Contrappunti/ Le truppe cammellate

di Massimo Mantellini - Si assiste alla discesa in rete dei politici di professione: il cambio di messa a fuoco è sotto i nostri occhi, grazie al fatto che gli interessi Internet dell'industria e della politica coincidono

Roma - Capita ogni tanto, da anni, che qualcuno mi scriva o commenti sui forum di Punto Informatico dicendomi: "Piantala di parlare di politica, parla di Internet e Informatica". In genere il commento è accompagnato dall'amichevole suggerimento al direttore di PI di procedere ad un mio rapido allontanamento.

Non c'è miglior risposta a questo punto di vista di una osservazione anche superficiale di quanto sta accadendo in queste settimane a Internet e all'Informatica. La politica, negli avvenimenti che accadono da queste parti, non è mai stata così presente. Esisterebbe quindi la necessità di un fronte illuminato di persone che amano e conoscono la rete e i computer, in grado di prendere posizione e far sentire la propria voce sui vari decreti che si susseguono a livello nazionale ed europeo su copyright, brevettabilità del software, depositi legali delle pagine web, libertà di espressione ed altre amenità.

Solo che queste persone, in grado di creare comunità e movimenti di opinione, quasi non ci sono. Sembrano quasi di più gli struzzi che chiedono di "non parlare di politica" rispetto a quanti hanno energia e voglia per sporcarsi le mani e, nel loro piccolo e con rispetto parlando, "scendere in campo". Ho davanti agli occhi - ed è poi la ragione di questo mio articolo oggi - la foto di Giuseppe Caravita, giornalista tecnologico di fama, blogger ed ora perfino candidato alle prossime elezioni europee, mentre nei giorni scorsi fa volantinaggio in Piazza Duomo a Milano contro il decreto Urbani.
Quella che può sembrare una regressione ad un mezzo di comunicazione vetusto (il volantino) è oggi per conto mio la più autentica rappresentazione del significato del termine "fare politica". Quella politica che, quando riguarda ciò che abbiamo di più caro e vicino come nel caso in questione, diventa politica delle reti, anche se fatta porta a porta o sulla pubblica piazza e non solo attraverso il mezzo telematico.
Scrive uno degli altri vecchi della politica delle reti italiane Manlio Cammarata su Interlex in questi giorni:

Ma se ci guardiamo intorno, nel desolante panorama dell'informazione tradizionale, con la televisione quasi totalmente asservita al potere politico-economico-mediatico, allora possiamo forse sorridere per un attimo. Almeno l'internet non ha un consiglio di amministrazione che rappresenta una sola parte politica, non ha un presidente "di garanzia" che si dimette quando si accorge che non può garantire un bel nulla. L'internet si garantisce da sé

Io - con tutta la stima che ho per Cammarata - ho seri dubbi che sia vero. Internet si è garantita da sè fino a quando era un medium marginale, riservato ad entusiasti ed amanti delle tecnologie. In quel contesto la politica delle reti poteva a buona ragione essere considerata una fissazione per visionari illuminati. Si potevano fondare associazioni con poche decine di iscritti, si poteva anche cianciare di democrazia elettronica, ci si poteva avvicinare alle problematiche della comunicazione on line in assenza di significativi ostacoli legislativi. Semplicemente perchè il legislatore guardava altrove.

Oggi assistiamo a questa pericolosa divergenza che vede da una parte l'interesse per problematiche importanti come quelle della libertà di espressione online ristretto ai soliti conosciuti personaggi come Caravita o Cammarata o Monti o Livraghi, persone degnissime che vanno ripetendo cose importanti da un decennio di fronte ad una platea di sedie vuote; dall'altra assistiamo invece alla discesa in rete della truppe cammellate dei politici di professione. Il cambio di messa a fuoco è sotto i nostri occhi e la politica delle reti oggi è scivolata in mano a persone del calibro di Gabriella Carlucci o Giuliano Urbani o Maurizio Gasparri o Pietro Folena. Inutile nascondersi dietro ad un dito: si tratta di uno schieramento trasversale dominato non tanto (e sarebbe già grave) dalla ignoranza delle dinamiche della rete, quanto piuttosto da un asservimento assoluto e palese alla grande industria delle comunicazioni e dell'intrattenimento. Troppi gli interessi che convergono su Internet, e se a questi sommiamo i pericoli legati al controllo del consenso (o meglio alla sua perdita), appare evidente come esista una necessità di "governare" Internet che accomuna soggetti differenti del mondo dell'industria e della politica. In Italia gli organismi deputati a compensare queste dinamiche di potere, penso per esempio alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, hanno fatto tutt'altro che tutelare gli utenti, fallendo quindi interamente le ragioni della loro stessa esistenza.

Restano così gli utenti di quella cosa meravigliosa che è la rete Internet: sembra evidente come essi siano di fronte oggi alla assoluta necessità di tutelare sè stessi. Qualcuno si dedica al volantinaggio, qualche senatore illuminato c'è, un numero sempre più alto di persone, grazie al lavoro informativo di pochissimi media, inizia a comprendere come sia antipatico trovarsi ogni giorno oggetto delle indebite attenzioni di un legislatore arraffone. Poi ci sono quelli che non amano parlare di politica. Che è una posizione come un altra. Immobili, trascinati dalla corrente, pronti a sbattere contro ogni asperità, ma con il proprio amato computerino in mano. Certo che son soddisfazioni.

Massimo Mantellini
Manteblog


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39 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Le truppe cammellate
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  • Concordo con Mantellini.

    Ci vorrebbe un pool di persone esperte di Internet da contrapporre alla attuale classe politica.

    P.I. candidati alle prossime elezioni !!!!!!!!!!!
    non+autenticato

  • Mantellini-DeAndreis

    io voterei subito e convincerei tutti quelli che conosco a fare lo stesso
    non+autenticato
  • Fan Windows
    Anch'io sabato ho partecipato alla manifestazione a torino contro il decreto urbani. Quanti eravamo? 4! eppure un sacco di persone dovevano venire.. chi è rimasto a dormire, chi se n'è dimenticato.. è un po il discorso del "ci pensano gli altri" ma gli altri pensano ai loro interessi, votano ciò che a loro conviene. E quelli che dormono sono poi spesso i primi che si lamentano. eravamo in 4 (di cui 2 erano organizzatori), ma ci siamo tirati su le maniche, abbiamo distribuito 1500 volantini, parlato con un sacco di persone e le persone erano contrarie a questo decreto. Il volantino veniva letto e non cestinato come di solito. In questi 50 anni ci siamo abituati a pensare la politica come cosa noiosa e distante dimenticandoci che lo stato siamo noi cittadini, e quando si fa una guerra siamo noi a pagarla, quando si fa una legge siamo noi a doverla rispettare. Ci propinano l'e-government: io lo vedo come un cavallo di troia, ma ancora non capisco a vantaggio di chi!
    non+autenticato
  • A me pare questo il tema dei temi, e non solo per la nostra cara infrastruttura informatica planetaria, ma anche per tutte le altre, commercio, lavoro, culture, diritti.

    Parto dall'assunto che la democrazia in questa piccola porzione di mondo in cui abbiamo l'onore e la fortuna di essere nati è ormai fuori di discussione, inevitabile, assunta, matura; e non lo è certo per caso. Non mi interessa qui ragionare su questo ma in definitiva penso si possa ringraziare i nostri nonni per questo traguardo, posto che loro le alternative le hanno viste con i propri occhi, vissute sulla propria pelle, sperimentando per noi tutto l'orrore dei trascorsi.

    Che noi si viva definitivamente democratici non toglie che la democrazia vada protetta e non vedo modo differente che partire dall'assunto che l'unica forma di tutela è appunto il "governo" delle sue infrastrutture. Governo che è alternativa di Anarchia, "Governo" che è altra cosa da quella parola pronunciata qui troppo spesso con una smorfia di disgusto, quasi fosse una parolaccia. Il flusso infinito di 0 1 0 1 1 che percorre infinitamente il sistema nervoso di questo pianeta trova un senso solo grazie ad un suo rigido governo. Se nessuno avesse "governato" l'informatica ora noi non avremmo nè il supporto su cui discutere nè l'argomento stesso.

    A me sembra tutto già visto. Ve li ricordate i "NO"-global? Quanto ci è voluto a capire che il mondo ipotizzato da quel movimento era, nè utopico né eccelso, semplicemente impossibile? Il primo vero movimento mondiale d'opinione ci ha impiegato pochi mesi a comprendere che se voleva avere una possiiblità questa stava nella proposta e non nella protesta, o meglio nella protesta che nasce da e lancia la proposta.

    Allora io dico di seppellire la rivendicazione di una internet-zona franca e di cominciare a proporre una forma di governo della rete alternativa a quella che non ci piace. Le norme, ora assurde ora infime, che mirano dritto alla nostra connessione partono comunque da alcuni bisogni, necessità che il nostro sistema di rappresentanza ipotizza necessario risolvere proprio per la tutela dell'attuale vivere civile.

    Quindi, a mio avviso, la comunità internet-competente, nel mentre del suo tentativo di rifondazione della civilità tutta, potrebbe iniziare con il proporre risposte alternative a quei bisogni, proporre cioè una forma di governo della rete magari antagonista allo sconcio in corso, ma che non ci autoconfini in quel posticino comodo comodo sia per i buoni che i per i cattivi che è il "comunque contro" cioè "fuori".

    Non dimentichiamo infine che anche queste questioni sono parte ormai di scelte "globali", che non riguardano i singoli governi ma grandi aree del globo e i loro cittadini (!) con omogenee aspettative, e omogenei bisogni.

    Noi, fortunati tra i fortunati, uno strumento destinato proprio a prefigurare, scegliere e costruire i modelli di vita a venire ce lo abbiamo già, si chiama parlamento europeo, lo stesso gingillo a 12 stelle che di fatto negli ultimi decenni ha prodotto in Italia un progresso civile senza pari nel passato. Là si decideranno queste superquestioni, là è giusto ci siano i portatori della nostra idea di progresso.


    ==================================
    Modificato dall'autore il 17/05/2004 11.25.58
  • Quale governo dellla rete:

    quello basato sulla censsura?

    Quello delle l'intercettazzione delle mail, lo spam delle industrie multinzionali, del consenso pilotato e chi piu' ne ha piu' ne metta?

    Beh se e' cosi direi che l'anarchia E MOLTO MA MOLTO mdglio perchè sinonimo di libertà

    Se poi mi venite a parlare di coloro che APPROFITTANO della libertà per fare i loro comodi, allora è tutta un'altra cosa e forse per quegli individui specifici una bella leggina che li sbatta in galera all'occorenza ci starebbe anche bene, ma come ripeto e sottolineo si tratta di casi singoli!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Granvisir
    > A me pare questo il tema dei temi, e non
    > solo per la nostra cara infrastruttura
    > informatica planetaria, ma anche per tutte
    > le altre, commercio, lavoro, culture,
    > diritti.

    Dici?

    > Parto dall'assunto che la democrazia in
    > questa piccola porzione di mondo in cui
    > abbiamo l'onore e la fortuna di essere nati
    > è ormai fuori di discussione,
    > inevitabile, assunta, matura; e non lo
    > è certo per caso.

    Ripeto le tue parole: "l'onore e la fortuna di essere nati
    è ormai fuori di discussione, inevitabile, assunta, matura"

    Mi pare che ti perda per strada un pezzo importante di realtà, forse a scuola hai saltato le lezioni di storia. La democrazia in Italia esiste da pochissimi anni, un paio di generazioni, non è detto arrivo molto più in la.

    Ti faccio presente che i sistemi sociali esistono da molte migliaia d'anni, questa che stiamo sperimentando negli ultimi anni è una novità come era una novità la Polis greca, dalla storia si evince che ha fatto una brutta fine, anche quella era una sperimentazione come la nostra. Per fortuna che molti concetti non sono andati persi da Atene fino a Roma 2000 ma si è passati per molti secoli bui (medioevo).

    Insomma la esperienzucola della democrazia ha le gambe di cartapesta: speriamo non piova...:)

    > Non mi interessa
    > qui ragionare su questo ma in definitiva
    > penso si possa ringraziare i nostri nonni
    > per questo traguardo, posto che loro le
    > alternative le hanno viste con i propri
    > occhi, vissute sulla propria pelle,
    > sperimentando per noi tutto l'orrore dei
    > trascorsi.

    Tu a scuola non ci sei andato o forse marinavi la scuola quando si insegnava storia.

    > Che noi si viva definitivamente democratici
    > non toglie che la democrazia vada protetta e
    > non vedo modo differente che partire
    > dall'assunto che l'unica forma di tutela
    > è appunto il "governo" delle sue
    > infrastrutture.

    In ogni epoca a partire da quella buia del medioevo c'era un governo, non è mai mancato e tutti erano legittimi e i migliori possibili: chiedi ai cittadini di allora.

    > Governo che è
    > alternativa di Anarchia, "Governo" che
    > è altra cosa da quella parola
    > pronunciata qui troppo spesso con una
    > smorfia di disgusto, quasi fosse una
    > parolaccia. Il flusso infinito di 0 1 0 1 1
    > che percorre infinitamente il sistema
    > nervoso di questo pianeta trova un senso
    > solo grazie ad un suo rigido governo.

    Mi pare tu stia fantasticando: Se si interessato alla realtà leggiti il manifesto di usenet pubblicato dai manutentori della gerarchia *.it, a memoria dice che la rete è una realtà anarchica e collaborativa.

    > Se
    > nessuno avesse "governato" l'informatica ora
    > noi non avremmo nè il supporto su cui
    > discutere nè l'argomento stesso.

    Temo sia il contrario... visto che nessuno ha governato l'informatica abbiamo il supporto su cui discutere e pure le idee per argomentare (come questa).

    > A me sembra tutto già visto. Ve li
    > ricordate i "NO"-global? Quanto ci è
    > voluto a capire che il mondo ipotizzato da
    > quel movimento era, nè utopico
    > né eccelso, semplicemente
    > impossibile? Il primo vero movimento
    > mondiale d'opinione ci ha impiegato pochi
    > mesi a comprendere che se voleva avere una
    > possiiblità questa stava nella
    > proposta e non nella protesta, o meglio
    > nella protesta che nasce da e lancia la
    > proposta.

    Non mettiamola sul politico.

    > Allora io dico di seppellire la
    > rivendicazione di una internet-zona franca e
    > di cominciare a proporre una forma di
    > governo della rete alternativa a quella che
    > non ci piace.

    Mi pari in contraddizione, si sepellisce una realtà solo dopo averla sviscerata e ben digerita, tu mi pari saperne poco di questa realtà che è la rete. imho.

    > Le norme, ora assurde ora
    > infime, che mirano dritto alla nostra
    > connessione partono comunque da alcuni
    > bisogni, necessità che il nostro
    > sistema di rappresentanza ipotizza
    > necessario risolvere proprio per la tutela
    > dell'attuale vivere civile.

    Ti è mai sorto il dubbio che "il sistema di rappresentanza" abbia i piedi di argilla e che stia difendendo il sistema stesso in un circolo vizioso?

    > Non dimentichiamo infine che anche queste
    > questioni sono parte ormai di scelte
    > "globali", che non riguardano i singoli
    > governi ma grandi aree del globo e i loro
    > cittadini (!) con omogenee aspettative, e
    > omogenei bisogni.
    >
    > Noi, fortunati tra i fortunati, uno
    > strumento destinato proprio a prefigurare,
    > scegliere e costruire i modelli di vita a
    > venire ce lo abbiamo già, si chiama
    > parlamento europeo, lo stesso gingillo a 12
    > stelle che di fatto negli ultimi decenni ha
    > prodotto in Italia un progresso civile senza
    > pari nel passato. Là si decideranno
    > queste superquestioni, là è
    > giusto ci siano i portatori della nostra
    > idea di progresso.

    Il parlamento europeo ha fatto scelte anche contro la rete, quindi non mi chiamerei "fortunato tra i fortunati", aspetti a me ovvi sono stati calpestati, non demando ad altri il mio senso critico.
  • quando parli di Anarchia con la A maiuscola ricordati che questa NON è assenza di regole.

    leggiti Bakunin o Malatesta prima di parlare di Anarchia.

    forse eviterai di dire il solito mucchio di luoghi comuni inventati da tutti i governi per emarginare e vilipendere una forma di governo VERAMENTE fondata sul consenso informato dei cittadini, e che con internet potrebbe forse divenire realtà.
    non+autenticato
  • ne` governo ne` anarchia, semplicemente cio` che e` sempre stata internet: estremo pluralismo e liberta` di "far da se`", apertura alle novita` e collaborazione

    NON ASSOLUTAMENTE MAI E POI MAI NON vogliamo che gruppi mediatici tradizionali o governi cambino questa natura!!!!!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Granvisir
    > Noi, fortunati tra i fortunati, uno
    > strumento destinato proprio a prefigurare,
    > scegliere e costruire i modelli di vita a
    > venire ce lo abbiamo già, si chiama
    > parlamento europeo, lo stesso gingillo a 12
    > stelle che di fatto negli ultimi decenni ha
    > prodotto in Italia un progresso civile senza
    > pari nel passato.

    Questo è interessante: anche parecchi miei amici la pensano allo stesso modo, mentre a me pare che le istituzioni europee siano parecchio decadute dagli anni in cui vi si trattava di ambiente, lingue minoritarie... ora si parla di soldi e tutto questo progresso civile non riesco proprio a scorgerlo.

    Abito in Piemonte e da quanto ne so l'Europa progetta di seppellirci di infrastrutture, ed è l'unico interesse che sembra manifestare per la nostra regione.

    Per finire, questi miei amici benpensanti leggono le informazioni da cui formano le loro opinioni sui quotidiani seri (si vedano le citazioni da Repubblica virgolettate da PI) e non in rete, della questione dei brevetti non sanno nulla, poi ogni tanto se ne escono con frasi come "eeh ma se tutti possono dire cosa vogliono è anche pericoloso..."

    Il GRR
    non+autenticato

  • - Scritto da: Granvisir
    > Parto dall'assunto che la democrazia in
    > questa piccola porzione di mondo in cui
    > abbiamo l'onore e la fortuna di essere nati
    > è ormai fuori di discussione,
    > inevitabile, assunta, matura; e non lo
    > è certo per caso.

    Discutibile. Per un analisi che confuta questa affermazione si veda "Postdemocrazia" di Crouch. Comunque, come insegna la teoria dei sistemi, sarebbe bene fare un po' di chiarezza tra posizione statica e dinamica del sistema.
    Se anche (e non lo credo) siamo in uno stato "democratico", è evidente a chiunque segua l'evoluzione della politica che ci stiamo allontanando sempre di più da esso.


    > Che noi si viva definitivamente democratici
    > non toglie che la democrazia vada protetta e

    difficile se il sistema è pensato per utilizzare la maggioranza contro le minoranze e se la maggioranza non capisce la differenza tra uguaglianza e libertà, la differenza tra democrazia e dittatura della maggioranza, la differenza tra tolleranza e legge della giungla.

    > Il flusso infinito di 0 1 0 1 1
    > che percorre infinitamente il sistema
    > nervoso di questo pianeta trova un senso
    > solo grazie ad un suo rigido governo. Se
    > nessuno avesse "governato" l'informatica ora
    > noi non avremmo nè il supporto su cui
    > discutere nè l'argomento stesso.

    Tra governo condiviso e governo centralizzato c'è una differenza sostanziale

    >
    > A me sembra tutto già visto. Ve li
    > ricordate i "NO"-global?

    Solito problema: incapacità di capire la differenza tra uguaglianza e libertà, tra diritti e doveri, tra merito+ricchezza e sfruttamento+povertà.
    In due parole, la differenza tra economia dell'abbondanza ed economia della scarsità.


    > Allora io dico di seppellire la
    > rivendicazione di una internet-zona franca e

    Cioè suggerisci di rinunciare alla libertà di internet?

    > di cominciare a proporre una forma di
    > governo della rete alternativa a quella che
    > non ci piace. Le norme, ora assurde ora
    > infime, che mirano dritto alla nostra
    > connessione partono comunque da alcuni
    > bisogni, necessità che il nostro
    > sistema di rappresentanza ipotizza
    > necessario risolvere proprio per la tutela
    > dell'attuale vivere civile.

    Chi ha detto che l'attuale vivere civile sia il migliore e vada preservato così com'è?
    Se ne esistesse (o potesse esistere) uno alternativo e migliore?

    >
    > Quindi, a mio avviso, la comunità
    > internet-competente, nel mentre del suo
    > tentativo di rifondazione della
    > civilità tutta, potrebbe iniziare con
    > il proporre risposte alternative a quei
    > bisogni, proporre cioè una forma di
    > governo della rete magari antagonista allo
    > sconcio in corso, ma che non ci autoconfini
    > in quel posticino comodo comodo sia per i
    > buoni che i per i cattivi che è il
    > "comunque contro" cioè "fuori".

    Peccato che la "comunità internet competente" non sia rappresentata in parlamento, dove si fanno (o si dovrebbero fare ) le leggi.

    > Noi, fortunati tra i fortunati, uno
    > strumento destinato proprio a prefigurare,
    > scegliere e costruire i modelli di vita a
    > venire ce lo abbiamo già, si chiama
    > parlamento europeo, lo stesso gingillo a 12
    > stelle che di fatto negli ultimi decenni ha
    > prodotto in Italia un progresso civile senza
    > pari nel passato. Là si decideranno
    > queste superquestioni, là è
    > giusto ci siano i portatori della nostra
    > idea di progresso.

    Evviva l'ottimismo!
    Il parlamento Europeo ha i seguenti poteri:
    (riga vuota)
    Già perchè tutto si decide in commissione, sono i governi a decidere in europa!
    E' vero che hanno dimostrato di essere più interessati alla pace sociale di quanto non lo sia il nostro (da quì le aspettative mal riposte di molti di noi) ma sono sempre più l'espressione dei poteri forti, quelli che decidono davvero (tra cui le major).
    L'europa è il modo con cui i parlamenti (e chi li elegge) vengono "delicatamente" messi da parte da chi riesce a pagarsi gli "esperti in cominicazione".

    Mi piacerebbe vedere argomenti che confutano questa mia visione....

    Marlenus
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