Vola l'appello per una e-SocietÓ libera

In vista delle elezioni si sono moltiplicate le adesioni di candidati e partiti all'appello diffuso in queste settimane per un'Europa che promuova una SocietÓ dell'informazione fondata sul diritto e la libertÓ

Roma - Sono giÓ pi¨ di 100 le adesioni di candidate e candidati di vari partiti e movimenti che sono pervenute al sito www.cris-italia.info per l'appello dal titolo "Per una Europa protagonista di una societÓ dell'informazione sostenibile e incentrata sui diritti e sulla libera circolazione dei saperi".

Proprio ieri, a poche ore di distanza dalla consultazione elettorale con cui si sceglieranno i rappresentanti per il Parlamento di Strasburgo, i promotori dell'appello hanno diffuso una nota elencando le adesioni.

L'appello parla dei brevetti sul software e delle politiche fin qui seguite dall'Europa in tema di proprietÓ intellettuale che fino ad oggi, si legge nell'appello sono state "le tappe pi¨ evidenti e controverse della costruzione di una e-Europe chiusa, dove la conoscenza diventa una risorsa scarsa nelle mani di pochi, quindi di un mercato basato unicamente sulle regole del commercio e del profitto sulla privatizzazione dei saperi".
L'iniziativa, voluta da Piattaforma della SocietÓ civile verso il Summit sulla SocietÓ dell'Informazione (Tunisi 2005), associazione Il Secolo della Rete, Associazione Software LIbero, Rete Nazionale Ricercatori Precari, chiede tra le altre cose che gli eletti promuovano tutele per il software libero, il copyleft e l'uso personale nonchÚ di spingere sulla ricerca.

L'elenco completo di coloro che hanno aderito Ŕ reperibile qui
6 Commenti alla Notizia Vola l'appello per una e-SocietÓ libera
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  • Cito: "le tappe più evidenti e controverse della costruzione di una e-Europe chiusa, dove la conoscenza diventa una risorsa scarsa nelle mani di pochi, quindi di un mercato basato unicamente sulle regole del commercio e del profitto sulla privatizzazione dei saperi".


    Ok, i firmatari, che evidentemente sono contrari a quanto sopra mi spieghino una cosa. E' un decennio che si dice che la produzione fisica ormai è in declino, che non è più un cavallo su cui puntare per il futuro. E' un decennio che si dice che il futuro è il mondo delle idee e dei saperi, dell'economia dell'informazione, come si usava dire.

    Ora, come anche il più stordito si può rendere conto, le cose stanno andando esattamente così. La produzione è delegata ai paesi del terzo mondo, che producono la gran parte di quello che i vostri occhi vedono, compreso il monitor e il computer che avete di fronte. E non c'è verso di recuperare la situazione per il semplice motivo che la produzione è ormai altamente automatizzata e chiunque può produrre ovunque (circa) quel che vuole, visto che basta avere i soldi per comprarsi i macchinari! Finchè le cose erano fatte a mano si poteva parlare di esperienza, ormai con l'automazione è in parte cosa andata. Basta mettere su un impianto e pagare qualche tecnico e ingegnere della produzione occidentale (che vendono il loro sapere, guarda un po') per mettere su un bell'impiantino che sforna roba di qualità tale e quale da Biella a Timbutku.... come del resto la Cina dimostra.

    Quindi, data per persa la produzione fisica, al massimo ridotta a nicchia di "prodotti di qualità", inevitabilmente limitati ad un pubblico ristretto a cui questa qualità frega qualcosa, secondo le teorie economiche in voga all'occidente per guadagnare resta la produzione delle idee. Ragion d'essere per cui tutti da Nike a IBM alla De' Longhi producono in Cina e limitrofi: il progetto è loro, i brevetti sono loro, le idee sono loro, il marchio è loro, la maggior parte dei soldi li incassano loro.

    Ma questi avveduti parlamentari ci dicono che il commercio delle idee è ingiusto, che "viva la conoscenza diffusa". Ok, ma allora il dubbio mi viene: ma secondo questi parlamentari allora il futuro economico dell'occidente qual'è? Qual'è il settore del futuro su cui puntare? Torniamo tutti a zappare i campi?

    Così, per curiosità...

  • - Scritto da: Ekleptical
    > E' un decennio che si dice che la
    > produzione fisica ormai è in declino,
    > che non è più un cavallo su
    > cui puntare per il futuro. E' un decennio
    > che si dice che il futuro è il mondo
    > delle idee e dei saperi, dell'economia
    > dell'informazione, come si usava dire.
    >
    > Ora, come anche il più stordito si
    > può rendere conto, le cose stanno
    > andando esattamente così. La
    > produzione è delegata ai paesi del
    > terzo mondo, che producono la gran parte di
    > quello che i vostri occhi vedono, compreso
    > il monitor e il computer che avete di
    > fronte. E non c'è verso di recuperare
    > la situazione per il semplice motivo che la
    > produzione è ormai altamente
    > automatizzata e chiunque può produrre
    > ovunque (circa) quel che vuole, visto che
    > basta avere i soldi per comprarsi i
    > macchinari!

    Si certo, macchinari fatti con know-how occidentale e operati da personale addestrato da occidentali (schiavi a parte).
    Comunque il punto non è questo: le industrie cinese sono più competitive SOLO perchè il tenore di vita dei lavoratori è inferiore al nostro (include le assenti legislazioni anti-inquinamento e così via). Quando arriveranno ad ottenere lo stesso dividendo della torta globale, sarà più conveniente avere la fabbrica dietro casa che non spedire merci per decine di migliaia di Km.

    > Finchè le cose erano
    > fatte a mano si poteva parlare di
    > esperienza, ormai con l'automazione è
    > in parte cosa andata.

    Palle. Il fulcro dell'efficienza è la conoscenza. La base dei prodotti di successo è la conoscenza. A meno di non volere prodotti tutti uguali e indistinguibili (mi ricorda la politica UE in campo alimentare... sarà un caso?)

    > Ragion d'essere per cui tutti da Nike a IBM
    > alla De' Longhi producono in Cina e
    > limitrofi: il progetto è loro, i
    > brevetti sono loro, le idee sono loro, il
    > marchio è loro, la maggior parte dei
    > soldi li incassano loro.

    La chiamano globalizzazione. Dicono che aiuti lo sviluppo di quei paesi.

    >
    > Ma questi avveduti parlamentari ci dicono
    > che il commercio delle idee è
    > ingiusto, che "viva la conoscenza diffusa".

    Commerciare le idee va bene. Le proprie però. Se un altro ha la stessa idea (leggi stessa procedura, stesso programma, interfaccia utente simile) non hai il diritto di impedirgli d'usarla. Poi discutiamo su quanto tempo. Non possiamo trattare il brevetto della grande multinazionale che lo nasconde perchè "cannibalizzerebbe il mercato che già deteniamo, teniamocelo come arma per il futuro" con il brevetto del poveraccio che ha studiato da solo per anni nei week-end e non riesce a portarlo in produzione perchè "è una buona idea, ma il rischio è eccessivo per prestarle tale cifra".
    Per le multinazionali brevetto valido tre anni. Così se vuoi farci i soldi LO USI. Per i piccoli, si può allungare, per aumentare la propensione a dargli credito.
    E' chiaro che finchè basta prendere dei soldi e usarli per spostare impianti in Cina per avere degli ottimi rendimenti (di breve, alla lunga i Cinesi ti mangiano, ma la carriera si fa sul breve, le banche che leggono un piano triennale già si contano sulle dite di una mano, e così via), be se basta questo per fare soldi allora si spiega perchè regrediamo invece di migliorare. Il capitalismo funziona quando COSTRINGE chi vuole fare profitti a impegnarsi in direzioni che presentano ESTERNALITA' POSITIVE. Se no è una forma di TOTALITARISMO (quella del denaro).


    > Ok, ma allora il dubbio mi viene: ma secondo
    > questi parlamentari allora il futuro
    > economico dell'occidente qual'è?
    > Qual'è il settore del futuro su cui
    > puntare? Torniamo tutti a zappare i campi?
    >
    > Così, per curiosità...

    Nel tuo caso.... va be' mi trattengo. Si punta a dirigere gli investimenti nei campi potenzialmente a grandissimo ritorno (per tutti) e a forte rischio. Il profitto è la ricompensa del coraggio, non della vigliaccheria e della sopraffazione.


  • dover'era tutta sta brava gente, sti difensori della libertà mentre diventavano leggi il deposito di siti alle biblioteche e il dl urbani??
    A me risulta che all'epoca solo un senatore dei verdi a cercato di fare (una mezza cosa)
    non+autenticato
  • Mandiamo nel nuovo Parlamento Europeo SOLO i CANDIDATI che hanno sottoscritto l' apello.
    Cacciamo dal nuovo Parlamento Europeo le CARIATIDI e i PRETORIANI parassiti e lobbisti delle multinazionali del SoftWare che sono contro la libera ciercolazione del sapere e contro l' OPEN SOURCE.
    Poi provvederemo anche a ripulire casa nostra liberando i nostri Parlamenti nelle elezioni Nazionali che si andranno a tenere.
    Via tutti gli Urbabi incompetenti e i loro tirapiedi scudieri.
    W l' OPEN SOURCE!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Mandiamo nel nuovo Parlamento Europeo SOLO i
    > CANDIDATI che hanno sottoscritto l' apello.

    Non servirà a nulla comunque il parlamento è una finzione, i nostri rappresentanti stanno lì a non far niente tranne i parassiti... in europa decide tutto la commissione (20 persone...) se non credi a me o a beppe grilloOcchiolino leggi qui http://www.italianiliberiassociazione.it/Edito04/n... e di conseguenza questo libro che scende più in dettaglio http://www.socialisti.net/caffe/ida_magli.htm
    non+autenticato
  • Nessun imbroglio! gli italiani sanno benissimo quanto conta il parlamento europeo (+ di quello italiano di sicuro) e sono europeisti proprio perchè sperano di abolire lo stato italiano.
    Difficile che in Europa vadano al potere mafiosi e fascisti come da noi

    - Scritto da: Anonimo
    > Non servirà a nulla comunque il
    > parlamento è una finzione, i nostri
    > rappresentanti stanno lì a non far
    > niente tranne i parassiti... in europa
    > decide tutto la commissione (20 persone...)
    > se non credi a me o a beppe grilloOcchiolino leggi
    > qui
    > www.italianiliberiassociazione.it/Edito04/not
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