Clamorosa sentenza su Yahoo!

Una decisione senza precedenti quella di un tribunale di Parigi che intende imporre sanzioni ad un'azienda americana per quanto avviene su un server che si trova negli USA. Una questione così pesante che probabilmente non finirà qui

Clamorosa sentenza su Yahoo!Roma - Come temuto il caso delle aste di oggetti nazisti disponibili sul sito americano di Yahoo! hanno portato ad una sentenza che non ha precedenti: un tribunale francese ha intimato all'azienda statunitense di impedire che gli utenti Internet francesi possano accedere a certe aste del sito ospitato da server USA.

Si tratta di un fatto assolutamente nuovo che crea non poca maretta nel campo del diritto internazionale. E ci si chiede cosa accadrebbe se Yahoo si rifiutasse di ottemperare alle richieste di Parigi, cosa che comunque appare assai improbabile che accada.

A Yahoo, che dovrà ottemperare alla sentenza entro tre mesi, secondo il tribunale, verrebbero addebitati 30 milioni di lire in sanzioni per ogni giorno di ritardo. Il portalone dovrebbe individuare con sistemi automatici il 70 per cento dei navigatori provenienti dalla Francia, per inibire loro l'accesso a quelle pagine e per il rimanente 30 per cento dovrebbe provvedere mediante l'uso di filtri sulla cui efficacia gli esperti nutrono seri dubbi.
In realtà la decisione del tribunale parigino era nell'aria da tempo, vista anche la prima sentenza del tribunale, decisamente a favore delle tesi dell'Unione degli studenti ebrei di Francia secondo cui era inammissibile che i cittadini francesi, a cui è vietato il commercio di oggetti di derivazione nazista, potessero partecipare alle aste in cui questi oggetti venivano scambiati. Una posizione che aveva trascinato Yahoo in tribunale.

Sulla questione è intervenuto ieri il presidente dell'ADUC, Vincenzo Donvito, secondo cui "si è toccato il ridicolo e l'assurdo. Saremo ben lieti di vedere cosa faranno i tecnici di Yahoo per mettere in pratica l'imposizione giudiziale francese". Internet è libertà e responsabilità, sostiene Donvito, "e la sentenza di Parigi è la sua negazione: in modo goffo, con leggi che non potranno mai essere applicate e che mettono a nudo solo l'incapacità degli amministratori di questa giustizia di sentenziare la fine del loro potere lì dove si sviluppa conoscenza e futuro, in Internet".
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