Il Partito di Internet

di Massimo Mantellini. Un disk-jokey ha fondato il Partito della Rete. Nel programma anche l'innamoramento, ma non l'amore, e il tradimento. Sullo sfondo, media e sigarette che fanno sballare

Il Partito di InternetRoma - Pierluigi Diaco, chi è costui? Dicono le sue note biografiche che abbia 23 anni e che conduca e scriva programmi televisivi da quando ne aveva 16. Che conduca un programma notturno di "sentimenti" su radio Rai chiamato "Il pittore" assai seguito da frotte di ragazzine che tempestano di email il suo indirizzo di posta elettronica e che tenga (perfino) uno spazio settimanale su "Il Foglio" dal titolo "Dj e DS".

E allora? Perché mai dovremmo occuparci di un giovane di bell'aspetto con una ampia predisposizione per l'esibizionismo mediatico? Lo facciamo perché Pierluigi Diaco in questi giorni è stato al centro delle cronache per aver fondato "Il partito di Internet".

Sembra uno scherzo e forse (lo speriamo) lo è, questa iniziativa corredata di piattaforma programmatica nella quale è possibile leggere:
"Il Partito di Internet nasce con l'obiettivo nobile di "rischiare la felicità". E ' un movimento di individualisti, di persone per bene, di identità forti e romantiche, di personalità complesse e ambiziose, di uomini e donne speciali. Il Partito di Internet è "Il Partito del Non Voto", ovvero quello spazio franco dove si muove l'intelligenza e la diffidenza, la possibilità e la voglia di cambiare, la volontà e il potere delle idee".

Lo spazio dove si muove l'intelligenza, quindi. Fornito di sette punti programmatici:

1)INDIVIDUALISMO
2)DIVERTIMENTO
3)FANTASIA
4)INNAMORAMENTO(E NON AMORE)
5)SERENITA' INTELLETTUALE
6)PASSIONE E SESSUALITA'
7)TRADIMENTO


dei quali niente è possibile sapere in quanto il suo proponente-dj-presentatore li illustrerà "poi" in spazi di intelligenza appositi. Che sarebbero le pagine del settimanale GQ, dove, fra una tetta di Monica Bellucci, la recensione di un sigaro cubano e un vademecum per fare sesso alla cinese, il Partito di Internet di Pierluigi Diaco verrà spiegato alle masse.

"Siamo soli, laici, rivoluzionari, tecnologici, esteti, profetici, contenti, sorridenti, possibili, amanti, generosi e "inventori" di nuovi lavori", ci dice ancora il bel disk jokey. Mancano solo i paracadutisti e gli ufologi di Gaberiana memoria e poi ci siamo proprio tutti in questo parlare senza senso che riempie le striminzite pagine del programma del Partito di Internet. Un movimento del quale non sarebbe stato certo il caso di parlare se non fosse che certe stupidaggini acquistano in Italia rapida audience (perfino l'ANSA ci ha costruito un comunicato stampa) e diventano in un istante iniziative autorevoli e con un notevole seguito. Restiamo comunque egualmente orripilati nel leggere che perfino l'Herald Tribune del 26 ottobre ha riportato la notizia della discesa in campo del DJ italico.

In ogni caso, un elenco di parole in libertà incastrate in maniera affascinante può forse risultare interessante se le si affida alla volatilità dell'etere durante trasmissioni notturne; vergate su una pagina web appaiono invece per quello che sono e invitano rapidamente a raggiungere spazi di intelligenza "altrove".

Per finire. Nel novembre del 1999 il bel Pierluigi aveva rilasciato una illuminante intervista a Valentina Furlanetto di Caffè Europa nella quale, confessando la sua totale ignoranza sulle cose di Internet, già faceva prevedere il suo futuro interesse verso l'iniziativa oggi intrapresa quando, rispondendo al quesito "Ti è mai venuto in mente di fare qualcosa su Internet?, diceva:
"L'idea è quella di interagire con persone che si sentono importanti, cioè che hanno un senso d'importanza intrinseco..."
L'intervistatrice disperata replicava: "Ma è un progetto reale o solo un'ipotesi fantasiosa?"
E Diaco:"E' un progetto di ieri notte, pensato dopo un sacco di canne..."

Leggendo il programma e i commenti sulla stampa alla iniziativa del Partito di Internet ci viene il sospetto che Pierluigi Diaco, per sua e nostra sfortuna, sia nel frattempo passato all'uso di sostanze psicotrope ben più potenti.

Massimo Mantellini
TAG: italia