Gibson e la passione del download

di Lamberto Assenti - Chi ruba sbaglia e commette un illecito. Ma anche gabbare la buona fede dei consumatori può essere considerato quantomeno un peccato. Che si può espiare anche senza ricorrere allo splatter

Roma - Le cifre cantano: il film che viene scambiato con più insistenza sui network del peer-to-peer è La passione di Cristo di Mel Gibson, uno dei film che ha incassato di più nella storia del cinema (quasi 400 milioni di dollari solo negli USA).

Ammesso e non concesso che i numeri snocciolati dall'americana BayTSP sull'uso del P2P siano veritieri, la fervente attività di sharing è ovvia e naturale: sia chi è andato al cinema a vedere il film sia chi se ne è rimasto a casa ma è stato travolto dall'onda d'urto mediatica che lo ha accompagnato, è ben probabile che coltivi il desiderio di dare un'occhiata alla versione DivX del filmone su Cristo. D'altra parte il DVD ufficiale non è ancora in commercio.

Ovvia è anche la reazione degli studios che, a leggere quello che scrivono i media, stanno tenendo un profilo basso e preferiscono commentare a mezza voce, o non commentare affatto, quanto sta accadendo sulle reti del peering globalizzante. Il loro timore evidente è che il download selvaggio, come sui giornali mainstream viene generalmente definita l'attività di file sharing, possa impattare negativamente sulla seconda ondata di profitti associata al film del regista-attore americano: quelli derivanti, appunto, dalla vendita del DVD.
Un timore giustificato? Questo sarebbe il dubbio da sciogliere se volessimo concentrarci sulle necessità di incasso delle major, che già hanno portato a casa molte volte quello che hanno speso per produrre il film. Ma non ci interessa, perché in realtà vogliamo concentrarci sui diritti dei consumatori.

Chi ha scaricato in questi giorni una copia di quella pellicola compressa in qualche formato hi-tech avrà non solo avuto modo di "assaggiarla" ma anche di valutare la possibilità di procedere all'acquisto del DVD quando uscirà. Lì sopra troveranno posto contenuti extra, interviste, commenti al film e via dicendo: un valore aggiunto destinato senz'altro ad interessare coloro che trovano quella pellicola un prodotto di qualità, qualcosa da tenere in casa e da vedere assieme ad amici e parenti (senza esagerare, però, che sennò si viola la legge). Tutti gli altri, tutti coloro che hanno scaricato quel film e che non ci si sono appassionati perché mai dovrebbero comprarlo? Perché dovrebbero spendere 20 o 30 euro per un supporto e (scarsi) diritti di visione a cui non sono interessati? Per sostenere le major che su quel film hanno già incassato molto più di quanto nello stesso tempo avrebbe reso un qualsiasi investimento in qualsiasi altro settore industriale?

E siamo davvero sicuri che il tam-tam del peer-to-peer, quello che oggi promuove i file contenenti quel film, non possa rivelarsi propedeutico a vendite milionarie del DVD? Ma se pure qualche migliaio di utenti internet non comprerà quel DVD dopo aver visto il DivX le major dovrebbero comunque accontentarsi: in fondo ci sono centinaia di migliaia di acquirenti pronti a sborsare i 20 o 30 euro che saranno loro richiesti e che hanno già tirato fuori dai 5 agli 8 euro per vedere una sola volta quel prodotto sparato sul grande schermo di un cinema.

Al di sotto di queste considerazioni pseudo-economiche, dunque, rimangono soltanto i princìpi, per esempio quello secondo cui rubare è sbagliato ed illegale. È senz'altro vero, ammesso che copiare un file possa equivalere addirittura ad un furto, dibattito che meriterebbe da solo un lungo approfondimento. Ma allora non è forse peccato, per rimanere in tema, anche approfittare della buona fede del prossimo, chiedendogli di pagare un quantum per vedere il film al cinema, un altro quantum per comprare un DVD e un medesimo quantum qualora voglia comprarsi una seconda copia di quel DVD? Tanto più che gli studios a Washington poche ore fa hanno bollato come favoreggiamento alla pirateria una sensatissima proposta dei consumatori, quella che chiedeva di emendare l'orrendo Digital Millennium Copyright Act per consentire la copia privata di DVD...

Insomma, se si mette tutto sulla bilancia, il piatto pende per ora dalla parte degli studios che, travolti da incassi succulenti non sembrano accorgersi di come la loro crociata contro il peer-to-peer rischi di alienare la risorsa più importante del proprio business: i consumatori.

Lamberto Assenti
56 Commenti alla Notizia Gibson e la passione del download
Ordina
  • Gesù si arrabbiò molto quando fuori dal tempio i mercanti commerciavano. Quello era il tempio di Dio, e le speculazioni non erano ammesse. Il film è ottimo, per legge è coperto dal diritto d'autore ed è illegale scaricarlo.
    Ma cosa pensa Dio di uno che scarica il film dal p2p, e di chi ci specula sopra (in modo legale)?
    FINALMENTE una notizia che fa capire chiaramente alla gente la differenza tra la legge umana e la legge di Dio.
    Perchè, in questo caso, le cose potrebbero essere capovolte.
    non+autenticato
  • Mi sembra che fare un film, gadget e lucrarci sopra da paura possa essere considerato proprio un peccato per un vero cristiano.
    Un vero cattolico dovrebbe pensarci più volte prima di spendere per andare a vederlo....o no ?
  • Sono uno dei tanti che si è scaricato The Passion tramite Bittorrent; come tanti altri film in prima visione che ho visionato, anche questo fa veramente schifo: ripreso tramite telecamera con audio da microfono in presa diretta...
    Si può parlare di pirateria con un livello così basso di qualità?
    Se si parla in termini di principio, allora sono d'accordo: la legge é legge; ma equiparare un titolo su dvd ad uno scaricato da internet con qualità prossima allo zero, per me è veramente troppo !!!
    non+autenticato

  • Forse ho capito male io eh.

    Tralascio la sensazione di sbrindellatezza dell'articolo in sè, che non mi è sembrato particolarmente ficcante nè acuto (capita anche ai migliori) ma anzi piuttosto dispersivo e disarticolato, ma non mi torna il fatto che gli utenti di p2p possano fruire oggi dei contenuti e della bontà del dvd che verrà messo in commercio.
    I rip che sono sui network di p2p sono tipicamente delle prese dirette nel cinema con telecamerina, quindi la qualità è tutta da immaginare, e ovviamente senza gli extra...
    E se io compro un dvd, qualità ed extra sono fattori decisivi per l'acquisto, credo.
    E sono pochi quelli che mettono i vob dvd in sharing (e cmq tirarsi giù 5 giga di film non è proprio una passeggiata).

    Se ci si riferiva al film in sè, beh basta andare al cinema (il mercoledì, se non si vogliono spendere 7,25 euro di biglietto intero) o aspettare una prima televisiva per farsi una idea se la pellicola piaccia o no.

    Non capisco.

    Dem:f
    non+autenticato
  • Per gli attuali dvd e cd le copie mp3 e divx che si trovano su internet non eguagliano la qualità dell'originale quindi il discorso filerebbe, ma in un vicinissimo futuro sarà possibile, anzi già lo si fa, scambiare copie identiche. Di conseguenza cominceranno a produrre cd e dvd di formati nuovi, sempre più grandi in termini di byte.

    Faccio un esempio: se scarico un mp3 di una canzone di 30 anni fa non mi serve un bitrate elevatissimo, tanto la qualità è quella di 30 anni fa e non può essere aumentata di molto neppure con la rimasterizzazione. Se invece volessi scaricare un cd recentissimo probabilmente vorrei un bitrate molto elevato o addirittura un formato lossless. Di conseguenza dovrei scaricare un file molto più grande.

    Immaginiamo a questo punto che comincino a produrre dvd in altissima definizione, ad esempio con una risoluzione video di 1024 x 768 pixel o ancora maggiore...
    non+autenticato
  • [...]
    qualcosa da tenere in casa e da vedere assieme ad amici e parenti (senza esagerare, però, che sennò si viola la legge)
    [...]

    ROFL!!!

    theChrist
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