Internet (ora) non induce alla depressione

Alcuni scienziati tre anni fa sostenevano il contrario. Ma ora studi degli stessi studiosi rovesciano il verdetto. Si parla di stress

Pittsburgh (USA) - Tre anni fa Robert Kraut, psicologo della prestigiosa università americana Carnegie Mellon, aveva affermato in un proprio studio che l'uso di internet poteva, in certe condizioni, indurre alla depressione. Ora Kraut, alla luce di un nuovo studio, sostiene qualcosa di molto diverso.

"O internet è cambiata - afferma lo psicologo - oppure gli utenti hanno imparato ad usarla in modo più costruttivo, oppure entrambe le cose". Kraut si è difeso per lungo tempo contro gli attacchi di altri studiosi secondo i quali lo studio di tre anni fa non era sufficientemente accurato.

Kraut spiega che tre anni fa, su un campione di giovani e di adulti di 93 diverse famiglie che si connettevano ad internet da almeno 12 mesi e da non più di 18, si rilevò che più la rete veniva utilizzata, più "pesante" era la depressione che coglieva gli individui...
Secondo il nuovo studio, chi è in rete da due o tre anni non si deprime né si sente solo ma, avverte Kraut, in generale si noterebbe un aumento dello stress. Gli studiosi sostengono che ora la rete è maggiormente integrata alla vita, anche sociale, di ogni giorno, grazie all'email o all'instant messaging, ma lo stress c'è, eccome. "Gli utenti - sostiene Kraut - si stressano perché la rete diventa una cosa in più nella loro lista delle cose di cui occuparsi".

Nel dettaglio, secondo Kraut gli estroversi beneficiano più degli introversi dall'andare online. In particolare, per i primi l'uso della rete si tradurrebbe in un umore migliore, in minore sensazione di solitudine e in un accrescimento della stima personale. Nel secondo caso, invece, infelicità e solitudine aumenterebbero con l'aumentare del tempo di connessione. Non solo, se un estroverso utilizza la rete soprattutto per contatti sociali, un introverso tenderebbe ad utilizzarla più che altro per l'intrattenimento.
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5 Commenti alla Notizia Internet (ora) non induce alla depressione
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  • Fin da quando la dottoressa Kimberly Young ha pubblicato il suo (inutilmente) famoso lavoro sulla IAD, inventando la definizione di Internet Addiction Disorder (peraltro mai riconosciuta dall'APA, associazione statunitense degli psichiatri), dall'altro lato dell'oceano ci hanno bombardati con ogni sorta di idiozie insensate riguardo agli effetti di internet sugli psicolabili tendenziali e sugli adolescenti affiliati alla setta degli onanisti ottomani.

    Anche studi analoghi compiuti in Italia hanno solo confermato notizie che farebbero la gioia di Monsieur de La Palice: "...i soggetti più esposti sono quelli dotati di personalità debole, non completamente definita, insoddisfatti del proprio grado di relazionalità affettiva e sociale." (da uno studio dei professori A. Salvini, docente di psicologia all'università di Padova, e M. di Giannantonio della Cattolica di Milano).
    Insomma, si parla sempre e comunque di gente che andrebbe spontaneamente in paranoia anche davanti ad un flipper, un forno a microonde o (peggio) alla TV, magari spenta.

    Bella scoperta ! Viene voglia di esclamare, parafrasando un noto spot.

    Adesso salta fuori il dottor wurstel, oh pardon, Kraut, che invece si autocontraddice direttamente, contravvenendo quindi ad una pratica basilare della ricerca nelle scienze umane e sociali, ovvero l'uso strumentale di dati statisticamente artefatti per fomentare accesi ed interminabili battibecchi tra studiosi astiosi, a metà strada tra la lite tra comari al mercato paesano e la faida secolare.

    Niente male, devo dire, la scienza psichica può vantarsi di annoverare dei veri geni tra le sue fila, profondi conoscitori dell'umana natura, che propongono innovative intepretazioni ad ogni piè sospinto. Forse perchè queste ricerche hanno come campione il popolo statunitense, notoriamente privo di cultura generale, credulone ed isterico ? Ai posters l'ardua sentenza...
    non+autenticato
  • Kraut, che invece si autocontraddice
    > direttamente, contravvenendo quindi ad una
    > pratica basilare della ricerca nelle scienze
    > umane e sociali, ovvero l'uso strumentale di
    > dati statisticamente artefatti per fomentare
    > accesi ed interminabili battibecchi tra
    > studiosi astiosi, a metà strada tra la lite
    > tra comari al mercato paesano e la faida
    > secolare.
    questo succede perche' la psicologia non e' una scienza
    non+autenticato

  • - Scritto da: il nasi
    > questo succede perche' la psicologia non e'
    > una scienza
    Bella scoperta !

    Peccato che succeda anche tra gli astrofisici: Smolin, Hawking, Barrow, la Hack...
    tutto sommato, neanche l'astrofisica è una scienza !
    non+autenticato

  • > Peccato che succeda anche tra gli
    > astrofisici: Smolin, Hawking, Barrow, la
    > Hack...
    > tutto sommato, neanche l'astrofisica è una
    > scienza !
    ???
    ma non dire stupidate, non capisci nulla Triste
    la fisica e' una scienza perche' e' basata su fatti reali e non su sondaggi
    non+autenticato
  • Già,l'acqua è bagnata,le salite sono faticose e gli studiosi sempre più imbecilli.Che novità un coltello in mano a mia mamma serve per tagliare il polpettone,a charles manson a squartare una giovane signora,non c'è che dire uno studio esplicativo.
    non+autenticato