
Roma - Ci hanno sparato addosso. Già pochi giorni dopo il suo apparire sulla rete, la Petizione contro la legge sull'editoria era nel mirino di coloro che avevano prodotto quella normativa, alle prese con una difficile e imminente scadenza elettorale. Dopo i giorni delle minimizzazioni sono seguiti quelli delle puntualizzazioni di molti, Franco Abruzzo in testa, che hanno dimostrato a tutti quale sia la natura del quadro legislativo in cui questa normativa si inserisce.
Nonostante l'evidenza, siti "importanti" e testate giornalistiche "ufficiali" hanno in molti casi fatto a gara per ignorare quanto stava accadendo o, peggio, si sono accodati codardamente a prese di posizione di infimo spessore, forse addirittura per calcolo economico, viste le prebende di cui si parla nella legge.
Abruzzo, in una chiacchierata telefonica di qualche tempo fa, mi ha ribadito, da esperto di legge qual è, come non ci si possa nascondere dietro ad un dito perché la legge sull'editoria e tutto quello che l'ha preceduta porta dritto ad un obbligo di registrazione per chiunque "faccia informazione". Con grande trasparenza e onestà intellettuale, Abruzzo non solo dimostra che questa è effettivamente la situazione ma si schiera anche a favore di regolamentazione e registrazioni.
Con la stessa trasparenza, i più di 53mila firmatari e i più di 3.300 siti che hanno sostenuto la petizione in queste settimane si schierano, invece, contro questa legge e contro quello che rappresenta. Tutti loro, tutti noi, riteniamo che internet non possa essere soggetta a regole costruite in altri tempi, quando la possibilità della comunicazione era l'esercizio del potere di pochi.
Internet sta continuando, da anni, a trasformare la comunicazione e l'informazione, rendendo a tutti accessibili dati e fonti un tempo inesistenti oppure irraggiungibili. Oggi chiunque può, su internet, presentare al mondo sé stesso, le proprie idee, la propria creatività.
Pensare di poter legare la dinamicità di un mezzo di comunicazione per sua natura orizzontale e sfuggente, proprio come lo sono i rapporti umani, ad una infrastruttura normativa costruita sull'obsoleta necessità del controllo dell'informazione, equivale a chiedere ad un elefante di camminare su un prato senza calpestarne i fili d'erba. Una richiesta che non solo suscita ilarità perché nasce dalla totale ignoranza della fisica elementare ma ci fa anche temere per la buona salute di quel prato. E non abbiamo intenzione di tacere mentre Dumbo, credendo di svolazzare su quell'erba, ne fa polpette.
Paolo De Andreis