Mirko Zago

L'Amazon giapponese entra nel business delle criptomonete

Rakuten, il marketplace numero uno in Giappone, allarga il suo sguardo alle criptomonete, e lo fa fondandone una propria. Si tratterà di un ibrido tra forma di pagamento e sistema di loyalty

Roma - Il rivale nipponico di Amazon ha fiutato il business della cripto valuta. Rakuten già nel 2016 aveva acquisito la startup Bitnet specializzata in wallet di moneta virtuale, con il chiaro intento di sfruttare a suo vantaggio l'utilizzo di moneta alternativa. L'azienda ha sfruttato infatti la tecnologia blockchain per raggiungere il suo nuovo traguardo, ma l'ha condito anche con il suo programma di loyalty chiamato Rakuten Super Points (che in 15 anni ha erogato l'equivalente di 9,1 miliardi di dollari sottoforma di sconti e premi). Più acquisti e più punti ottieni da convertire in questo caso in moneta virtuale spendibile sul marketplace. Ma anche viceversa in una commistione che potrà essere premiante per l'utente finale. Alla fine dei conti tra punti virtuali e monete virtuali il passo è breve.

Rakuten

Hiroshi "Mickey" Mikitani ha dato l'annuncio dal palco del Mobile World Congress in corso in questi giorni a Barcellona. La data del primo rilascio della soluzione è ancora dubbia, ma c'è da credere che non sia poi così in là nel tempo. Gli analisti ed esperti del settore si sono divertiti a ipotizzare il motivo che ha spinto Rakuten ad abbracciare una strategia legata alla cripto moneta. I motivi sarebbero due: uno di tipo modaiolo e l'altro di business. Al giorno d'oggi farsi vedere interessati alla moneta virtuale rappresenta un modo per spendersi la carta dell'azienda giovane e dinamica, che coglie le opportunità del momento. D'altro canto accettare Bitcoin significa aprire le porte ad acquisti internazionali bypassando il problema dei costi delle transazioni o quanto meno minimizzando le fee dovute per i cambi moneta. E Rakuten sa che in giro per il mondo ci sono potenziali acquirenti interessati ai suoi specifici prodotti: "le persone vogliono prodotti speciali che non puoi trovare da nessun'altra parte" - ha confermato una portavoce dell'azienda.

Il sito di e-commerce accoglie oltre 44.000 merchant, è titolare di PriceMinister con base in Francia (e da poco rebrandizzata proprio Rakuten. Ma anche Ebates con base in Usa è dal 2014 di proprietà della stessa azienda (che ha sborsato 1 miliardi di dollari) per averla nel suo portfolio.
Dall'altra parte della barricata, Amazon, non ha mosso ancora alcun passo in questa direzione. Sono solo elucubrazioni quelle che girano sul web basate solo su acquisti di domini "sospetti" da parte di Amazon. Forse le differenze giustificano questo "ritardo"? "Siamo molto diversi da Amazon" ha commentato Mikitani, che ha aggiunto: "Fondamentalmente, il nostro concetto è quello di ricreare la rete di rivenditori e commercianti. Non vogliamo disconnetterli dai loro clienti ma funzionare da catalizzatore. Questa è la nostra filosofia, potenziare la società non solo fornendo più convenienza".

Mirko Zago
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