Devo dire che dopo le notizie che passano in TV e sui giornali il mio primo pensiero è stato "ma sono coXlioni? viene data a questi bambini la possibilità di andare a vivere in un Paese in cui hanno una qualche possibilità in più, la possibilità magari di sfuggire alla guerra, alla miseria, ecc. e non la prendono al volo?"

Bé, pare che la realtà sia un pochino diversa
http://www.beppegrillo.it/2014/01/i_bambini_del_co...

Nel link qui sopra parla un tizio che conosce la cultura del luogo e mi sembra che il modo in cui vengono considerati, almeno teoricamente, i bambini dalle loro parti sia molto più civile del nostro.

Lasciando da parte ora i bambini soldato, le guerre, la miseria, ecc., fenomeni che indubbiamente esistono dalle loro parti ed esistono un po' meno dalle nostre, direi che la loro idea di "bambino" è molto più vicina a quella ideale che ho io di quanto pensassi possibile.

Nella nostra società, e in genere in tutto l'occidente, il bambino viene visto come una sorta di proprietà dei genitori anziché come una persona vera e propria che fa parte di quella comunità. I genitori infatti si devono occupare del bambino, i genitori scelgono che scuole deve fare, come deve vestire, cosa deve imparare, chi deve frequentare, ecc.

In Congo pare non sia così. Da quanto dice il tipo nell'articolo pare proprio che da loro il bambino sia parte di una sorta di "famiglia allargata" che comprende un po' tutti i componenti della comunità in cui è nato tanto che il concetto di "orfano" nemmeno esiste nel loro linguaggio.

Anche io teorizzavo una società simile, in cui non esiste il concetto di possesso nei riguardi di una persona come invece accade qui in occidente; dove "padre" e "madre" esistono ma non hanno diritti speciali su quella persona e in cui il bambino stesso può scegliere chi vuole frequentare, da chi vuole imparare e chi prendere a proprio modello.
Non so se la società del Congo si spinge a tanto, probabilmente no, ma è certamente l'esempio più vicino al mio modo di vedere le cose che ho incontrato fin'ora. Non credevo infatti che questo modello (o comunque qualcosa di simile) fosse mai stato davvero adottato da qualche parte nel mondo dato che l'istinto dell'uomo a possedere si estende da sempre ben al di là degli oggetti.

Il problema quindi dell'adozione dei bambini di quel Paese è che travalica ciò che culturalmente quel popolo è in grado di concepire e accettare. Non per un limite loro... ma per la struttura stessa della loro società che non considera alcun loro bambino come "orfano" e quindi "adottabile".
Chiaramente se nessuno è un orfano allora nessuno può essere adottato perché la comunità che si occupa di quei bambini è ancora lì, esiste ancora, perciò la cosa non è vista come un'adozione, ma come un rapimento bello e buono.

Mi spiace naturalmente per quei genitori che volevano adottare quei bambini, probabilmente sono stati tratti in inganno da qualcuno o da qualche istituzione, ma IMO devono anche loro capire che il nostro modello culturale (IMO pessimo) non può e non deve essere imposto con la forza (come abbiamo sempre fatto in passato). Forse nel caso di quei bambini è già troppo tardi (nel senso che sono già venuti in contatto con loro e quindi forse hanno già stabilito legami affettivi) ma per il futuro chi va ad adottare bambini provenienti da culture diverse dalla nostra dovrebbe prima chiedersi se non sta facendo una (involontaria) violenza nei confronti delle persone che vivono in quelle comunità.