Interviste/ Difendiamo l'antispam in Europa

Parla Furio Ercolessi, membro del comitato esecutivo di EuroCAUCE, che spiega perché la decisione che in queste ore si sta prendendo a Strasburgo è di grande rilievo. E perché l'opt-out voluto da radicali e industria non è percorribile

Interviste/ Difendiamo l'antispam in EuropaRoma - In queste ore l'Europa si sta prendendo una decisione di grande rilievo: accettare o meno l'opt-in, ovvero il diritto per l'utente-cittadino di non ricevere, da imprese o partiti, posta elettronica non richiesta.

Per capire quanto sia rilevante il controverso problema abbiamo parlato con Furio Ercolessi (*), antispammer storico e membro del comitato esecutivo dell'organizzazione europea contro l'email abusiva EuroCAUCE.

Punto Informatico: Marco Cappato, europarlamentare radicale, ha fatto approvare una prima relazione che sostanzialmente chiede che l'Unione Europea accetti il concetto di opt-out in materia di posta elettronica. Chiede cioè che le imprese o i partiti possano inviare almeno una email a qualunque utente internet e che questo possa chiedere la cessazione di successivi invii. Che ne pensi? Ti sembra una strada praticabile?

Furio Ercolessi: Una strada del genere è irta di difficoltà. La più importante ha a che fare con la crescita di Internet, la natura uno-a-molti dello spam, e il costo molto basso associato alla trasmissione di un singolo messaggio. Ciò fa sì che, in uno scenario opt-out, ogni mailbox sia destinata a ricevere un numero sempre crescente di comunicazioni.
In altre parole, questo approccio non scala con la crescita di Internet e non può che portare a congestione. Non mi riferisco tanto a congestioni di banda o server, ma alla capacità di ciascuno di noi di processare informazione giunta via email.
Nell'Unione europea ci sono circa 20 milioni di imprese. Se solo l'1% di queste decidesse di mandare anche un solo messaggio all'anno a ogni cittadino ci troveremmo a dover gestire circa 500 messaggi giornalieri, o in media uno al minuto per le 8 ore lavorative di una giornata. In uno scenario del genere cosa dovremmo fare, spendere l'intera giornata lavorativa a spedire messaggi per disiscriversi da liste, mentre nel frattempo continuano ad arrivare altri messaggi da nuove liste sempre diverse? E tutto questo senza tener conto delle sorgenti situate negli altri continenti, e del fatto che una parte della giornata dovrebbe restare destinata alla "vera" email personale, e magari anche a svolgere altro lavoro!

D'altra parte, tutto ciò è ben conosciuto alla Commissione Europea, la cui proposta per la nascente direttiva sulla E-Privacy (nota con la sigla COM(2000)385) prevede uno schema opt-in. COM(2000)385 è il risultato di un lavoro molto serio e durato anni da parte dei gruppi di lavoro che si occupano di Protezione dei Dati in seno all'Unione Europea.
Questa proposta ha avuto il benestare sia della Commissione per l'Ambiente, i Consumatori e la Salute Pubblica, che di quella per l'Industria, il Commercio Esterno, la Ricerca e l'Energia. Soltanto la Commissione per le Libertà e i Diritti dei Cittadini, la Giustizia e gli Affari Interni, di cui Cappato è portavoce, ha ritenuto di dover presentare un emendamento per sostituire l'opt-in con l'opt-out nel momento in cui la Direttiva è a un passo dal voto.

PI: Secondo Cappato ed altri, impedire l'invio di una email di "approccio" significa limitare la libertà di espressione e le opportunità dell'internet. L'antispam rappresenta un pericolo in questo senso?

FE: Per sfruttare le opportunità di Internet e preservare la validità dell'email come strumento di comunicazione fra le persone, è drammaticamente necessario controllare la quantità di informazione in transito, così come ad esempio parlare uno alla volta è necessario in qualsiasi assemblea affinché l'evento abbia un senso e non si riduca a puro caos.
La disciplina è necessaria affinché il sistema funzioni. Fra tutte le regole che si possono adottare, quella di lasciare scegliere a ciascuno che cosa ricevere è ottima: semplice, non discriminatoria, indipendente da contenuti o dalla "forza" del mittente, e quindi è in questo senso la scelta più equa e che assicura longevità all'email come strumento di comunicazione indipendentemente dalla crescita di Internet.

Chi vuole costruirsi un'audience per la propria lista dovrà attrarre l'attenzione dei potenziali iscritti con altri metodi, con costo per contatto più elevato che via spam, ma per questo motivo probabilmente ristretti già in partenza a un sottoinsieme della popolazione. Questo è un bene, non un male. La libertà di espressione non è lesa, ma viene salvaguardato il diritto di ciascuno di noi di utilizzare un servizio utile, di disporre del proprio tempo come desiderato, di non pagare di propria tasca la pubblicità altrui.
18 Commenti alla Notizia Interviste/ Difendiamo l'antispam in Europa
Ordina
  • Credo che la soluzione proposta da Marco Cappato, che autorizza l'invio soltanto per una prima e-mail e vieta l'inoltro delle successive se non su espressa autorizzazione del destinatario, sia una soluzione equilibrata e democratica per due motivi:
    1) Inviando una sola e-mail il traffico temuto dal Dott. Ercolessi verrebbe drasticamente ridotto anche considerando l'esempio numerico da lui riportato poichè tutto ciò potrebbe avvenire, appunto, una sola volta;
    2) La ritengo una proposta democratica perchè l'invio di e-mail è l'unica soluzione che, a costi relativamente bassi, consente di dar voce alle minoranze e ad iniziative nuove sia nel campo sociale che in quello politico ed economico. Tutti sanno quanto sia di fondamentale importanza, nell'attuale panorama socio-politico, per una minoranza la possibilità di far sentire la propria voce: come potrei fare a sapere dell'esistenza, per esempio, di una raccolta di firme contro la distruzione di una parte della foresta amazzonica per la costruzione, in sordina, dell'ennesima diga? Gli esempi potrebbero continuare a iosa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nazzareno Prinzivalli
    > 2) La ritengo una proposta democratica
    > perchè l'invio di e-mail è l'unica soluzione
    > che, a costi relativamente bassi, consente
    > di dar voce alle minoranze e ad iniziative
    > nuove sia nel campo sociale che in quello
    > politico ed economico.

    Lo spam sociale/politico/religioso e' numericamente assai inferiore a quello commerciale che promuove prodotti o servizi. L'emendamento piu' dibattuto (il n.42 in http://www2.europarl.eu.int/omk/OM-Europarl?PROG=R... )
    e' esplicitamente diretto a favorire l'invio di email non sollecitate _da parte di imprese_. La sua giustificazione dice infatti:

    "Una soluzione opt-in per la commercializzazione per posta elettronica penalizzerebbe la commercializzazione responsabile, ma non impedirebbe a quello illegittimo di continuare a inviare posta elettronica non richiesta. Quest'ultima è già coperta da speciali misure di protezione, fra cui l'articolo 7, paragrafo 1 della direttiva 200/31/CE e gli articoli 6 e 7 della direttiva 95/46/CE sulla protezione generale dei dati. Norme giuridiche più rigorose avrebbero unicamente l'effetto di ridurre lo stimolo per le imprese a sviluppare all'interno dell'UE efficaci soluzioni di software."

    Come gia' illustrato, ritengo che al contrario la soluzione opt-in favorisca e non penalizzi la commercializzazione responsabile. Quella opt-out favorisce gli irresponsabili. Mi puo' indicare quale criterio utilizzerebbe per decidere quale "iniziativa nuova in campo economico" sia meritevole di pubblicizzazione via UCE, e quale no? Tenendo presente che sarebbe poi il mittente a prendere la decisione.
    non+autenticato
  • Furio tieni duro, sei tutti noi! Sorride
    non+autenticato
  • ALEGO MAIL RICEVUTA ALCUNI GIORNI FA; HO INVIATO ACUNE MAIL DI PROTESTA ALL'ON. MENNEA; NN HA NEANCHE CHIESTO SCUSA....
    CREDO CHE LO SPAMMIG SIA TALE INDIPENDENTE DAL MTTENTE E DAGL SCOPI DICHIARARTI (BENEFICIENZA VS O IMPICITA PROPAGANDA...)...

    ----- Original Message -----
    From: Pietro-Paolo On. Mennea
    Sent: Wednesday, September 05, 2001 2:45 PM
    Subject: comunicato


    Cari Amici,
                       con questa e-mail, vorrei seguitare ad informarVi in merito all'asta benefica in favore dei superstiti del crollo del palazzo di Via Giotto a Foggia.
    L'asta continua con grande successo, ed è appena iniziato il secondo mese con altri dieci oggetti, credo molto interessanti, che potrete visionare sul sito www.pietromennea.it
    Desidero comunque scusarmi con quanti non avessero gradito ricevere questa e-mail, agli altri chiedo invece di diffonderla tra tutti i loro amici.
                     Un caro saluto a tutti
                 Pietro Mennea

    COMUNICATO STAMPA

    Pietro Mennea mette all'asta oltre 70 pezzi di storia sportiva mondiale a favore dei superstiti del drammatico crollo del palazzo di Foggia .

    Roma, 4 settembre 2001 - Pietro Mennea, la mitica "freccia del Sud", campione olimpico dei 200 m. a Mosca nel 1980, che ha regalato mille emozioni agli italiani, ha deciso di sorprenderci ancora una volta con un grande gesto di solidarietà: organizzare il più grande evento a scopo benefico nella storia delle aste sportive online a sostegno dei superstiti del drammatico crollo del palazzo di Foggia (11 novembre 1999) che provocò la morte di 67 persone.

    Grazie al diretto interessamento di Pietro Mennea, molti grandi campioni dello sport nazionale e mondiale hanno donato oltre 70 pezzi della storia dello sport mondiale saranno messi all'asta sul sito www.pietromennea.it e in collaborazione con QXL.it, e XENIA srl servizi multimediali.

    L'evento sarà on-line per alcuni mesi e le aste saranno suddivise in diverse tranche che vedranno protagonisti di volta in volta gruppi di fantastici oggetti appartenuti ai campioni dello sport mondiale. Per tutto questo periodo gli utenti potranno collegarsi in qualsiasi momento alla pagina dedicata e partecipare alle aste in corso oppure attendere l'oggetto del campione più amato.

    Dal 6 settembre, fino al 30 settembre, partirà la seconda tranche di memorabilia online con oggetti appartenuti ai seguenti campioni:

    Sara Simeoni, Rui Costa, Filippo Inzaghi, Cafù, Christian Vieri, Weah, e non poteva mancare un oggetto di Pietro Mennea. L'asta di questo mese si presenta particolarmente interessante perché saranno presenti gli oggetti di ben tre campioni del mondo: El Guerrouji che ha vinto i campionati del mondo di atletica leggera sulla distanza di 1500 M., Fiona May che si è aggiudicata il titolo mondiale nel salto in lungo a Edmonton, ed infine, dulcis in fundo, Michael Schumacher, neo campione del mondo di Formula 1.
    Gli appassionati sportivi, potranno scoprire quali saranno gli oggetti messi all'asta cliccando sul sito: www.pietromennea.it

    Intanto continua la adesione dei campioni alla iniziativa benefica, l'ultimo oggetto pervenuto è stato la cerata di Giovanni Soldini che ha indossato nella Europe One New Man Star ( transatlantica in solitario del 2000 ) .
    non+autenticato
  • Ovviamente l'importante è che inseriamo in fondo alla mail che può tranquillamente decidere di non ricevere più ns e-mail (gli argomenti sono a ns discrezione: commenti sulla squadra di calcio del cuore, il governo berlusconi, la caccia al cinghiale nella bassa Toscanaecc)

    Siamo in 10.000.000 su internet, con una media di 3 caselle di mail a testa= 30.000.000 nella casella mail di Cappato.

    Magari per un po' non ci delizierà con le sue cazzate perchè dovra spendere il suo tempo per le varie cancellazioni

    Che ne dite??

    Maranza
    non+autenticato

  • - Scritto da: maranza
    > Siamo in 10.000.000 su internet, con una
    > media di 3 caselle di mail a testa=
    > 30.000.000 nella casella mail di Cappato.

    Molto prima che si arrivi a quel numero quella
    mailbox sarebbe morta.

    Volendo dedicare del tempo alla causa, ritengo
    piu' produttivo contattare i membri del Parlamento
    Europeo che si ha eletto, spiegando loro che
    non si vuole l'adozione deli emendamenti opt-out,
    e che la proposta opt-in della Commissione va
    benissimo cosi' com'e'.

    I numeri di fax di Strasburgo sono in fondo a
    http://www.nic.it/cgi-bin/wa?A2=ind0109&L=anti-spa...
    Qualcuno ha anche un indirizzo email "reperibile
    in archivi pubblici" Sorride

    non+autenticato
  • Caro Furio

    Ovviamente la mia era una provocazione!

    Grazie per la tua segnalazione.

    Maranza
    non+autenticato
  • Per regolare internet e anche lo spammer ci vuole tecnologia, non leggi. Con le leggi si crea solo tanta confusione e malcontento (Le leggi sulla privacy ci sono e io continuo a ricevere 30 email non desiderate al giorno). Secondo me affacciarsi negli USA per capire cosa fanno loro non è una cattiva idea, senza di loro internet non ci sarebbe!

    Grazie
    non+autenticato


  • - Scritto da: MIKI

    > Secondo me affacciarsi negli USA per capire
    > cosa fanno loro non è una cattiva idea,
    > senza di loro internet non ci sarebbe!


    tanto X fugare qualche dubbio.... anche senza l'Europa internet non ci sarebbe.

    v. CERN
    non+autenticato
  • Gli USA ti spammano la mail tutti i giorni
    non+autenticato


  • - Scritto da: MIKI
    > Per regolare internet e anche lo spammer ci
    > vuole tecnologia, non leggi. [cut]

    Conosci poco il problema, e' evidente.
    Se una legge dovesse consentire la pratica
    dell'opt-out, a che diamine di tecnologia
    vorresti appellarti, di grazia?
    non+autenticato


  • - Scritto da: MIKI
    > Secondo me affacciarsi negli USA per capire
    > cosa fanno loro non è una cattiva idea,
    > senza di loro internet non ci sarebbe!

    Veramente mi risulta che la Rete sia frutto del lavoro sviluppato al CERN di Ginevra, in Europa... poi che gli USA tirino sempre fuori la balla di Arpat...

    non+autenticato
  • Semmai al CERN e' nato il web, non la rete.
    Comunque sono discorsi che hanno poco senso. A che serve sapere dove e' nata o si e' sviluppata piu' velocemente la rete?
    Non si stava discutendo di se e come vada regolamentata?
    non+autenticato
  • - Scritto da: MIKI
    > Per regolare internet e anche lo spammer ci
    > vuole tecnologia, non leggi.

    Che ci voglia tecnologia e' fuori discussione.
    Ma ci vogliono anche leggi. Attenzione! La
    tecnologia si sviluppa in modo continuo e
    indirizza i problemi correnti - invece nuove
    leggi una volta varate restano in vigore per
    diversi anni, e se sono sbagliate una volta che
    ci sono arrecano danni.

    La legge non ci serve per lo spammer "sporco"
    (open relays, forged headers), che eliminiamo
    con la tecnologia. Ci serve per fermare la
    corporation o la grossa azienda di marketing che
    ritiene che le mailbox siano un canale pubblicitario
    liberamente fruibile da chiunque.
    Lo spam "corporate" o "mainsleaze" sta crescendo molto piu' rapidamente, ed e' ora di quello che
    ci stiamo occupando.

    > Secondo me affacciarsi negli USA per capire
    > cosa fanno loro non è una cattiva idea,
    > senza di loro internet non ci sarebbe!

    L'Europa in materia di protezione del cittadino
    e' il continente piu' avanti di tutti. Non deve
    affacciarsi da nessuna parte, ma bensi' andare
    diritto per la sua strada e definire un esempio.
    Inoltre, la situazione dello spam negli USA
    e' tutt'altro che rosea.

    non+autenticato
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