martedì 1 giugno 2004

Mozilla e GNOME sfidano Longhorn

di A. Del Rosso - PI intervista Marco Pesenti Gritti, membro italiano della GNOME Foundation, sul piano di Mozilla.org e GNOME.org che potrebbe vedere i due progetti unire le forze contro Longhorn

Roma - Verso la fine dello scorso aprile si è tenuto un incontro tra diversi rappresentanti della GNOME Foundation e tre membri della Mozilla Foundation, due fra le maggiori e più importanti fondazioni del mondo open source. Uno dei temi centrali, a quanto si legge dal resoconto del meeting, è stata una proposta di collaborazione fra le due organizzazioni volta a creare una piattaforma desktop comune che possa meglio fronteggiare l'arrivo, nel 2006, di Windows Longhorn.

Come noto, il nuovo sistema operativo di Microsoft integrerà in modo molto stretto il browser Web al resto del sistema e utilizzerà un linguaggio basato su XML, XAML, per sviluppare Web service MS.NET pienamente integrati con il desktop e in grado di sfruttare tutte le potenzialità del nuovo motore grafico Avalon.

Una delle proposte della Mozilla Foundation è quella di collaborare con la GNOME Foundation per trovare un cammino comune verso la creazione di strumenti e applicazioni più coerenti che permettano a Linux di competere direttamente con la piattaforma Avalon/XAML. Per far questo c'è chi ha suggerito di unire GTK+, il toolkit di sviluppo utilizzato da GNOME, con XUL, il linguaggio per la creazione di applicazioni Web-based utilizzato da Mozilla, e dar vita ad una soluzione omogenea basata su standard preesistenti, come ad esempio SVG. Il processo d'integrazione, qualora possibile, potrebbe tuttavia rivelarsi lungo e denso di ostacoli.
Fra le altre idee emerse durante il confronto vi è quella di integrare Mozilla Firefox in GNOME, eventualmente facendone il nuovo browser predefinito di questo desktop environment. Attualmente questo ruolo è ricoperto da Epiphany.

Per conoscere meglio gli intenti delle due organizzazioni, e sviscerare più a fondo le questioni in ballo, Punto Informatico ha intervistato Marco Pesenti Gritti, membro della GNOME Foundation e maintainer del browser Epiphany.

Punto Informatico: Marco, tu hai partecipato alla riunione di aprile. Quali erano gli scopi dell'incontro e quali sono state le proposte per fronteggiare la piattaforma che si troverà alla base di Longhorn?
Marco Pesenti Gritti: L'incontro è nato dallo sforzo di alcuni membri delle due comunità ? soprattutto, per quel che riguarda GNOME, di Havoc Pennington - di stabilire una roadmap comune per lo sviluppo di un desktop libero. Credo che l'ostacolo più rilevante alla costruzione di un ambiente desktop semplice, usabile e coerente per Linux sia l'inaccettabile livello di frammentazione dei progetti che costituiscono la galassia del Free Software. OpenOffice, KDE, GNOME e Mozilla, gli attori principali, sono basati su infrastrutture indipendenti e spesso non comunicanti. Vi sono stati, in passato, tentativi di creare ponti tra le varie tecnologie contendenti, ma sono miseramente falliti.

Credo che l'iniziativa portata avanti da freedesktop.org abbia dimostrato come l'unica possibilità di ridurre la frammentazione sia di cominciare a lavorare su specifiche e software comuni, lasciando da parte le contrapposizioni ideologiche sui linguaggi, le librerie di base, gli strumenti di sviluppo. Il prezzo della frammentazione non è tanto la duplicazione del lavoro, ma il ritrovarsi con parti fondamentali del desktop, come il word processor o il web browser, che presi singolarmente sono di grande qualità, ma che inseriti nel contesto del desktop si dimostrano monolitici, poco flessibili e non sufficientemente integrati. Se la tendenza centrifuga è in qualche modo inevitabile in un ambiente disomogeneo come quello del software libero, è sempre più importante creare collegamenti, strumenti e spazi di cooperazione tra i singoli progetti. Credo che questa sia la vera sfida per il futuro del desktop libero. Se anche XAML e Avalon dovessero imporsi, come le tecnologie che le hanno precedute verranno rimpiazzate in pochi anni: non va dunque misurata su di esse la capacità competitiva del software libero.

Purtroppo gran parte degli sviluppatori tende ad avere una concezione astratta del valore delle tecnologie. La vera questione non è quella di fronteggiare, ostacolare o clonare le tecnologie più o meno proprietarie di Microsoft, ma quella di rispondere alle esigenze degli utenti tramite tecnologie appropriate, che si inseriscano gradualmente nell'ecosistema del software libero già esistente.

PI: Sei dunque a favore di una collaborazione fra la fondazione che rappresenti e la giovane Mozilla Foundation?
MPG: Credo che si debba promuovere con forza una cooperazione tra GNOME e Mozilla per due motivi fondamentali. Il primo è che l'interazione tra le due comunità - Mozilla più focalizzata sulla creazione e la diffusione di standard Web aperti e di implementazioni multipiattaforma e libere di queste tecnologie, GNOME sui concreti bisogni dell'utente, sulla costruzione di un'ambiente desktop globale e integrato - sarebbe molto fruttuosa proprio per la complementarità delle due visioni. Il secondo è che l'integrazione tra locale e globale, desktop e Web, avrà vantaggi concreti per l'utente: da una parte bisognerà superare la povertà espressiva e di interazione di HTML, dall'altra l'isolamento delle applicazioni desktop tradizionali, incapaci di gestire l'enorme quantità di dati disponibili via Web e di consentire la condivisione e la cooperazione con altri utenti.

PI: A tuo avviso è possibile lavorare ad una piattaforma di sviluppo comune basata su GTK+ e XUL?
MPG: Senza dubbio è tecnicamente possibile, ma richiederà tempo. L'ostacolo principale non è però tecnico: è necessario risolvere gradualmente le differenze di visione delle due comunità e creare spazi di cooperazione concreta. Il livello attuale di comunicazione tra le due comunità è praticamente nullo: c'è senza dubbio molto da fare.

PI: Quale livello di interoperabilità e di integrazione pensi sia possibile raggiungere fra le tecnologie di Mozilla e quelle di GNOME?
MPG: Credo che Mozilla possa innanzitutto contribuire al desktop libero attraverso il suo fantastico motore di rendering delle pagine Web, una tecnologia capace di eliminare le differenze tra applicazioni locali e remote (principalmente XUL), e un sistema di componenti utilizzabili da linguaggi di alto livello quali Javascript o C#. Si tratta di verificare la reale volontà degli sviluppatori di Mozilla di riutilizzare le tecnologie già disponibili - dai tool per le traduzioni all'IPC ? anziché, com'è sempre avvenuto in passato, reinventarle per ottenere un'illusoria indipendenza dalla piattaforma. La necessità di far girare Mozilla su diversi sistemi operativi (Windows in particolare) non comporta automaticamente l'impossibilità di riutilizzare tecnologie native (attraverso layer di astrazione).
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