Gandalf.it/ Dieci anni dopo il Crackdown

di Giancarlo Livraghi - 1994, 2004... '1984' : la storia continua - C'è un filo sottile che unisce gli eventi che sconvolsero il mondo BBS italiano nel 1994 e quelli che oggi continuano a sconvolgere il mondo digitale

Roma - L'onda anomala che precipitò sulle reti telematiche in Italia nel maggio 1994 ebbe un'eco nel mondo di cui ci dobbiamo ancora vergognare. Ma da quell'assurda vicenda non si è tratta, a distanza di dieci anni, una sufficiente lezione. Continuano a ripetersi, con imperdonabile assiduità, ogni sorta di persecuzioni e di "demonizzazioni" della rete.

Dieci anni fa c'erano tre milioni di host internet nel mondo, 700.000 in Europa, 20.000 in Italia. Una parte rilevante dell'attività in rete si basava su un altro sistema - quello dei BBS. Nel mondo c'erano alcune decine di migliaia di bulletin board system, in Italia duemila (che, per l'epoca, non erano pochi). L'internet c'era da 25 anni, ma da poco l'opinione diffusa e i grandi mezzi di informazione si erano vagamente accorti della sua esistenza. Il sistema web, che aveva mosso i primi passi nel 1989, stava appena cominciando a diffondersi.

Oggi ci sono 233 milioni di host internet nel mondo, 33 milioni in Europa, cinque milioni in Italia. (Per un'analisi dell'evoluzione, nazionale e internazionale, vedi la sezione dati su Gandalf.it).
Nessuno è in grado di calcolare in modo preciso quante fossero le persone online in Italia nel 1994, ma sappiamo che erano poche decine di migliaia. Oggi sono, secondo i diversi criteri con cui se ne può stimare il numero, fra 9 e 13 milioni.

Dieci anni fa la Finlandia aveva una presenza in rete molto superiore a quella italiana. Per densità rispetto alla popolazione i paesi scandinavi sono tuttora molto più avanti di noi. Ma "in cifra assoluta" oggi l'Italia è fra i primi dieci, se non fra i primi cinque, paesi del mondo per attività nell'internet.

Insomma... sembra che sia tutto cambiato, che gli eventi di dieci anni fa siano antiche storie di pionieri, senza alcun riflesso o continuità nella situazione di oggi. Invece c'è un chiaro filo di connessione - in due sensi contrapposti. Nei valori sostanziali della rete, che rimangono vivi e vitali nonostante le molteplici incrostazioni che tendono a nasconderne la vera identità. Ma anche nei pregiudizi e nelle persecuzioni.

Dieci anni fa Bruce Sterling, che nel 1992 aveva pubblicato Hacker Crackdown, descrisse così la situazione in Italia.

Nel maggio 1994 la polizia ha sferrato un attacco contro i BBS italiani con uno spiegamento di forze che era almeno il doppio di quelle impiegate nella "Operation Sundevil" negli Stati Uniti - probabilmente cinque volte più grande. Questa è la più massiccia operazione di sequestri di servizi telematici nella storia mondiale. La polizia italiana non è stata la prima a organizzare un attacco su larga scala contro i servizi di rete, ma lo ha fatto con più energia e violenza di chiunque altro al mondo.

L'attacco americano del 1990, di cui Bruce Sterling nel suo libro aveva spiegato l'assurda imbecillità, era diretto contro cosiddetti hacker e presunti terroristi. Invece il crackdown italiano del 1994 ebbe origine da un'indagine relativa a software non registrato richiesta dalla Microsoft e dalla BSA (Business Software Alliance) che andò perfino oltre le intenzioni dei suoi primi istigatori.

Lascio a chi è più esperto di me in materia di legge (vedi i link alla fine) il compito di spiegare com'era nata e come si era svolta quell'assurda operazione. In sostanza - un'indagine iniziata da un procuratore di Pesaro fu ripresa in varie località da altri magistrati, tecnicamente ignoranti, in preda un eccesso di zelo e sedotti dalla speranza di mettersi in luce occupandosi di qualcosa di nuovo che potesse "fare notizia". Scatenarono una "caccia alle streghe" su scala nazionale coinvolgendo (e spaventando) un gran numero di persone innocenti. E rendendoci ridicoli agli occhi del mondo, oltre che sospetti di repressione e censura.

Sembrava che la rete in Italia avesse ricevuto un colpo mortale. Molti BBS, che non avevano mai fatto commercio di software né commesso alcuna scorrettezza, chiusero terrorizzati. Ma altri, non colpiti dall'uragano o sopravvissuti senza eccessivi danni, continuarono la loro attività. Alla fine del 1994 cominciarono a essere più largamente disponibili gli accessi all'internet. Insomma sembra che sia acqua passata. Ma la storia continua.

Nel 1994, qualche mese più tardi, nacque ALCEI. Molti allora pensarono che l'associazione fosse stata costituita in seguito al crackdown. Ma non è così. Si stava già lavorando, prima del maggio 1994, sul progetto che poi prese forma come ALCEI.

L'associazione, fin dalle sue origini, fu concepita con una visione "di lungo periodo". Per non limitarsi a reazioni estemporanee su questo o quell'episodio, ma sviluppare una sorveglianza e un'attività costante. Le assurde vicende del maggio 1994 possono aver contribuito a "tenere a battesimo" la nascitura associazione, ma non ne sono l'origine, né la causa.

ALCEI era allora, e rimane oggi, l'unica associazione italiana dedicata con metodo e continuità alla libertà e alla cultura della rete. Con dieci anni di attività, è fra le più "storiche" del suo genere nel mondo. Soffre cronicamente della ristrettezza delle sue risorse, ma non è mai scesa a compromessi, non ha mai derogato dai suoi princìpi, e continua a svolgere un'attività tutt'altro che irrilevante - e spesso più incisiva di quanto può sembrare.

Di sorveglianza e di attenzione c'è più che mai bisogno, perché varie forme di persecuzione dell'internet erano cominciate anche prima del 1994 - e continuano ancora oggi. C'è un filo riconoscibile di continuità fra l'assurda ondata di sequestri di dieci anni fa e varie vicende recenti, dai decreti governativi alle ricorrenti demonizzazioni e criminalizzazioni - che continuano a imperversare anche quando sono ipocritamente travestite da benevolenza o incoraggiamento delle "nuove tecnologie".

Non è solo un problema italiano la continua diffusione di notizie sballate sull'internet (vedi Bufale, piagnistei e demonizzazioni). Un esempio fra tanti, proprio in questi giorni... l'ennesimo insensato fracasso su un virus. Esistono circa 90 mila virus. Il primo worm "replicante" fu identificato nel 1988 - e da allora hanno continuato a moltiplicarsi.

Quello che nel maggio 2004 è "salito all'onore delle cronache" non è diverso da tanti altri, né particolarmente nocivo. Ma, come era accaduto altre volte in passato, è stato improvvisamente e insensatamente scelto come esempio catastrofico. Importanti giornali e telegiornali ne hanno parlato (con un'incredibile mescolanza di incompetenza e di superficialità) come se fosse chissà quale insolito cataclisma. E naturalmente hanno trascurato di rilevare quanto fossero inadeguate le difese - nonché il fatto che quel virus circola solo grazie ai difetti dei sistemi Microsoft (guarda un po'... lo stesso monopolista del software che aveva scatenato il crackdown del 1994... e questa è tutt'altro che una coincidenza).

L'assurda impostazione della legge italiana, che tratta l'uso di software non registrato come se fosse un crimine da perseguire secondo il codice penale, è uno dei pilastri su cui si basano, oggi come dieci anni fa, ogni sorta di persecuzioni e di abusi. L'insensata abitudine di sequestrare computer e accessori (vedi Pericolo: sequestratori in agguato e Sequestri di computer: gli abusi continuano) è stata un po' ridotta dal buon senso di alcuni magistrati e di una parte delle forze dell'ordine. Ma è tutt'altro che scomparsa.

Il fatto che molti siano assolti dimostra quanto siano insensate le procedure, ma non risolve il problema. Un lungo percorso giudiziario, accompagnato dalla privazione di risorse essenziali di vita e di lavoro, può procurare gravi sofferenze ai cittadini senza alcun giustificato o accettabile motivo.

Questo barbaro modo di agire non si è concluso con l'assurda vicenda del maggio 1994. È continuato e continua, spesso incoraggiato da campagne di disinformazione e da perversi provvedimenti legislativi. (La continuità e l'interconnessione di questo genere di abusi sono spiegate nel comunicato ALCEI del 24 gennaio 2004 Ambiguità e pericoli della prevenzione).

Ma c'è dell'altro - e di peggio. Contrariamente all'opinione diffusa, che ha sempre descritto la rete come un giocattolo per ragazzini maniaci, erano pochi gli adolescenti online nel 1994 - e anche quando, qualche anno più tardi, si sono scatenate con sconsiderata violenza le "crociate" contro l'internet. Non c'erano bambini in rete (anche oggi non sono molti). Ma con il pretesto di "proteggere i minori" si è fatto di tutto.

Non è il caso si ripetere qui cose già dette tante volte (vedi per esempio Storia della crociata infame, Alice nel paese delle ipocrisie, Dagli all'untore, Il coro dei bugiardi alla seconda crociata, Dalla parte dell'Inquisitore, La strage degli innocenti e recentemente Perseverare diabolicum). Ma due fatti sono chiari.

Il primo è che le sconsiderate aggressioni contro la rete hanno colpito gravemente molti innocenti, hanno perseguitato oltre ogni limite di civiltà e buon senso alcuni che innocenti non erano, ma erano colpevoli solo di "malsana" curiosità - e non hanno ottenuto alcun risultato nell'individuare i veri criminali e metterli in condizione di non nuocere.

Ci sono fatti gravissimi, come l'assassinio (dieci anni dopo) di una signora che aveva avuto il coraggio di denunciare i violentatori di bambini e le loro connessioni con la criminalità organizzata. O i molti casi di abusi fra le mura domestiche, di cui pochi scoperti e denunciati. Contro quell'orrenda criminalità gli interventi sono scarsi e inadeguati. Mentre si disperdono risorse (e clamore) nell'inutile e perversa persecuzione della rete.

L'altro problema è che si tenta continuamente di instaurare, con il pretesto di "proteggere i minori", sistemi di filtri e di censura. Che per quel "finto scopo" sono inefficaci, se non nocivi - mentre sono, fin troppo palesemente, tentativi di assoggettare la rete alla volontà di ristretti e repressivi interessi politici o commerciali.

Può sembrare banale, ma se è vero che c'è una perversa continuità fra il 1994 e il 2004 è difficile non pensare a un'altra data - anche se immaginaria. Come sappiamo, "1984" di George Orwell non era un libro di profezie, ma una descrizione di ciò che accadeva nel 1948. Avevamo sperato, nei "veri" anni '80, che fosse finalmente arrivata la stagione della libertà e dell'informazione aperta a tutti. Ma le cronache di ogni giorno ci confermano che non siamo in quell'era della ragione che avevano immaginato, più di duecento anni fa, gli illuministi - né in quella liberazione dall'oscurantismo che ingenuamente celebrava, cent'anni fa, il Ballo Excelsior.

Nel 1996 in una nota intitolata Cassandra (che aveva avuto anche diffusione internazionale) spiegavo le ragioni per cui è meglio stare in guardia, perché sono molte le forze ostili che hanno voglia di reprimere la rete - comprese le oligarchie politiche, economiche, culturali e dei sistemi di comunicazione.

I fatti confermano ogni giorno che la situazione non è cambiata. Anzi tende a peggiorare, anche per effetto di varie strumentalizzazioni che non servono a combattere il terrorismo, ma ne fanno un pretesto per ridurre i nostri spazi di libertà. I rischi di repressione e censura non sono diminuiti, anzi continuano ad aumentare.

Giancarlo Livraghi
Gandalf.it


Dello stesso autore:
Gandalf.it/ La strage degli innocenti
Gandalf/ Sciacalli, sciocchi e sciagurati
Gandalf.it/ Software libero: movimento mondiale?
61 Commenti alla Notizia Gandalf.it/ Dieci anni dopo il Crackdown
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  • Recensione già pubblicata su Nuova Secondaria n.10/2005 (La Scuola)
    Per Informazione
    Luigi Calcerano e Filippo Calcerano
    Il giovane hacker e la piccola strega, 2005, Milano Principato (Romanzo+Quaderno delle attività) ? 9,20

    Oggi, persino leggere, per un ragazzo è diventata una fatica. Non che siano privi di fantasia, voglia di sapere e spirito critico: i giovani si provvedono altrove, in genere con la televisione e coi computer,ma anche col cinema, per quanto necessario per la loro fame di fantastico, di conoscenza, di esercizio intellettuale e di soddisfazione estetica.
    Perché dovrebbero prendere in mano un oggetto scarsamente attraente come un libro, lasciarsi tentare o affascinare da ciò che promettono copertina e bandelle? Dovrebbero, poi, saper trovare agevolmente il giusto codice di comunicazione letteraria, capire cosa si può aspettare dalla trama, dallo stile, dai personaggi e goderseli per ciò che gli possono dare e poi proseguire fino in fondo, tirar fuori abbastanza piacere dall?esperienza da tornare a prendere in mano un altro libro.Non succede spesso.
    La scuola può sollecitare un po? l?iniziativa volontaria a misurarsi col libro ma in genere l?imposizione sempre sottesa connota in maniera ulteriormente negativa la non più facile esperienza della lettura.
    Ben vengano allora libri come ?Il giovane hacker e la piccola strega? che stimolano la lettura col collaudato rinforzo del piacere, il piacere di leggere.
    Il libro ha come protagonista un ragazzo diciassettenne che è un abilissimo hacker, inventore di videogiochi di successo, vuole lasciare la scuola per trovare la conoscenza esclusivamente in Rete, in compagnia del più grande cervello elettronico dell?Università di Stanford a Palo Alto, in California.Errico Fortuna (Errico come Malatesta?) vuole farsi esclusivamente i fatti suoi, seccato da una famiglia eccessivamente oblativa, col padre che lavora per Medici senza Frontiere.
    Prorio a lui, per salvare, al solito, il mondo, si rivolge, invece, una delegazione del mondo della magia poiché un oracolo ha rivelato che solo unendo le loro forze con quelle del ragazzo si poteva (forse) evitare una terribile dominazione da parte dei cattivi di turno, impegnati a impossessarsi ?del mondo delle cose e dei sogni?.
    Il giovane è un piccolo scienziato, ha fiducia nella scienza, non crede a maghi e streghe ma gli autori gli mettono di fronte l?evidenza dei fatti? e ben presto ci pensano i cattivi a fargli capire che la partita è dura e la sua stessa vita è in pericolo, assieme a quella dei suoi incredibili aiutanti.
    La trama unisce elementi di fantascienza e fantasy e, tra colpi di scena, momenti di grande suspense, momenti critici e interventi inaspettati arriva al lieto fine conclusivo non senza aver coinvolto piacevolmente il lettore in alcuni dei problemi più interessanti dei giorni d?oggi, la libertà della conoscenza, i diritti ?informatici?, il rapporto tra apprendimento scolastico e apprendimento su internet, il fenomeno degli hacker, di quegli operatori capaci di infiltrarsi e penetrare nei sistemi informatici, forzando le difese dei computer . Gli autori, padre e figlio, distinguono opportunamente tra hacker e craker.
    Ci sono molti (per la stragrande maggioranza, ragazzi adolescenti) che si definiscono a gran voce hacker perché si divertono a entrare (illegalmente) nei computer degli altri, a truffare le compagnie telefoniche, a provocare guasti per il solo gusto di far danno. I veri hacker chiamano questa gente 'cracker', e non vogliono avere nulla a che fare con loro. Sfortunatamente non sono in molti (giornalisti e scrittori) a distinguere tra l?anarchismo libertario degli 'hacker' e il teppismo o il terrorismo dei cracker.
    Per chi volesse approfondire in maniera interessante questi temi niente di meglio di un romanzo come questo che è una macchina fatta apposta per leggere e, tramite vicende avventurose e personaggi accattivanti, tramite la fiction ed il fantastico riesce a parlare ai giovani lettori dei loro problemi di tutti i giorni, i rapporti con la scuola, coi genitori, con il mondo della tecnologia avanzata, con la legge e l?illegalità.

  • Rassegnamoci al peggio: abbiamo la disgrazia di vivere nel paese in cui l'individuo di cui sopra (vedi titolo) è stato scelto come consulente dal ministro delle telecomunicazioni.

    Ricordiamo che l'individuo menzionato nel titolo di questo post ha fondato associazioni foraggiate dallo Stato ufficialmente allo scopo di sostituirsi alle forze di polizia (!) nella lotta al pedoporno, ma in pratica consegnando all'individuo e ai membri di dette associazioni una sorta di salvacondotto che permette loro di scorrazzare impuni, ravanando nei meandri più sordidi del web e di dar sfogo in tal modo ai propri più bassi istinti e perverse pulsioni.
    Molti autorevoli commentatori concordano. Ad esempio l'Avv. Andrea Monti.

    Leggere, prego, leggere per credere:

    http://www.ictlex.net/internal.php?sez=art&IdT=7&I...

    Cosa ci possiamo aspettare da un Paese come il nostro?
  • > Rassegnamoci al peggio: abbiamo la disgrazia
    > di vivere nel paese in cui l'individuo di
    > cui sopra (vedi titolo) è stato
    > scelto come consulente dal ministro delle
    > telecomunicazioni.
    >
    > Ricordiamo che l'individuo menzionato nel
    > titolo di questo post ha fondato
    > associazioni foraggiate dallo Stato
    > ufficialmente allo scopo di sostituirsi alle
    > forze di polizia (!) nella lotta al
    > pedoporno,

    Che l'associazione voglia sostituirsi al lavoro della polizia è una grossa Trollata. L'associazione è nata per collaborare e segnalare a chi di dovere il marcio che gira in rete.

    - Scritto da: Tony Sarnano
    > ma in pratica consegnando
    > all'individuo e ai membri di dette
    > associazioni una sorta di salvacondotto che
    > permette loro di scorrazzare impuni,
    > ravanando nei meandri più sordidi del
    > web e di dar sfogo in tal modo ai propri
    > più bassi istinti e perverse
    > pulsioni.
    > Molti autorevoli commentatori concordano. Ad
    > esempio l'Avv. Andrea Monti.
    >
    > Leggere, prego, leggere per credere:
    >
    > www.ictlex.net/internal.php?sez=art&IdT=7&IdT
    >
    > Cosa ci possiamo aspettare da un Paese come
    > il nostro?

    Altra Trollata (me l'aspetterei solo da un simpatizzante dei pedofili), certo è lecito sollevare dubbi sul comportamento degli hacker antipedofili, ma accusarli di essere pedofili sotto copertura... (almeno loro lo fanno per una giusta causa)

    L'episodio di Andrea Monti descrive solamente la comprensibile reazione di un gruppo di hacker all'impunità di certa gente
    Qui si rischia che dietro le legittime barricate della libertà di pensiero si nasconda anche la feccia della società   

    non+autenticato


  • - Scritto da: Anonimo

    > Che l'associazione voglia sostituirsi al
    > lavoro della polizia è una grossa
    > Trollata. L'associazione è nata per
    > collaborare e segnalare a chi di dovere il
    > marcio che gira in rete.

    Ti sei dimenticato il più: LO FA COMMETTENDO REATI.
    E' demenziale e contro ogni diritto che i privati svolgano impunemente attività di competenza della polizia giudiziaria.


    > Altra Trollata (me l'aspetterei solo da un
    > simpatizzante dei pedofili), certo è
    > lecito sollevare dubbi sul comportamento
    > degli hacker antipedofili, ma accusarli di
    > essere pedofili sotto copertura... (almeno
    > loro lo fanno per una giusta causa)

    La giusta causa è irrilevante. La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.



    non+autenticato
  • 10 anni fa le BBS erano usate quasi esclusivamente per diffondere software pirata, oggi i p2p e più in generale i file-sharing sono usati quasi esclusivamente per diffondere qualsiasi opera che sia digitalizzabile (musica, film, software, libri, etc,).
    Trovo ingiusto che ciò che è portabile in forma digitale debba essere penalizzato rispetto a ciò che non lo è solo perché è più facilmente rubabile.
    La realizzazione di queste opere richiede lavoro così come richiede lavoro produrre beni materiali ed è giusto che questo lavoro venga tutelato.
    Non credo a persecuzioni indiscriminate agli utenti di internet, se ci sarà un nuovo giro di vite verranno colpiti solo gli utenti che usano internet per diffondere (condividere) opere protette da copyright.
    I p2p ed i file-sharing attualmente sono una specie di associazione per delinquere finalizzata al furto di opere protette da copyright ed è quindi giusto non eliminarli completamente ma stendere una legge che imponga ai loro utenti di utilizzarli solo per condividere materiale legale.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > 10 anni fa le BBS erano usate quasi
    > esclusivamente per diffondere software
    > pirata, oggi i p2p e più in generale

    Mah... io frequentavo le BBS ben più di 10 anni fa... e di software pirata non ne ho mai visto neppure l'ombra.....
    TeX
    957

  • - Scritto da: Anonimo
    > 10 anni fa le BBS erano usate quasi
    > esclusivamente per diffondere software
    > pirata,

    Farai bene, a parlare solo di quello che conosci. Si vede, che tu dieci anni fa non c'eri. Di che BBS eri utente, di quella del Piratone di Pesaro?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > 10 anni fa le BBS erano usate quasi
    > > esclusivamente per diffondere software
    > > pirata,
    >
    > Farai bene, a parlare solo di quello che
    > conosci. Si vede, che tu dieci anni fa non
    > c'eri. Di che BBS eri utente, di quella del
    > Piratone di Pesaro?


    Mi scuso verso coloro che facevano parte di BBS su cui non girava nulla di illecito (pirata) e che devono giustamente essere considerati de i pionieri dell'informatica e della rete; tuttavia che nessuno mi venga a dire che il fenomeno della pirateria non fosse largamente diffuso nelle BBS.
    non+autenticato
  • Rubabile?

    A casa mia per furto si intende la sottrazione di qualcosa a qualcuno che poi non la possiede più.

    Quindi al limite parliamo di copia pirata.
    Sembra una sottigliezza ma non lo è per niente.

    Cominciamo a parlare di furto per quei professionisti che girano in mercedes o bmw e che non pagano le tasse.
    Invece costoro hanno condoni e ammirazione in quanto furbi, mentre un ragazzo che si scarica qualche canzone(che non avrebbe comprato a 20euro), magari di 30anni fa è un ladro.

    Bravo, bel modo di valurare le cose.

    La digitalizzazione delle opere è un fenomeno nuovo, e ancor di più lo è il p2p, e accumunarlo ei beni materiali è errato.

    Certamente non corrispondere i diritti d'autore è un torto ai detentori di tali diritti, ma vediamo di dare il giusto peso alle cose.

    A me sentire parlare di procedimenti penali per chi scarica file protetti da copyright, mentre per reati ben più gravi nulla sembra un accanimento deficiente.

    Vediamo di riformare seriamente diritto d'autore, senza balzelli su cd e supporti ad esempio, o assurde norme che obbligherebbero a pagare la siae per cantare in pubblico un'opera protetta.

    L'articolo ricorda che in 10 anni l'atteggiamento politico verso internet non è mutato, e l'ignoranza verso la tecnologia si è appena attenuata.
    C'è una voglia e di controllo per nulla adeguata al mezzo internet.

    C'è modo e modo per affrontare fenomeni nuovi, e quello che le varie amministrazioni stanno facendo mi sembra tutt'altro che saggio e lungimirante.

    non+autenticato
  • A si?e mi spieghi dov'era tutto questo software pirata?
    non+autenticato
  • 10 anni fa io avevo una BBS fido e mi salvai dal crackdown per caso. fu il motivo per cui decisi di chiuderla. spendevo di tasca mia centinaia di mila lire al mese per passione, le bbs pirate erano poche e ben conosciute e che io sappia nessuna venne colpita dal raid.
    non+autenticato


  • - Scritto da: Anonimo
    > 10 anni fa le BBS erano usate quasi
    > esclusivamente per diffondere software
    > pirata, oggi i p2p e più in generale
    > i file-sharing sono usati quasi
    > esclusivamente per diffondere qualsiasi
    > opera che sia digitalizzabile (musica, film,
    > software, libri, etc,).
    > Trovo ingiusto che ciò che è
    > portabile in forma digitale debba essere
    > penalizzato rispetto a ciò che non lo
    > è solo perché è
    > più facilmente rubabile.
    > La realizzazione di queste opere richiede
    > lavoro così come richiede lavoro
    > produrre beni materiali ed è giusto
    > che questo lavoro venga tutelato.
    > Non credo a persecuzioni indiscriminate agli
    > utenti di internet, se ci sarà un
    > nuovo giro di vite verranno colpiti solo gli
    > utenti che usano internet per diffondere
    > (condividere) opere protette da copyright.
    > I p2p ed i file-sharing attualmente sono una
    > specie di associazione per delinquere
    > finalizzata al furto di opere protette da
    > copyright ed è quindi giusto non
    > eliminarli completamente ma stendere una
    > legge che imponga ai loro utenti di
    > utilizzarli solo per condividere materiale
    > legale.


    TrollTrollTrollTrollTrollTroll
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > 10 anni fa le BBS erano usate quasi
    > esclusivamente per diffondere software
    > pirata [...]

    Ne sei sicuro?
    Prima di sparare certe affermazioni, dovresti informarti.
    Il crackdown ha colpito le BBS FidoNet. Se una BBS FidoNet veniva beccata con sw pirata, veniva esclusa dal circuito Fido.
    Ne so qualcosa, sono uno di quegli ex Sysop rovinati a causa dell'Italian Crackrown (e da un PM imbecille)...
    saluti da 2:331/204Sorride
  • Purtroppo da un indagine partita, se vogliamo, anche con delle basi fondate, indagine su software piratato, e' partita una serie di manie di protagonismo da parte di alcuni esponenti della giustizia che han visto quest'indagine in un campo "nuovo" come la telematica come un occasione per cercare di mettersi in mostra. Spiace per te Berto, ne so qualcosa. (tra l'altro condivido anche quel c'hai scritto nel profiloA bocca aperta )
    Bon lavoro.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > 10 anni fa le BBS erano usate quasi
    > esclusivamente per diffondere software
    > pirata,

    Come hanno avuto modo molti prima di me di risponderti..... sei sicuro di quello che dici?????
    Io le usavo per muovere i primi passi nelle chat e nella posta elettronica (mitico Blue Wave).... e ancora oggi ricordo tutto con molta nostagia *lacrimuccia* In lacrimeIn lacrime
    non+autenticato

  • - Scritto da: Gallone
    > www.olografix.org/gubi/estate/itacrack/itacra
    >
    > per non dimenticare...

    Non dico nulla sul sequestro di Peacelink, ma sui sequestri delle BBS Fidonet vorrei dire qualcosa. Oltre al fatto che fu una bufala clamorosa, perchè salvo la BBS di Pesaro, nessun'altra aveva nessun legame con la pirateria, e comunque lo scambio di programmi non avveniva per via telematica.

    Mi sembra che la premessa (al libro?) contenuta nel link forzi un "pochino" quella che era la realtà. In effetti, la rete telematica di quella volta, cioè Fidonet Italia, non si può proprio dire che fosse "un'alternativa ai servizi commerciali". Fidonet non era nè Videotel (ve lo ricordate?), nè Internet che allora era appena agli inizi in Italia con Grauso. Fidonet era un network di computer privati, gestiti dai loro padroni, i sysops, che facevano il bello e il cattivo tempo e buttavano fuori gli utenti come volevano, appena coperti dalla foglia di fico della policy Fidonet, che spesso veniva applicata come faceva più comodo. C'era chi pagava delle gran bollette, ma anche chi campava di scrocco telefonico - e lo dimostra i giri assurdi che faceva la posta. C'era, si, il lato un po' avventuroso e sperimentale; ma, bisogna dire, a parte Maccaferri(LORA) e Berni (REVOLUTION) nessuno scriveva dei gran programmi. Si passava del gran tempo a cazzeggiare e litigare sui forum. E c'erano le BBS dei commercianti, che appena mascherati stavano lì solo per vendere.

    Per cui, l'assunto fortemente agiografico del link mi sembra fuori posto; non c'era nulla di eroico nè di libertario, c'era solo varia umanità che aveva scoperto un giocattolo e si divertiva. Così era, almeno, tra il 1988 e il 1994, quando la BBS l'ho avuta anch'io. L'unica cosa con un po' di impegno politico, forse l'ho fatta io quando nel 1994 creai l'area I_SRJ_CHAT, in link diretto con Ganymed BBS di Belgrado (la BBS di Betanews, gli oppositori di Milosevic'), costo del link già 500 Lire alla risposta!, per far uscire dalla Serbia notizie non censurate. Ma il resto era solo gioco.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Gallone
    http://www.olografix.org/gubi/estate/itacrack/itac...
    > per non dimenticare...
    10 e lode !!!

    non+autenticato

  • - Scritto da: Gallone
    > www.olografix.org/gubi/estate/itacrack/itacra
    >
    > per non dimenticare...

    che emozione, trovarci persino un mio messaggio quotato....Sorpresa

    Ho avuto a che fare con fidonet dai tempi di quando Giorgio Leo R. di Potenza apri la BBS. Poi, un paio di anni dopo, ho messo su un nodo nella mia citta' e l'ho mantenuto fino al 1995. Ho vissuto il crackdown, che ha "toccato" tanti amici assolutamente incolpevoli, ma non ho mollato: per capirci, sono quello che compilava "ECATOMBE.TXT", il file che raccoglieva le segnalazioni del crackdown di fidonet.

    E ora mi ritrovo citato in un libro... che emozione, sono nella storia della telematica italianaA bocca aperta
  • ...a Prato, il 19 febbraio 1995 c'ero anche io a rappresentare la rete RingNet... eravamo in 4, Gimli, Morgoth, Glorfindel e Saruman... se avete il libro Nubi all'Orizzonte potrete leggere l'intervento di Glorfindel.

    P.S. pur di andare a Prato, lasciai la mia ragazza a festeggiare il suo 21esimo compleanno da solaA bocca aperta
    non+autenticato
  • Il blitz del 1994 nacque a Pesaro. Il mio ex socio, tale L. L., col quale avevo litigato per via del suo carattere prepotente, aveva messo in piedi una BBS nella sede di una combriccola di pirati informatici. Il "covo" fu tenuto d'occhio per mesi da un furgoncino della GdF parcheggiato di fronte all'entrata del cortile, e chi entrava fu filmato.

    I pirati vendevano per corrispondenza, con inserzioni sulle riviste, e ricevevano ordini anche via telefono. Per questo motivo, l'utenza telefonica era stata messa sotto controllo. Siccome la notte la BBS di L.L. chiamava l'host del net 332, quando scattò l'operazione la GdF cominciò a sequestrare tutti i nodi collegati al 332 e i point della suddetta BBS. Quel giorno venne sequestrata anche la BBS di un mio amico, che prelevava la posta attraverso quella BBS. Io mi salvai, solo perchè a quel tempo avevo staccato per un po' la mia BBS "Balkan Express" dal routing, e dopo il blitz chiesi "asilo politico" ad una BBS di Spalato (con che costi, lo potete immaginare...).

    Il fatto è, che quel blitz si concentrò sulle BBS, ma il traffico di materiale piratato non si svolgeva attraverso BBS, era solo che la stessa linea telefonica era usata di giorno dai pirati e di notte dalle BBS.

    Al mio amico sparì, nel corso della perquisizione, una collana d'oro; ad altri sysops di Rimini, sparì varia roba (ad un collezionista di Swatch, partirono i pezzi migliori). Ecco, cosa significa una perquisizione...

    All'amico, siccome in casa non trovarono niente da sequestare, misero in casa un floppy vuoto tanto per fare il verbale e giustificare l'abbattimento della porta.

    Dopo di che, si fecero varie riunioni di indagati, una a Bologna, e il suddetto L.L. fece pure la parte della vittima. Poco tempo fa ha patteggiato.

    Da tutta questa storia, ho imparato - e la lezione me la ricordo ancora bene, che bisogna stare MOLTO attenti agli amici che si scelgono, e che si può finire nei guai per una cazzata. E ho imparato anche che quando lo Stato parte a caccia di streghe, si salvi chi può.
    non+autenticato


  • - Scritto da: Anonimo

    > Al mio amico sparì, nel corso della
    > perquisizione, una collana d'oro; ad altri
    > sysops di Rimini, sparì varia roba
    > (ad un collezionista di Swatch, partirono i
    > pezzi migliori). Ecco, cosa significa una
    > perquisizione...
    >
    > All'amico, siccome in casa non trovarono
    > niente da sequestare, misero in casa un
    > floppy vuoto tanto per fare il verbale e
    > giustificare l'abbattimento della porta.
    >

    E questi sono i veri problemi..questi sono i metodi delle nostre forze dell'ordine!
    non+autenticato
  • > - Scritto da: Anonimo
    >
    > > Al mio amico sparì, nel corso
    > della
    > > perquisizione, una collana d'oro; ad
    > altri
    > > sysops di Rimini, sparì varia
    > roba
    > > (ad un collezionista di Swatch,
    > partirono i
    > > pezzi migliori). Ecco, cosa significa
    > una
    > > perquisizione...
    > >
    > > All'amico, siccome in casa non trovarono
    > > niente da sequestare, misero in casa un
    > > floppy vuoto tanto per fare il verbale e
    > > giustificare l'abbattimento della porta.
    > >
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    > E questi sono i veri problemi..questi sono i
    > metodi delle nostre forze dell'ordine!

    Ancora oggi, mia moglie sa che se viene qualcuno, deve stargli sopra perchè non faccia sparire niente o, peggio, non aggiunga del suo.

    Aggiungo, che il mio amico ingiustamente perquisito (in un casottino dietro casa trovarono il PC della BBS, lo sequestrarono e alla fine glielo ridiedero) spese comunque prima di essere prosciolto un paio di milioni di quella volta. Così come tutti quelli ingiustamente ed incautamente perquisiti ed indagati. Il magistrato di Pesaro, che aveva sollevato tutto questo polverone, mollò l'inchiesta appena gli arrivò un boccone più grosso, poi dopo tante cappelle (ne aveva fatte anche parecchie altre) andò in pensione con tutti gli onori.
    Poi venitemi a parlare bene della Magistratura...
    non+autenticato
  • mi è tornato il mal di stomaco
    non+autenticato
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