19 giugno 2013, 16.26

Una cintura per fare la mamma

Quando una coppia aspetta un bambino, il padre non sempre riesce ad essere coinvolto nell'attesa come accade alla madre. La gestante, infatti, ha l'opportunità di creare un'intima unione con il nascituro, che comunica con la madre anche semplicemente muovendosi nel ventre o scalciando, a ulteriore conferma della sua presenza. In queste occasioni, il padre rischia di essere messo da parte e tenta di partecipare alle sensazioni ponendo la propria mano sul ventre per cercare di carpire dall'esterno anche la più leggera movenza della nuova vita.
Il livello di partecipazione non può essere certo paragonabile a quello materno e per migliorare questa esperienza, nei laboratori Huggies hanno sviluppato due cinture capaci di trasferire i movimenti del nascituro dalla madre al padre.

cintura materna


La cintura che indossa la madre possiede dei sensori di movimento che trasducono il muoversi e lo scalciare del feto in impulsi elettrici. Questi vengono quindi inviati alla cintura che indossa sull'addome il padre, dove una serie di trasduttori motorizzati ritrasformano i segnali elettrici in movimento. In questo modo anche il padre può avere una migliore esperienza di quanto sta accadendo nel ventre materno, con il vantaggio della simultaneità della sensazione.

Per la realizzazione delle due cinture, Huggies ha collaborato con l'agenzia pubblicitaria argentina Ogilvy&Mather, ma la nota azienda di pannolini ha già fatto sapere che ci sono poche possibilità che questi dispositivi diventino dei prodotti reali disponibili in commercio, così come è già accaduto anche per il Twitter-pannolino.

Questa notizia non può non lasciare sconsolati i padri che, come natura vuole, dovranno accontentarsi ancora una volta di posare la loro mano sulla pancia della madre. C'è da tenere ben presente che comunque questo gesto influisce in modo positivo sul rapporto padre-bimbo fin dai primi istanti, in quanto il feto è capace di distinguere la voce e la mano del padre, riconoscendone i gesti di protezione.



(via Ubergizmo)

18 giugno 2013, 18.09

Finestre oscuranti con smartphone

Se in casa propria si vuole un po' di privacy o si preferisce filtrare la luce proveniente dall'esterno, ma si detestano le tende perché poco alla moda e sempre piene di polvere, si può ricorrere a Sonte.

Sonte


Sonte


Il progetto comparso su Kickstarter mira allo sviluppo di una pellicola capace di oscurare il vetro su cui viene appoggiata, sulla base di un input proveniente da un'app di uno smartphone collegata alla pellicola via WiFi.

Un'opzione futuristica da considerare come valida alternativa alle tradizionali tende, anche perché molto conveniente dal punto di vista economico. Infatti, a differenza delle tante soluzioni proposte dai centri di ricerca mondiali e basate sui materiali elettrocromici, Sonte non richiede la sostituzione delle finestre già montate nell'appartamento, non ha necessità di ulteriore investimenti in infissi speciali e può essere applicata a qualsiasi finestra, con un po' di sano fai-da-te.

È sufficiente tagliare la pellicola nella dimensione desiderata, avere un po' di accortezza nell'applicarla al vetro, collegare la piccolissima clip conduttrice in un trasformatore di corrente in cui è integrato un ricevitore WiFi e il gioco è fatto. Con una semplice app da scaricare sullo smartphone Android o iOS si può decidere la sorte della pellicola, rendendola oscura con un semplice tocco di dita.

La pressione sul touchscreen dello smartphone avvia il passaggio di corrente nel materiale della pellicola che cambia stato, rendendo il materiale più o meno opaco a seconda della differenza di tensione applicata ai capi della pellicola.

In questo modo, quindi, è possibile controllare anche da remoto lo stato di opacità di qualsiasi finestra e il materiale contiene anche un filtro UV per proteggere gli interni dai raggi solari estivi. L'ideatore suggerisce l'uso di Sonte anche per trasformare una qualsiasi superficie trasparente in un pannello su cui proiettare i propri film o videogiochi preferiti.

Per ora, comunque, Sonte non funziona in modo perfetto, in quanto al massimo della trasparenze tende comunque a bloccare circa il 30 per cento della luce proveniente dall'esterno, alterando anche la visuale, guardando da una certa angolazione. Allo stesso tempo, impostando il massimo dell'opacità, il materiale lascia passare circa il 5 per cento dei raggi luminosi incidenti.

Lo sviluppatore però ritiene che con ulteriori accorgimenti questi valori possano essere migliorati e per questo chiede aiuto economico alla community di Kickstarter. Il progetto Sonte deve raccogliere un finanziamento di 200mila dollari. La cifra, per quanto alta, non sembra impossibile da raggiungere, visto che, a distanza di 14 giorni dalla fine della raccolta, il progetto ha già incassato oltre 120mila dollari.
A tutti i finanziatori lo sviluppatore garantirà l'invio di un foglio Sonte. A seconda delle donazioni si potrà ricevere una pellicola delle dimensioni da 50 x 50 cm (con 65 dollari) fino a 1 x 2 m per donazioni di 374 dollari.





(via Mashable)

13 giugno 2013, 16.07

Una finestra polarizzata

Ricordate il vetro che diventa specchio con un'apposita pellicola progettata dal Japan's National Institute of Advanced Industrial Science and Technology (AIST)? L'obiettivo del progetto era cercare di ridurre notevolmente il passaggio di luce solare e quindi l'irraggiamento termico dovuto ai raggi solari, realizzando una sorta di isolamento termico degli ambienti. Questa tipologia di pellicola si basa su materiali elettrocromici, che quindi sono capaci di cambiare il proprio stato in base al passaggio di corrente elettrica. Per questo motivo, affinché funzionino, è sempre necessario una sorgente di tensione e quindi un'alimentazione elettrica.

Lo stesso istituto di ricerca insieme alla Sumitomo Chemical Co Ltd stanno sviluppando un'altra tipologia di pellicola passiva, cioè capace di regolare l'irraggiamento termico senza la necessità di generare un passaggio di elettroni.

finestra polarizzata


In pratica, la nuova concezione di pellicola si basa sulle proprietà fisiche degli angoli di riflessione e rifrazione e sulle variazioni che questi angoli subiscono quando i raggi passano da un materiale ad un altro. Inoltre, un altro assunto alla base di questo sistema è la differente angolazione dei raggi solari fra la stagione invernale e quella estiva.

Un po' come le lenti polarizzate, la pellicola è costruita unendo due differenti fogli trasparenti. In generale, se i raggi solari incidono sul primo foglio all'esterno con un angolo maggiore di un certo valore, questi vengono riflessi a tal punto da essere rimbalzati fuori dal foglio, evitandone così il passaggio al foglio successivo. Questa condizione avviene durante la calda stagione estiva, realizzando così un isolamento termico dell'ambiente interno.

Al contrario, in inverno, i raggi colpiscono la superficie della pellicola con raggi di incidenza inferiori, che consentono quindi il passaggio del raggio stesso attraverso il primo foglio della pellicola e la successiva rifrazione nel secondo foglio con deviazione del percorso a cui il raggio è sottoposto.

Il fenomeno della rifrazione porterebbe con sé come conseguenza una visione distorta dell'esterno e il materiale non sarebbe quindi perfettamente trasparente.
Questa problema è stato superato, facendo corrispondere nella pellicola due fogli non paralleli fra loro, ma composti comunque in modo tale che l'effetto di rifrazione fosse cancellato, per realizzare così una completa trasparenza del materiale.

AIST ha considerato dunque che il quantitativo di luce solare potesse essere controllato attraverso l'angolo di incidenza dei raggi solari e ha sviluppato un programma di analisi del percorso dei fasci luminosi, ottenendo così alcune informazioni importanti sulla riflessione e trasmissione della luce solare.

Sulla base di queste analisi, AIST ha individuato la giusta struttura per bloccare i raggi solari diretti, pur realizzando la tipica trasparenza delle finestre. Definito il processo tecnologico, Sumitomo Chemical ha creato un prototipo della pellicola, di cui comunque vanno ottimizzati ancora alcuni aspetti, per arrivare a una completa commercializzazione del prodotto entro i prossimi due o tre anni.

(via Gizmodo)

12 giugno 2013, 17.01

Salubri spifferi

Una delle cause che porta a una sensazione di stanchezza fisica e di malessere quanto si sta per troppe ore in uno stesso ambiente con più persone e cattiva aerazione, potrebbe essere l'elevata concentrazione di CO2 che si genera a causa degli scambi gassosi dovuti alla respirazione. Questo problema sembra accentuarsi nei posti di lavoro, dove la qualità dell'aria rischia di essere pessima, proprio perché più persone condividono il medesimo ambiente sfruttandone l'ossigeno ed emettendo CO2. Non è poco comune, infatti, assistere a persone che di punto in bianco si alzano e aprono finestre o porte, proprio perché avvertono in qualche modo un malessere e la necessità di "rinnovare l'aria". Non è un caso che le stesse normative per i luoghi di lavoro consigliano una concentrazione di CO2 nell'ambiente di 1000 ppm, con un valore limite massimo di 1500 ppm.
Sfruttando questa indicazione e per aggirare il problema, i ricercatori del Fraunhofer Institute for Microelectronic Circuits and Systems IMS, insieme a Athmer Company hanno progettato una porta intelligente.

porta


L'obiettivo di questa porta di nuova concezione è semplice: mantenere i livelli di CO2 sempre al di sotto dei limiti di guardia, mantenendo così un'aria dei locali più salubre.

Per realizzare questo scopo, la porta è collegata a un sensore di CO2, capace di tracciare il livello di gas nell'ambiente.
Quando la quantità di CO2 nel locale monitorato supera una certa soglia, il sensore invia dei segnali elettrici a un piccolo motore, capace di sollevare leggermente il sottoporta per consentire così una migliore circolazione dell'aria, con conseguente decremento della concentrazione di CO2 della stanza.

Inoltre, se collegata al sistema di ventilazione interna, la porta intelligente è anche in grado di azionare un sistema di estrazione dell'aria e di riciclo. L'impianto termico, poi, viene attivato di conseguenza per il mantenimento della temperatura, fin tanto che non si richiuda il sottoporta a seguito dell'abbassamento del diossido di carbonio. Il sistema, quindi, è in grado di calcolare il miglior compromesso fra concentrazione di anidride carbonica e temperatura, per migliorare l'efficienza energetica.

La porta intelligente è pensata per le strutture di nuova generazione, come le costruzioni commerciali e da ufficio, spesso prive di finestre perché ventilate da un sistema di aerazione integrato, progettato con lo scopo di mantenere la più alta efficienza energetica.

Gli sviluppatori sono anche al lavoro per fare in modo che la porta intelligente riesca anche a intervenire come sistema di regolazione dell'umidità per uffici e case più salubri.

(via Phys.org)

11 giugno 2013, 17.24

Una ghigliottina quasi reale

Portare i videogiochi horror a un nuovo livello di coinvolgimento, replicando il successo di determinati titoli videoludici, come Resident Evil, con il passaggio dalla modalità di gioco in terza persona alla modalità in prima persona.
Questo potrebbe essere l'obiettivo di cui si è voluto dare dimostrazione all'ultimo Exile Game Jam con Oculus Rift.

Oculus Rift


Questo dispositivo è un Head Mounted Display (HDM), meglio noto dalle nostre parti come casco visore, capace di creare una realtà tridimensionale impressionante, a tal punto da far rivivere agli utenti una vita parallela degna di un Tagliaerbe moderno.

Il dispositivo, che ha avuto origine da un progetto Kickstarter iniziato con un obiettivo di finanziamento di soli 250mila dollari e terminato con una raccolta pari a due milioni e 450mila dollari, riesce quindi ad amplificare in modo impressionante l'immersività delle applicazioni.

A darne un esempio inquietante e mozza...testa, all'Exile Game Jam, Oculus Rift è stato fatto provare ad alcuni utenti con una demo dell'applicazione Disunion.
Il giocatore si ritrova appoggiato su un ceppo in legno, con una folla urlante, che inneggia alla morte e una persona alla propria destra che urla in modo irritante. Si ha solo il tempo di guardare verso l'alto, vedere che c'è una lama affilata che penzola sulla propria testa e... Spack! La testa inizia a rotolare.

Gli utenti che lo hanno provato la prima volta sono rimasti senza fiato, per poi scoppiare in una grande risata rilassante, a mo' di sospiro di sollievo per la finzione di quanto vissuto. La seconda prova, poi, non ha incusso nei giocatori lo stesso timore, in quanto già preparati a quanto stava loro per accadere.

Il simulatore di ghigliottina è un'idea di tre progettisti software, Erkki Trummal, André Berlemont e Morten Brunbjerg, che hanno proprio voluto dare riprova del modo e della portata con cui un dispositivo come Oculus Rift possa modificare la percezione della realtà, portando la fruizione degli ambienti virtuali su un livello molto elevato e in molti campi delle attività umane.

Una semplice dimostrazione, dunque, da far letteralmente girare la testa...



(via TheVerge)

10 giugno 2013, 17.10

Sentire i colori

L'acromatopsia è una patologia dell'occhio che inficia le funzionalità dei coni della macula, impedendo di fatto di poter percepire i colori. Gli acromati, le persone affette da questa patologia, non riescono dunque a vedere i colori e percepiscono il mondo intorno a loro come una serie di gradazioni comprese fra il bianco e nero.
Questa patologia, per quanto non sia degenerativa e non porti alla cecità, inficia comunque la qualità della vita e ben lo sa l'artista e musicista spagnolo di origini irlandese Neil Harbisson.
Affetto fin dalla nascita da acromatopsia, riesce comunque a percepire i colori con Eyeborg.

Eyeborg


Eyeborg è il "terzo occhio" tecnologico che si vede spuntare dalla sua nuca fino al centro della fronte. Questo sensore riesce a catturare i colori, valutandone la lunghezza d'onda differente. Questa informazione viene poi inviata a un processore che converte e codifica la lunghezza d'onda della luce in un segnale audio modulato ad hoc.
Questo segnale viene poi inviato all'orecchio interno dell'artista via conduzione ossea.

Come ben espresso dalla redazione di Nautil.us, Eyeborg si basa sulla natura ondulatoria comune di luce e suoni, associando alla frequenza della luce una frequenza sonora. Al rosso, che si trova in basso nello spettro del visibile con una bassa frequenza, corrispondono suoni più gravi, mentre il viola, in alto alla gamma, corrisponde a suoni più acuti. Eyeborg è comunque in grado di "interpretare" solamente 360 tinte differenti, rimanendo comunque ben lontano dall'incommensurabile capacità percettiva dell'occhio umano.

L'artista Harbisson lo utilizza dal 2004 e la sua esperienza decennale è tale che ha imparato non solo ad associare al suono il nome del colore, ma anche ad eseguire il processo inverso, trasformando i suoni in immagini e dipinti con l'ausilio della sua creatività.

Harbisson ha anche dichiarato che vorrebbe procedere a un intervento chirurgico per impiantarsi il dispositivo, evitando così di doverlo indossare come un accessorio.



(via Mashable)

7 giugno 2013, 16.39

Propulsore per snowboard

Snowboard in discesa e la gravità è tutta a favore, ma quando vi sono piccoli dossi o collinette da superare, l'azione della forza di gravità non è poi così positiva e tende a rallentare lo sportivo, fino a costringerlo a fermarsi, a meno che non vi sia una nuova discesa a dargli la giusta spinta.
Per vincere questo effetto, un gruppo di studenti francesi di un liceo di Lione, in Francia, hanno pensato di applicare un antico principio anche alle tavole da snowboard, "inventando" così Propul-Surf.

Propul-Surf


L'antico principio deriva dall'intuizione geniale di Archimede, da cui si è sviluppata la nota vite di Archimede. Questa enorme vite è capace di vincere la forza di gravità sollevando acqua o qualsiasi materiale frantumato dal basso verso l'alto, utilizzando proprio i "giri" di una vite gigantesca, attivata da una forza esterna.

Così, gli studenti francesi hanno pensato di prototipare e costruire due gigantesche vite di Archimede da montare sulla parte posteriore di una tavola da snowboard.

Il risultato non è niente male: spingendo contro la neve o contro qualsiasi altro materiale, lo snowboard riceve una spinta in avanti, che consente allo sportivo di muoversi vincendo la gravità in pianura, ma soprattutto nelle salite.
Entrambi le vite sono messe in movimento da due motori elettrici mutuati da altrettante biciclette e, all'occasione, possono essere spenti per lasciare allo sportivo il brivido dell'interazione con la gravità.

Il sistema, come si può ben capire, non offre prestazioni eccellenti in termini di velocità e soprattutto non sembra funzionare su pendii con una certa ripidità, anche a causa del peso stesso del sistema.

I liceali coinvolti nel progetto hanno comunque apportato nuove modifiche e miglioramenti a Propul-Surf con l'obiettivo di partecipare alla Engineering Science Olympiad di Parigi, tenutasi lo scorso 22 Maggio e di cui sono stati eletti vincitori.
A seguito della vittoria, l'insegnante Laurent Neau che segue il gruppo di sviluppo ha confermato che, con un piccolo investimento, si potrebbe migliorare il design e il progetto, riducendone il peso e migliorandone così le performance.



(via Gizmodo)

6 giugno 2013, 16.45

Robot Arduino per profani

Ricordate Hexy, il robot open source a sei zampe che aveva raccolto un incredibile successo su Kickstarter? A conferma del precedente impegno di facilitare anche ai profani la conoscenza della programmazione robotica, l'azienda ArcBotics ha chiuso favorevolmente proprio nei giorni scorsi un'altra campagna di raccolta fondi Kickstarter, dedicata a Sparki.

Sparki


Così, a fronte dei soli 60mila dollari chiesti alla community per portare avanti il progetto, ArcBotics ha raggiunto quota 188.876 dollari, riuscendo così a produrre e ad arricchire il suo nuovo progetto robotico.

Sparki è un robot basato su piattaforma Arduino Leonardo che, a meno di un bootloader personalizzato, è basato sull'ambiente di programmazione standard Arduino IDE.

Questo robot nasce con lo specifico intento di poter essere programmato da tutti. Chi l'ha ordinato tramite Kickstarter, al prezzo di 99 dollari, riceverà Sparki già assemblato entro il prossimo ottobre.
Sparki non deve essere montato e ha già una serie di programmi pre-impostati, ma viene fornito con una serie di esempi di programmazione e tutorial per permettere a chiunque di estendere le funzionalità del robot, imparando a interagire con i suoi attuatori e sensori.

In questo modo, non si dovrà fare altro che collegare Sparki a un PC via USB, avviare l'interfaccia di programmazione Arduino personalizzata dall'azienda e provare dozzine di routine di esempio, per comprendere al meglio le fondamenta della programmazione Arduino.

Sono previsti routine per il controllo dei bordi, permettere al robot di seguire determinate linee, sfidare un labirinto, evitare muri e ostacoli, recuperare oggetti, seguire o nascondersi da fonti di luce e tanti altri giochi, con cui gli utenti potranno anche approfondire la conoscenza degli algoritmi di percorso, il filtraggio dei segnali e le euristiche.

Sparki è basato su un processore ATMega32 ed è arricchito da sensori di distanza, accelerometro, sensore di luce, sensori per i bordi, trasmettitore e ricevitore a infrarossi, una porta seriale per la connessione a Arduino o a Raspberry Pi, motori, uno speaker per i suoni, un chip Bluetooth, un LCD da 128x64 pixel e quattro batterie AA per l'alimentazione, a cui si aggiunge un'app Android per controllare il robot via Bluetooth.

Infine, il progetto sarà reso pubblico affinché gli esperti possano costruire da sé il proprio Sparki.



(via ArsTechnica)

6 giugno 2013, 10.39

Parlare senza fili

Rispondere a una chiamata al cellulare, mentre si ascolta la musica al PC. O viceversa. Chi per lavoro o per diletto passa molte ore seduto davanti a uno schermo si sarà trovato più di qualche volta nella condizione di dover sfilare le cuffie e afferrare il ricevitore, con tutto quello che comporta per fili che si impigliano nella sedia e i colpi di frusta quando ci si prova ad alzare dimenticando di essere legati, letteralmente, al PC. Meglio senza fili, no? Ed è qui che entrano in gioco le cuffie FLYTE.

manhattan flyte

Colore bianco e linee retrò, le cuffie FLYTE di Manhattan si collegano via Bluetooth fino a 6 device in contemporanea e integrano sia gli altoparlanti che il microfono. Con una portata fino a 10 metri consentono di rimanere collegati al PC mentre si effettua una chiamata con Skype anche se si decide di alzarsi in piedi per sfogare l'ansia con due passi nella stanza, e possono rimanere collegate contemporaneamente anche allo smartphone per ascoltare la musica regolando riproduzione e volume direttamente dalle cuffie con gli appositi pulsanti posti sul padiglione.

L'apparecchio è dotato di batterie al litio che garantiscono fino a 8 ore di autonomia in caso di ascolto di musica, che salgono a 12 se le si utilizza per parlare al telefono e 500 se le si lascia in standby. Per ricaricare gli accumulatori interni basta collegare le cuffie a una qualsiasi porta USB del PC per circa 3 ore tramite il cavo in dotazione, ma andrà bene anche un qualsiasi caricabatteria in grado di fornire 5V, analogo a quello che oggi utilizzano molti cellulari. In più, il design "ripiegabile" delle cuffie consente di infilarle facilmente nello zaino o in borsa, per portarsele dietro ovunque serva.

Sul piano delle connessioni, le FLYTE adottano lo standard Bluetooth 3.0, e supportano le codifiche APTX, AAC e APC, secondo i profili A2DP, AVRCP e HS/HF. Ce ne è abbastanza insomma per garantire la performance adeguata per ogni utilizzo. Se a questo si unisce un diametro da 40mm per ciascuno dei padiglioni di neodimio che vantano un'impedenza di 30 Ohm, e una discreta sensibilità da 88dbm, queste cuffie sembrano adatte a un uso senza troppi pensieri in ogni condizione, considerato che l'autonomia e la presenza del microfono dovrebbero renderle adatte a passare l'intera giornata al collo e sulle orecchie del proprietario senza affaticare (pesano poco più di 500 grammi).

manhattan flyte

Le FLYTE di Manhattan sono in vendita a circa 80 euro. Nella confezione è compresa anche una custodia morbida per il trasporto.


(via geekbeat.tv)

5 giugno 2013, 17.47

Elettroshock per gioco

C'è chi l'ha già nominato stimolatore neurale, anche in onore del dispositivo usato da Spock in Star Trek. Il produttore, invece, ha ristretto il suo campo d'uso alle sole performance videoludiche. Si sta parlando di Foc.us.

Foc.us


Quello che può sembrare uno strano headset, in realtà è uno stimolatore elettrico con tanto di elettrodi da appoggiare alla fronte.
Se già questa prima descrizione può far venire i brividi, riportando alla mente immagini infauste legate agli usi più sconsiderati dell'elettroshock, quello che segue non è certo migliore. In pratica, i due fondatori di Focus Lab, hanno costruito un dispositivo capace di inviare una corrente elettrica alla corteccia prefrontale del cervello, con lo scopo di migliorare la vigilanza, la prontezza dei riflessi e la memoria.

Vi sono degli studi medici che dimostrano come stimolando elettricamente quest'area del cervello si riescano ad ottenere alcuni risultati sulla cura di depressione, emicranie e altri disagi, oltre al miglioramento della prontezza nelle abilità matematiche di un soggetto, ma solo uno studio ha la pretesa di dimostrare come questa stimolazione (nota come transcranial Direct Current Stimulation - tDCS, una pratica controversa in ambito medico), nei soggetti sani, sia in grado di migliorarne le performance cerebrali.
Ammesso che un solo studio non possa essere ritenuto sufficiente per dimostrare una così importante teoria, Michael Oxley e Martin Skinner hanno comunque pensato di costruire Foc.us con lo specifico intento di offrire uno stimolatore elettrico alla portata di tutti.

Così, Foc.us è nato intorno a un chip Bluetooth di Texas Instruments, a cui sono stati collegati quattro elettrodi, da posizionare in alcuni punti fondamentali dell'osso frontale per stimolare una determinata area del cervello.
L'utente dovrebbe anche avere l' accortezza di interporre, fra gli elettrodi e la fronte, quattro spugnette imbevute di soluzione salina per migliorare la conducibilità e prevenire scottature.

Foc.us


Una volta indossato, quindi, attraverso un'apposita app per iOS è possibile iniziare la stimolazione. Di default, gli elettrodi emettono una corrente di 1 mA per cinque minuti. L'utente può variare questa configurazione, impostando la corrente su un valore compreso fra 0.8 a 2 mA e il tempo di applicazione fra cinque e quaranta minuti.

Inoltre, all'utente è lasciata la possibilità di scegliere diversi programmi per una corrente costante, a onde, a impulsi, con picchi casuali di intensità o per un effetto placebo, che avvia la stimolazione per poi interromperla, facendo credere che il dispositivo sia attivo.

Il firmware del dispositivo è in grado di monitorare la resistenza fra gli elettrodi per alterare su necessità il voltaggio in modo da raggiungere immediatamente la corrente necessaria ed è capace anche di rilasciare gradualmente la carica, in modo che l'utente abbia la capacità di abituarsi alla sensazione.
Altri elettrodi, poi, possono essere connessi per trattare altre aree cerebrali, con altri specifici scopi.

Il sistema è per ora disponibile solo per iOS, gli sviluppatori attendono che siano disponibili per Android le API per Bluetooth 4.0.

Per evitare i controlli della FDA, gli inventori di Foc.us affermano che il dispositivo non ha valenza medica e non può essere usato a scopo curativo, relegando di fatto un oggetto poco ortodosso all'impiego in campo videoludico, per migliorare le performance dei giocatori, che potrebbero comunque farne un uso improprio. Il marchio CE vorrebbe certificare che il dispositivo è sicuro dal punto di vista elettrico, ma bisognerebbe validarne anche la sicurezza nell'uso sugli esseri umani.

Comunque, per ora Foc.us è disponibile alla vendita per 249 dollari a cui aggiungere 10 dollari di spedizione (circa 200 euro al cambio) e l'utilità dovrebbe essere garantita da un "soddisfatti o rimborsati" esteso a 30 giorni.
Chi vorrebbe però spendere 200 euro per sottoporsi a uno "scioccante" elettroshock?

(via OhGizmo!)

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