistica" del proprio software antivirale con un'iniziativa di trasparenza a tutto tondo. Aumentano anche le taglie per i bug più gravi

Roma - Tanto tuonò che piovve... trasparenza. Trovatasi nella poco piacevole posizione di bersaglio fisso per le polemiche sullo spionaggio russo a danno degli USA e non solo, Kaspersky ha ora ufficializzato la propria volontà di aprirsi alle verifiche esterne per fugare ogni dubbio sulla legittimità del suo business antivirale.

La corporation moscovita ha quindi annunciato una "iniziativa di trasparenza a tutto tondo", che nelle intenzioni dovrebbe far riguadagnare la fiducia perduta a chi ha fin qui prodotto uno degli antivirus più apprezzati nel mercato del software di sicurezza.

La prima conseguenza della nuova iniziativa è l'apertura del codice sorgente del suddetto software a un soggetto terzo per una verifica indipendente, con il coinvolgimento di una "autorità riconosciuta internazionalmente" (e tuttora in via di definizione) che prenderà a esaminare i sorgenti a partire dal primo trimestre dell'anno prossimo.


Il CEO e fondatore Eugene Kaspersky ha confermato che la sua azienda non ha "niente da nascondere", e per questo aprirà tre diversi "centri per la trasparenza" (negli USA, in Asia e in Europa) per consentire l'analisi del codice sorgente in un ambiente controllato ad autorità governative e non solo.

L'autorità esterna dovrà poi verificare l'integrità dei processi aziendali interni, mentre per i ricercatori di sicurezza specializzati nella caccia di vulnerabilità di sicurezza verrà aumentata la taglia per i bug più gravi fino a 100.000 dollari.

L'iniziativa di trasparenza globale avviata dall'azienda vuole essere una risposta a quella che Eugene Kaspersky ha definito una campagna di stampa ossessiva, persistente e forzatamente priva di contraddittorio, un modo per affrancarsi dalle accuse di essere il braccio armato dell'intelligence russa e magari per riguadagnare i clienti istituzionali che almeno negli USA sono stati costretti ad abbandonare l'antivirus moscovita dopo le accuse formalizzate dalle autorità di Washington.

Alfonso Maruccia
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