Alfonso Maruccia

Sex toy, audio registrato senza permesso

L'app per il controllo remoto di un gadget per adulti Ŕ stata beccata a registrare le sessioni audio in locale. Un problema che l'azienda produttrice definisce un "bug minore", per giunta giÓ corretto. Ma i sex toy vulnerabili sono ovunque

Roma - Un nuovo caso di sex toy vulnerabile porta ancora una volta in evidenza il marchio Lovense, azienda già accusata di aver messo in commercio "gadget del piacere" con comunicazioni wireless (Bluetooth LE) insicure e ora colpevole di aver pubblicato un'app su Android impegnata a registrare e a salvare l'audio delle sessioni autoerotiche dell'utente.

L'app Lovense Remote è pensata per controllare da remoto i vibratori compatibili realizzati dalla stessa corporation, offrendo funzionalità avanzate quali il controllo a distanza - tramite Internet - vibrazione a base musicale e creazione di "pattern" di vibrazione da condividere e sincronizzare con un altro utente.

Quello che Lovense Remote non dovrebbe fare, ma che invece fa come denunciato da alcuni utenti, è la registrazione e il salvataggio della componente sonora delle sessioni erotiche sotto forma di file audio su Android. Gli utenti devono fornire l'accesso a microfono e videocamera affinché l'app funzioni correttamente, ma in nessun caso viene specificata l'archiviazione audio come parte dell'esperienza d'uso.
In effetti, stando a quanto comunicato ufficialmente dall'azienda, la registrazione audio è solo la conseguenza della cache necessaria al funzionamento dell'app: i file creati su Android dovrebbero essere cancellati alla fine della sessione, mentre a causa di un bug una versione dell'app non procede a tale cancellazione sovrascrivendo piuttosto il file con quello della sessione successiva.

Lovense Remote è già stata aggiornata per correggere il problema, rassicura l'azienda, e ora resta da stabilire se le rassicurazioni di Lovense saranno sufficienti a riconquistare la fiducia degli utenti "scottati" dall'ennesimo caso di sex toy fedifrago e nemico della privacy.

In un caso non molto dissimile, questa volta riguardanti i vibratori Bluetooth We-Vibe, le accuse di registrare le informazioni personali degli utenti hanno scatenato l'avvio di una class action sino all'accordo finale con il pagamento di 3,75 milioni di dollari di multa.

Alfonso Maruccia
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