Legge Urbani, scatta la prima denuncia

Il deputato europeo radicale Marco Cappato denuncia i gestori del sito web del ministero di Giuliano Urbani perché violano la Legge Urbani. Messi in rete illegalmente molti documenti coperti da copyright

Legge Urbani, scatta la prima denunciaRoma - L'europarlamentare della Lista Bonino Marco Cappato ha reso noto di aver presentato un esposto alla Polizia amministrativa e postale nei confronti dei gestori del sito web del Ministero dei Beni Culturali per violazione della Legge Urbani.

Stando alla denuncia di Cappato, predisposta in collaborazione con l'avvocato Fabrizio Veutro e con il direttore di Linux Magazine Emmanuele Somma, il Ministero ha violato il comma 1 del Decreto legge 22 marzo 2004 n.72 convertito in legge con modificazioni dalla Legge 21 maggio 2004 n.128, la Legge Urbani appunto.

La violazione riguarda la pubblicazione via Internet di una grande quantità di contenuti protetti da diritto d'autore in un modo ritenuto illegale. "Il sito del Ministero - afferma Cappato - immette in rete numerose opere dell'ingegno prive dell'idoneo avviso prescritto dalla legge".
Come noto, la contestatissima Legge Urbani tra le altre cose impone a tutti coloro che pubblicano materiale protetto di aggiungervi un "idoneo avviso circa l'avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi". L'avviso, stando alla legge, dev'essere di adeguata visibilità e deve contenere l'indicazione delle sanzioni previste dalle normative sul diritto d'autore.

Inoltre, sebbene le modalità tecniche di pubblicazione dell'avviso debbano essere compilate seguendo un regolamento che sarà emanato in futuro e in accordo con la SIAE, la Legge Urbani prescrive che già oggi tale avviso debba esistere con "caratteristiche tali da consentirne l'immediata visualizzazione".

"In questo momento - ha dichiarato Cappato - praticamente tutti i siti web potrebbero essere in violazione della Legge Urbani, perfino quello del Ministro che ha voluto la legge". "Non è chiaro peraltro - ha continuato - l'ambito di applicazione di questo idoneo avviso, che forse si trasformerà in un bollino virtuale con il regolamento tecnico e l'intervento della SIAE. Forse dovrà applicarsi a tutta la rete Internet, svelando così l'assurdità di una pretesa legislativa praticamente inattuabile e giuridicamente risibile. Forse invece riguarderà solo gli operatori italiani, che allora rimarranno ingiustamente discriminati rispetto agli stranieri privi di simili incombenze".

Secondo Cappato, alla riduzione della libertà di espressione coincide anche un danneggiamento grave del software "se questa normativa non sarà presto modificata o, meglio, del tutto abrogata". L'industria del software tradizionale, secondo Cappato, "dovrà probabilmente sopportare ingenti spese per adeguare la procedura di distribuzione nel mercato italiano, rispetto a una normativa che non ha riscontro nel resto del mondo".

"Per motivi simili - ha continuato l'esponente radicale - questa disposizione della Legge Urbani ostacola il software libero, il cui sviluppo è frutto di un'intensa e perpetua collaborazione internazionale che non può sopportare pesi e vincoli territoriali. Gli autori di Software Libero, inoltre, non hanno alcun interesse a limitare, controllare o anche solo appesantire con inutili avvisi la diffusione in rete delle loro opere, anche attraverso i canali del file-sharing".

Nell'imporre la visualizzazione di normative e ammonimenti vari sulle sanzioni previste dalla legge sul diritto d'autore, la Legge Urbani sembra muovere dall'erroneo principio per cui la diffusione di un'opera dell'ingegno debba essere sempre controllata o gestita dall'originario titolare dei diritti, e che al di fuori di tale controllo sia sempre illecita, dimenticando così che la comunicazione e la riproduzione di un'opera in rete sono diritti che l'autore può anche decidere di concedere agli utenti, impiegando una licenza libera quale la GPL per il software o una licenza Creative Commons per le altre opere. "In definitiva - ha concluso Cappato - si tratta di una legge miope e protezionistica che nel dichiarato intento di "promuovere la diffusione al pubblico e la fruizione per via telematica delle opere dell'ingegno", di fatto realizza l'effetto esattamente opposto".
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