
Gent. Direttore,
La presentazione da parte del Governo del disegno di legge che, con un articolo specifico, ripristina una condizione civile per la rete e per i suoi utilizzatori costituisce un fatto importante. Il ministro Urbani ha rispettato la volontà espressa dal Parlamento con ordini del giorno molto chiari.
Coloro che si sono mobilitati, tanti, tantissimi, hanno quasi raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissi. Ora è necessario
mantenere la mobilitazione fino all'approvazione definitiva, per questo è importante l'impegno per lo sciopero delle connessioni del 6 giugno, che puo' essere anche più ampio di quello scorso.
Non ha senso aspettarsi che chi aveva espresso giudizi affrettati ed insulti rivolti a me ed ai verdi, adesso si scusi e faccia pubblica ammenda. È invece utile riflettere intorno alle ragioni di quell'atteggiamento e a cio' che ha costituito, invece, un fattore di successo. Non mi interessano le motivazioni di sciacallaggio politiche ed elettorali persino troppo evidenti, mi interessa fare capire che noi verdi siamo una forza di opposizione con il peso elettorale relativo che fino ad ora ci è stato dato e non solo un'utile metafora aperta. Che i tempi contingentati mi hanno dato 8 minuti per la discussione generale e l'illustrazione di 750 emendamenti! Che io non sono il ministro, per cui mi sono assunto con il gruppo verde la responsabilità di fare un uso negoziale e non testimoniale degli emendamenti che ho chiesto alla rete di aiutarmi a produrre. Che l'affermazione della questione della rete come questione democratica, come tale compresa dai parlamentari, richiede ancora molto impegno.
Piuttosto il fattore di successo è costituito dalla capacità di connessione, di condivisione e di azione collettiva di
una rete di persone, di imprese, di associazioni, di nodi, che hanno agito come un blocco sociale dell'innovazione qualitativa.
Noi verdi ci siamo mossi con tempestività e coerenza alla Camera e al Senato, così al Parlamento Europeo contro la brevettazione del software, ma so bene che il "popolo della rete" è geloso della propria autonomia e non è disposto ad alcuna cessione della propria sovranità. Questo cambia la natura delle forme della partecipazione politica e della elaborazione dei suoi contenuti e costituisce una sfida cognitiva e culturale cruciale.
Cio' che occorre rilevare e condividere è la consapevolezza di costituire
un blocco sociale dell'innovazione qualitativa, per quanto mobile, e che come tale puo' disporsi per agire non solo attraverso reazioni difensive, bensì con la definizione di proposte programmatiche da imporre all'agenda politica. Nonchè capace di condividere buone pratiche, che producono senso, identità e consuetudini sociali.
Per questo al Forum Sociale Europeo e al Congresso Europeo dei Verdi ho proposto di dare vita ad una "direttiva europea di iniziativa popolare" affinchè 2\3 dei parlamentari europei impongano alla Commissione Europea di istruire una direttiva per il pluralismo informatico e la libera disponibilità degli algoritmi. Per questo ho aderito alle iniziative di Quinto Stato e del Secolo della Rete per la costruzione in rete di una proposta programmatica sull'ICT. Così come membro della delegazione italiana al WSIS ho proposto ed ottenuto la costituzione di un tavolo per la definizione delle proposte italiane con la partecipazione degli stakeholders.
Per questo, infine, mi sembra importante utilizzare il tavolo tecnico-legislativo sul copyright in rete, del quale ho ottenuto la costituzione presso il Ministero dell'Innovazione Tecnologica, anche questo partecipato dagli stakeholders, compresi i detentori e produttori di opere di pubblico dominio. Tutto questo non sarebbe possibile senza una pratica compartecipata della\con la rete.
Per questo ringrazio tutti coloro che si impegnano in modo condiviso, per questo "non è che l'inizio".
sen. Fiorello Cortianadi seguito una veloce ma importante overview sul diritto d'autore in Italia