
Come al solito: un miliardo e mezzo di potenziali utenti sono troppi per lasciare che qualcun altro se ne impadronisca. Ma c'è di più, perchè la Cina non mira esclusivamente ad autoalimentarsi grazie al mercato interno: unendo le forze con le altre realtà regionali politicamente o diplomaticamente allineate (Nord Corea, Vietnam, Myanmar), la Cina spinge per imporsi come
unico centro di gravità dell'intera Asia continentale.
Nell'industria tecnologica, i vertici governativi lamentano innanzitutto il
costo eccessivo derivato dall'uso, dalla produzione e dalla diffusione di prodotti digitali ideati all'estero. Un esempio piuttosto chiaro ci viene fornito dalla produzione dei lettori DVD. Secondo fonti ufficiali, ogni lettore DVD prodotto in Cina (numero uno per l'esportazione mondiale di questi apparecchi) arricchisce di 4,5 dollari le industrie che detengono gli specifici brevetti. I dati delle vendite cinematografiche e discografiche, pur facendo i conti con un diffuso mercato nero della pirateria, registrano una recente impennata che non accenna a fermarsi. Le autorità quindi vorrebbero che in futuro, grazie all'introduzione nazionalizzata del l'
Enhanced Video Disc (l'alternativa cinese -priva di protezione anticopia- al DVD), i cittadini cinesi iniziassero a boicottare sistematicamente i prodotti audiovisivi occidentali. Tutto questo grazie all'aiuto di dure campagne repressive-propagandistiche che censurano e demonizzano i contenuti "moralmente offensivi" provenienti dall'estero. L'obiettivo è potenziare, monopolizzare e sfruttare autonomamente il succulento mercato domestico, evitando fughe di capitale all'estero e mantenendo un saldo controllo sulla situazione socioeconomica.
Un altro aspetto fondamentale della nuova economia cinese è la
telefonia mobile. Tutti attendendo con trepidazione i telefoni di "terza generazione": un settore che gli analisti di mercato chiamano "assai proficuo", ma strettamente dipendente dagli standard internazionali di telecomunicazione e commutazione dati.
"Il mercato domestico di seconda generazione è completamente occupato da occidentali", afferma Zhou Huan in un'intervista raccolta da AFP. Il presidente della Datang, colosso cinese delle telecomunicazioni, aggiunge: "la nostra industria digitale nazionale non può tollerare che questo fenomeno si riproduca anche nella ventura terza generazione di telefoni mobili". Il dato è quindi chiaro: se CDMA è lo standard adottato da USA ed Europa, TD-SCDMA sarà la risposta di Pechino alla temuta colonizzazione tecnologica occidentale. Un altro episodio di brevetto occidentale rimaneggiato dai furbissimi tecnici cinesi.
Questa è
l'autarchia digitale. Un nuovo metodo e modello per allacciarsi al sistema-mondo dell'IT, innalzando barriere invisibili che isolano dal mercato circostante. Un metodo per evitare che modelli comportamentali ed identitari tipicamente occidentali (marketizzati, cosmopoliti ma sopratutto ideologicamente incompatibili) prendano piede tra le masse popolari, tuttora tradizionaliste e legate ad antichi valori. Nel fluido mondo dell'informazione e della tecnologia di massa, i mezzi tecnologici diventano
fonti di rappresentazione sociale, come ricorda il
prof. Carlo Sorrentino, sociologo. Chi controlla la tecnologia, potendo plasmarla e modificarla, controlla indirettamente l'incisività sulla popolazione dei modelli socializzanti rappresentati di volta in volta.
Proprio per questo la Cina stringe in una morsa antioccidentale sia l'hardware che il software, sia le infrastrutture telematiche sia i contenuti.
C'è da dire che i prodotti digitali da importazione non sembrano essere troppo graditi ai vari Comitati di Controllo del PCC:
censure preventive si abbattono sui prodotti digitali occidentali. Con il motivo ufficiale della tutela dei più giovani, i videogiochi vengono controllati ed eventualmente proibiti. Tutto sembra voler sottolineare la necessità di un fiorente e sviluppato sistema di produzione nazionale, in linea con i
valori cinesi. Un futuro ormai prossimo che molti hanno presagito. Lo stesso dicasi per il software generico, per il networking, per i sistemi operativi.
Il sistema culturalmente e storicamente autarchico della Cina comunista, impostato su un rigido controllo dall'alto delle libertà fondamentali d'espressione e di comunicazione, si sposa incredibilmente bene con questa diffusa e sotterranea conversione all'informatizzazione di matrice nazionalista.
Tommaso Lombardi