Decenni di personal computer tossici

La denuncia arriva da Silicon Valley: su molti PC sono state utilizzate sostanze antifiamma che dagli anni '70 avrebbero provocato danni alla salute. Secondo gli ambientalisti ci sono le prove della loro presenza

Decenni di personal computer tossiciSan Francisco (USA) - Da qui è difficile giudicare lo studio presentato nelle scorse ore da una celebre organizzazione ambientalista americana ma è certo che i toni usati dalla Silicon Valley Toxic Coalition (SVTC) sono inquietanti.

La Coalition, assieme ad altre realtà del mondo verde come la Computer TakeBack Campaign o la Clean Production Action, ha raccolto campioni su centinaia di computer, tastiere, monitor ed altri dispositivi in alcuni stati americani, presso enti, università e aziende private.

Ciò che emerge dalle rilevazioni viene definito sinteticamente Toxic Dust, denominazione che indica le tracce tossiche individuate nelle polveri rinvenute nei luoghi oggetto dell'indagine. Si tratta di sostanze disperse in quegli ambienti dai materiali informatici che ne erano ricoperti, e che erano state immesse sul mercato dall'industria chimica e, ritenute sicure, usate fin dagli anni '70 dall'industria informatica.
SVTC, da anni in prima fila per denunciare le spesso sottovalutate conseguenze ambientali del mercato dell'elettronica, ha spiegato che le sostanze rilevate sono ritardanti antifiamma, materiali ideati in teoria proprio per la sicurezza, che sono stati stesi ovunque dall'industria hi-tech. Gli studi effettuati indicano che tra questi materiali vi sono tassi elevati di PBDE (difenile polibrominato), oggi ritenuti estremamente tossici sebbene non vi sia un'approfondita letteratura scientifica sull'argomento.

In particolare si ritiene che il contatto con queste sostanze, a seconda del tempo e delle modalità di esposizione, possa provocare problemi all'apparato riproduttivo ma anche varie forme di patologie neurologiche. I PBDE sono parenti stretti dei PCB e questi ultimi sono stati vietati in molti paesi in quanto, anche dopo la cessazione dell'impiego, le tossine rilasciate permangono nell'ambiente.

In Europa dalla metà degli anni '90 alcuni paesi hanno messo al bando anche i PBDE che vengono invece ancora utilizzati, seppure in misura minore, in mezzo mondo, a cominciare proprio dagli Stati Uniti dove sono state effettuate le rilevazioni. Ancora in Europa dal primo luglio 2006, quindi solo tra due anni, entrerà in vigore la Direttiva sulle sostanze dannose usate nell'elettronica, una normativa che mira al riciclaggio e allo smaltimento ma che mette contestualmente al bando l'uso di piombo, mercurio, cadmio e, tra gli altri, anche PBDE e PCB. Una Direttiva che incontra anche il favore dell'ONU.

"Questa - ha affermato in una intervista alla Reuters il direttore della SVTC Ted Smith - suonerà come una sorpresa per tutti coloro che usano un computer. L'industria chimica ci ha sottoposti tutti ad un azzardo commercializzando queste sostanze".

Va detto che le società dell'hi-tech non sembrano aver utilizzato queste molecole in spregio di qualsiasi considerazione sulla sicurezza: sarebbero stati indotti ad impiegarle dall'industria chimica, che le proponeva come sostanzialmente sicure. A dimostrare la loro diffusione negli ambienti di lavoro e di studio sono ora le analisi che le associazioni ambientaliste hanno condotto sui campioni raccolti in luoghi molto diversi, dal museo dell'infanzia del Maine ad alcuni studi legali californiani. Campioni prelevati in otto diversi stati indicano una presenza massiccia di PBDE e affini. Alla pericolosità che si attribuisce ai PBDE si deve il fatto che costruttori come Dell, Apple e altri big abbiano rimosso i PBDE dalla propria catena produttiva nel 2002 e che, dunque, i nuovi acquisti dovrebbero essere sicuri.

Mettere al bando i PBDE e una serie di altre sostanze derivate è evidentemente l'obiettivo delle associazioni ecologiste ed anche per questo c'è chi getta acqua sul fuoco.

Una delle ricercatrici dell'Università della California nonché scienziato membro del Natural Resource Defence Council ha infatti dichiarato alla stampa che "i livelli (di sostanze tossiche, ndr.) che si trovano in quelle polveri sono sufficienti per accendere la spia rossa dell'allarme ma non sono abbastanza per generare panico. Io ho dinanzi a me un vecchio monitor proprio ora e non lo getterò via. Ma certo, quando ne acquisterò un altro, mi accerterò che non contenga quegli agenti chimici".
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23 Commenti alla Notizia Decenni di personal computer tossici
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  • Sono dieci anni che la politica e' tossica anzi è mortale o mm (come c'e scritto sulla definizione della tignosa verdognola)
    meglio 100 computer tossici che un ministro delle Comunicazion!
  • Andatelo a dire nelle sperdute regioni dell' India che i computer sono tossici...Li' li smembrano e con litri e litri di acido ci tirano fuori qualche etto di ferraglia per poi rivenderla e camparci ( fino a che le scorie tossiche non si finiscono di mangiare i loro polmoni... )
    non+autenticato
  • Ma non era in Cina?
    non+autenticato
  • Siamo alle solite,
    ogni volta che qualcosa si diffonde piu' del necessario ci si mette a far del terrorismo.
    Consumavamo troppo pollame ed ecco il virus killer dei polli: da un giorno all'altro non se ne ha piu' notizia.

    Consumavamo troppo manzo e le vendite del maiale non andavano bene ed ecco spuntare la mucca pazza: come mai di punto in bianco nessuno ne ha piu' parlato? sono io il paranoico?

    La SARS, piaga del secolo: anche quella sparita con la stessa velocita' con la quale si e' diffusa. (tra l'altro pare che ultimamente stia tornando in auge).

    Ora dopo decenni viene fuori che i pc sono tossici?
    ma andate a quel paese...


    sh4d
    455
  • > necessario ci si mette a far del terrorismo.


    Gia'
    nessuna critica per carita' perche' come parli di un problema diventa TERRORISMO

    bravo
    non+autenticato
  • Ogni tot mesi viene fuori una qualche sostanza, usata in passato, che scoprono essere velenosa o cancerogena.
    In una piccola percentuale si tratta di un uso superficiale di alcuni materiali, che vengono scelti per il loro basso costo dall'industria.
    Spesso però è il progresso costante che mostra la pericolosità di sostanze prima ritenute innocue. (ad es. l'amianto).
    Per carità, ben venga nei casi più eclatanti, ma leggere di frequente che questo o quello in fondo in fondo è un po' cancerogeno, solo per dare il quarto d'ora di celebrità al tizio che ha fatto lo studio in questione, mi crea difficoltà nel capire la serietà dell'argomento.
    Ad esempio, quest'ultima sarà una cosa seria o sarà l'ennesima notizia che la settimana prossima finisce nel dimenticatoio?
    non+autenticato
  • Sono state create qualche milione di sostanze e la tossicita' e la cancerogenicita' e' praticamente ignota quasi per tutte. Le pretese di una sicurezza completa sono puerili e non significa nulla in se' nemmeno la parola sicurezza in questo caso.

    Fare ad esempio un test di mutagenicita' non e' difficile ma non scalfisce minimamente il problema, provare la cancerogenicita' e' tutt'altra cosa. Vedi l'esempio clamoroso dei fotoni, migliaia e migliaia di studi su fotoni di diversa frequenza e a parte i casi facili di assorbimento da parte del DNA, di formazione di addotti, o di assorbimento da parte di proteine, cioe' a parte una manciata di frequenze precise ... non si e' trovata mai una correlazione statistica che dica qualcosa di chiaro. Eppure la gente teme le antenne della telefonia piu' della diossina di cui sappiamo bene gli effetti. E che dire del fumo, in quel caso la correlazione e' certa eppure pochi la considerano valida.

    Risultato ... le ondate di fobia di massa sono solo una questione psicologica e non dipendono dalla reale pericolosita' del fattore implicato!

    Tutto perche' la gente non ha una percezione scientifica del mondo, non capisce che conta l'ordine di grandezza di un fenomeno, non capisce che 1 milione + 1 e' sempre 1 milione!

    Ad esempio, ora e' capace di diffondere il panico per la contaminazione dei computer trattati con fattori antifiamma, ma vediamo quanta e' questa contaminazione, e soprattutto ... il fattore di rischio e' paragonabile alle sigarette che si fumano in uan giornata di lavoro, o al fumo passivo, o alla dieta iperlipidica che si consuma in fretta nella pausa, o ai nitrati del picnic durante il weekend, o all'alcol la sera in pub??? E della micidiale associazione alcol + fumo ... con il primo che spalanca le porte metaboliche al secondo ... un cocktail di morte.

    Abbiamo sotto gli occhi fattori di rischio tumorale e cardiocircolatori che di per se fanno gia' il 90% di tutti i decessi! Li conosciamo e li ignoriamo!

    Poi pero' ci preoccupa l'effetto di una antenna di telefonia piazzata ad 1Km ... ignoriamo che i fotoni di quella energia non interagiscono se non con i modi vibrazionali di certe molecole, cioe' che si pensa che un possibile danno sia dovuto al riscaldamento dell'acqua nel cervello o alla disorganizzazione di certe molecole lipidiche, ignoriamo pero' anche che l'energia emessa non decresce in modo lineare e preferiamo fare battaglie per avere poche potenti antenne invece che molte antenne deboli .... siamo o non siamo stupidi? Anche perche' poi prendiamo il cellulare che in cerca di un segnale da una antenna lontana aumenta di parecchie volte la potenza emessa e lo accostiamo ad un cm dalla corteccia parietale ...

    La colpa e' un po' di tutti, si muove tanta polvere e nelal nebbia non si vede piu' che ci sono delle cose fondamentali e delle cose meno importanti. Chiaro che se si individua un composto tossico lo si deve eliminare, ma senza creare inutile panico, specialmente quando il turnover e' rapido e si puo' confidare che in un paio di decenni il problema sia risolto senza traumi. Nel frattempo concentriamoci su cio' che causa la stragrande maggioranza dei decessi!

    stefano

    Occhiolino



    non+autenticato
  • Bravo, da tempo non leggevo più post intelligenti e in argomento su questo forum!
    E penso anche che tu abbia ragione Occhiolino
    non+autenticato
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