Alfonso Maruccia

Cellebrite: gli iPhone li sblocchiamo tutti

L'azienda che sblocca gli smartphone per l'FBI avrebbe la capacità di agire sulla quasi totalità dei gadget prodotti da Cupertino. O forse no, mentre il codice illegale di iBoot fa il giro della darknet e ritorno

Roma - Fonti anonime evidenziano le notevoli capacità di sblocco a disposizione di Cellebrite, società di indagini forensi di base in Israele ma che in questi anni è divenuta nota soprattutto per la sua costosissima collaborazione con le autorità statunitensi. La corporation può mettere mano a qualsiasi smartphone di Cupertino, dicono le suddette fonti, anche se recenti sviluppi al codice lascerebbero intendere diversamente.

Cellebrite può di certo contare su un portfolio notevole, visto che l'azienda israeliana ha permesso all'FBI di sbloccare lo smartphone dell'attentatore di San Bernardino (un iPhone 5C) altrimenti inaccessibile. Il bureau ha pagato caro l'intervento (1,3 milioni di dollari) ma il risultato è arrivato.

Ora Cellebrite avrebbe trovato il modo di accedere per vie traverse anche ai gadget basati su iOS 11, dicono le fonti, un'opportunità di indagine che l'azienda non manca di evidenziare con dovizia di particolari presso le agenzie di polizia ma anche i professionisti delle indagini forensi che lavorano nel privato.
Nella documentazione aziendale, Cellebrite sostiene di poter "sbloccare ed estrarre i dati" di tutti i gadget di Cupertino, dagli iPhone agli iPod Touch passando per iPad/iPad Pro sulle versioni di iOS comprese tra la 5 e la 11.

I "superpoteri" di Cellebrite contro i firmware di Apple potrebbero però essere già limitati, visto che Cupertino ha aggiornato più volte iOS fino ad arrivare all'ultima versione (11.2.6) distribuita giorni or sono. Di certo i metodi di sblocco - e magari gli exploit - di Cellebrite potrebbero far gola ai cyber-criminali, visto che l'azienda è già stata compromessa in passato e i suoi tool sono finiti nell'undergroud telematico a disposizione di tutti.

Un altro potenziale pericolo per Apple arriva poi dal codice di iBoot, recentemente finito sulla Clearnet e ora ricomparso come download offerto sulla Darknet di Tor. L'uso della rete a cipolla dovrebbe in teoria servire a bloccare i tentativi di censura da parte di Cupertino, ma gli script kiddie che hanno approntato il servizio nascosto hanno pensato bene di distribuire il download tramite MediaFire, ben noto sito di condivisione file accessibile dal Web in chiaro.

Alfonso Maruccia
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