16 dicembre 2013, 17.46

Le informazioni viaggiano rasoterra

Roma - Avete presente quella sensazione che combina ansia e meraviglia quando ci si trova in un centro commerciale o in aeroporto senza avere la più pallida idea di quale sia la direzione per arrivare a destinazione? Philips è pronta a risolvere il problema grazie ai tappeti parlanti.

Tappeto Philips

Non emetteranno suoni o parole, bensì indicazioni per facilitare il transito delle persone. "Crediamo molto in questo strumento innovativo, concepito per coinvolgere sensi e occhi delle persone nella loro naturale inclinazione di ricercare elementi luminosi", dichiara Ed Huibers, Direttore vendite e marketing di Philips Lighting, certo dell'immediato successo commerciale del tappeto LED. "Questa tecnologia fa leva sulla tendenza delle persone ad essere guidate dal pavimento quando ci si muove all'interno di un ambiente e si interagisce con lo spazio, rappresentando una soluzione per fornire informazioni, direzione, ispirazione e sicurezza attraverso il tappeto su cui si cammina".

Realizzato in partnership con Desso, altra azienda olandese molto nota nel proprio ambito, la produzione di tappeti e rivestimenti per la pavimentazione, il tappeto Light Transmissive potrebbe ridisegnare l'interazione tra uomo e l'ambiente circostante, circoscrivendo quest'ultimo a uffici, hotel e altre strutture di grandi dimensioni destinate all'utilizzo pubblico soddisfacendo diversi bisogni. Oltre a guidare le persone all'interno degli edifici, l'uso del tappeto è estremamente flessibile: può essere attivato solo quando necessario e è possibile scegliere colori, forme e dimensioni a seconda del luogo, della quantità di persone presenti e degli obiettivi perseguiti.

Nel comunicato congiunto Philips-Desso non c'è riferimento ad altri potenziali usi, ma è probabile che le due aziende guardino con interesse anche all'uso casalingo del tappeto LED. Philips è uno degli attori più all'avanguardia nel fornire servizi a basso consumo per l'illuminazione domestica e uno dei suoi ultimi prodotti, Hue, ha avuto un discreto successo con gli utenti che hanno apprezzato l'opportunità di controllare la luminosità della casa via smartphone scegliendo colori e ambienti da illuminare. Facile, quindi, pensare che il tappeto intelligente possa rientrare nel progetto di una casa sempre più smart e su misura. Ne sapremo di più a metà 2014, quando il prodotto sarà commercializzato in Europa e Medio Oriente.

9 dicembre 2013, 18.11

L'aeroplanino di carta spicca il volo

Roma - Alzi la mano chi non si è mai dilettato con un aeroplanino di carta. Un'attrazione inevitabile sui banchi di scuola, che per qualcuno è rimasta tale anche una volta arrivato in ufficio. Per il newyorkese Shai Goitein era diventata un'ossessione, trasformatasi ora in una potenziale trovata commerciale grazie a PowerUp 3.0, l'aereo cartaceo che si controlla con lo smartphone.


Si tratta di un progetto nato per caso nel 2008 durante le lezioni serali di aerodinamica che Goitein impartiva ai bambini meno fortunati della Big Apple e che, dopo diversi passaggi intermedi (tra cui il primo lancio nel 2011, con un modello più grezzo e limitato venduto a 18 dollari su Amazon), giunge oggi a compimento.

Una piccola elica, telaio in carbonio e una minuscola cabina di pilotaggio integrate con batteria, porta micro Usb (per la ricarica), modulo Bluetooth 4.0, un paraurti per limitare danni dopo le cadute e un foglio di carta A4 sono i pochi strumenti miscelati per consentire di controllare le evoluzioni in aria dello Smart Module. Capace di volteggiare entro un raggio di 55 metri e per un massimo di dieci minuti, PowerUp 3.0 si gestisce facilmente con l'omonima applicazione, compatibile inizialmente solo con dispositivi iOS (iPad Mini e iPhone 4S e successivi).

L'inaspettato successo ottenuto su Kickstarter, dove era approdato per raccogliere 50mila dollari riuscendo invece a decuplicare la cifra e conquistare quasi 10mila sostenitori (troppo forte il richiamo fanciullesco), ha convinto Goitein a varare l'app anche per dispositivi Android (versione 4.3 in poi). Scaricata l'app sarà un gioco da ragazzi variare la velocità e l'altitudine dell'aeroplanino, senza dimenticare di controllare l'autonomia visibile sul display dello smartphone.

Esaurite le offerte da 30 dollari, per aggiudicarsi un PowerUp 3.0 ne servono 40 (più 15 di spese di spedizione per chi è residente fuori dagli USA) e un po' di pazienza, poiché le prime consegne sono previste per il maggio 2014.

5 dicembre 2013, 13.27

Le GIF tornano all'analogico

Roma - Dal digitale all'analogico per esaltare uno dei formati digitali più vecchi e popolari del web, che nonostante i tanti rivali resta tra i più utilizzati, specie nelle animazioni. Il Graphics Interchange Format, meglio noto come GIF, è per molti una forma di arte e come tale va celebrata. Da tale concezione nasce The Giphoscope, il primo player analogico di gif mai realizzato. Frutto della creatività e dell'accurato lavoro artigianale di Officina K, laboratorio creativo di Marco Calabrese ed Alessandro Scali, torinesi di 28 e 41 anni, è una macchina per visualizzare immagini in rapida sequenza che ricrea l'illusione del movimento che ha ha fatto il giro della rete.

Senza pubblicità e la cassa di risonanza dei vari siti di crowdfunding, Giphoscope è stato subito richiesto da clienti di rilievo come Scorpion Dagger ed Erdal Inci, due tra i più noti GIF Master, ma anche la BBC ne ha voluto uno personalizzato.
"Non abbiamo rivoluzionato il mondo, ma semplicemente inserito un sostegno in alluminio su una base di legno. Ci si agganciano 24 frame che, azionati da una manovella, danno vita a un'immagine in movimento, una GIF per l'appunto", ha spiegato Calabrese al magazine torinese Mole24. Un'intuizione nata non casualmente, ma dalla passione per il cinema e per la fotografia, che Scali ha tradotto in Okkult Motion Pictures, sito molto apprezzato dagli amanti del genere.

Dieci mesi sono serviti per mettere a punto il primo Giphoscope e aprire la strada al target di riferimento, che è un pubblico di intenditori, poiché non tutti possono essere interessati a girare una manovella per osservare dei fotogrammi. A maggior ragione se, oltre alla manovella da girare per azionare la macchina, bisogna sganciare 299 euro per acquistarne una. Così è stato piuttosto naturale lanciare il Giphoscope con un apposito sito in inglese per rivolgersi agli appassionati stranieri, con australiani e statunitensi a contendersi i primi ordini: "Abbiamo anche provato a scrivere a qualche rivista di settore italiana - raccontano i cratori - ma non abbiamo ricevuto risposte. Dall'estero invece si sono subito interessati a noi e il Giphoscope è stato recensito da testate molto importanti".

Curiose le scelte del duo torinese, che oltre a una macchina dal tocco vintage fatta completamente a mano, ha scelto di rinunciare alla popolarità e ai soldi facili, fino a rifiutare un ordine di 10mila pezzi per non dover industrializzare la produzione. L'ottima risposta del pubblico però non frena la voglia di sperimentare, anzi, in rampa di lancio c'è la versione digitale del Giphoscope, che mira a realizzare un marchingegno che sostituisca i frame fisici con una cornice digitale.

4 dicembre 2013, 09.11

Kano, piccoli programmatori crescono

Il piccolo Micah, sette anni, era sicuro che avrebbe vinto la scommessa e battuto il più esperto cugino Alex realizzando il suo computer. Libertà totale, a patto di creare una macchina semplice e divertente che fosse in grado di iniziare alla tecnologia chiunque fosse interessato a codice e programmazione, ma senza incorrere in linguaggi astrusi e passaggi incomprensibili fuori dalla cerchia degli esperti.
I primi duecento esemplari sono stati testati nella scorsa primavera in due scuole primarie londinesi e l'entusiasmo degli scolari è stato il volano decisivo per trasformare l'iniziale scommessa in un vero progetto.


Così nasce Kano, il computer che insegna ai bambini come programmare e sfruttare le molteplici potenzialità dell'elaboratore. Addio linguaggi cifrati e pagine di codice, semaforo verde per animazioni, disegni e giochi che, con un approccio più leggero e accattivante, catturano l'attenzione degli infanti. Che oltre a sfornare progetti di media-alta complessità in Javacript (resi tali grazie al sistema operativo ad hoc Kano OS), possono sbizzarrirsi nella scoperta di evergreen come Snake e Pong, oppure guardare video e ascoltare musica, proprio come fanno ogni giorno mamma e papà.

Basato sul piccolo ed economico Raspberry PI e con un sistema operativo sviluppato ad hoc per l'occasione - denominato Kano OS, che è un altro dei tanti figliastri di Linux - Kano non è un semplice computer per bambini, bensì un sistema che facilita al massimo l'avvicinamento dei piccoli a un oggetto imprescindibile dell'era moderna. "Imparate a programmare, create giochi, sviluppate servizi e divertitevi", è il motto della società inglese dietro al progetto, un gruppo di otto persone di sei diverse nazionalità accomunate dal desiderio di consentire a chiunque di liberare la propria creatività davanti al monitor.

Il primo passo è assemblare i pezzi del kit, che a Raspberry PI affianca case, alimentatore, speaker, dongle WiFi, una SD card con 8GB di memoria e una tastiera arancione con touchpad integrato. Scatola leggera e riciclabile, che sarà inviata a partire dal prossimo luglio. Dopo i grandi consensi ottenuti, infatti, non ci sono più dubbi sull'effettivo arrivo di Kano, approdato su Kickstarter per raccogliere 100mila dollari e premiato da oltre 8mila sostenitori che hanno donato oltre un milione di dollari. Esaurite la promozione da 99 dollari, c'è ancora una manciata di giorni per acquistare Kano a 119 dollari.

3 dicembre 2013, 09.40

Contro il Sole, sfruttando il Sole

Riciclare, riutilizzare ed evitare gli sprechi sono concetti cardine della visione green che, molto per necessità e un po' per moda, attecchisce sempre più nella società. Dove si moltiplicano progetti e iniziative mirate a sfruttare al massimo l'energia, in particolare quella del Sole.

Un'idea brillante e suggestiva al riguardo sono gli Shama Shades, gli occhiali dotati di pannelli solari concepiti per ricaricare l'iPhone 5 e modelli successivi. Nati da un'intuizione del designer indiano Sayalee Kaluskar e sviluppati durante gli studi alla Miami Ad School di San Francisco, rappresentano una concezione avveniristica dell'occhiale da sole, che in tal modo raddoppia l'utilità: da una parte resta il rimedio più efficace ed esteticamente convincente contro i raggi solari, dall'altra si rinnova come accumulatore di energia sfruttabile in altri ambiti.

Il valore aggiunto dei Shama Shades sta nella mini batteria nascosta all'interno dei piccoli pannelli solari integrati sulle aste degli occhiali. Non un paio qualsiasi, ma gli evegreen Ray-Ban, una garanzia in tema di lenti. Indossando gli occhiali durante la giornata, questi sono in grado di immagazzinare l'energia solare che, arrivati a fine giornata con il buio ormai padrone e lo smartphone molto probabilmente in debito di carica, viene utilizzata per ridare vita a quest'ultimo servendosi del connettore lightning inserito sulla cima dell'asta.

Un'idea semplice e intelligente, anche se difficilmente realizzabile perché è impossibile, al momento, inserire una batteria con capacità sufficiente per ricaricare uno smartphone in uno spazio così ristretto. Si può ricorrere a una più pesante, cioè più grande, ma sarebbero esteticamente meno attrattivi e destinati, quindi, a un probabile fallimento. Per tale motivo i Ray-Ban Shama Shades sono per ora solo un concept.

2 dicembre 2013, 09.50

La febbre su iPhone

Di applicazioni per iPhone è pieno il mondo, di app dedicate alla salute e alla rilevazione della temperatura corporea pure, eppure c'è qualcuno che riesce ancora a far parlare di sé: un esempio è Kinsa, un termometro per scoprire se si è influenzati ma anche per provare a capire cause della malattia e possibili rimedi per alleviarla.


Non colpisce l'occhio, poiché è un comune termometro privo di batteria e display ma, dopo aver calcolato la temperatura corporea, si collega al telefono attraverso il jack per l'auricolare e tramite l'apposita applicazione archivia i dati per monitorare la temperatura nel corso della giornata. Il servizio prevede anche un "health weather", la sezione cioè che analizza il malessere fornendo consigli pratici per recuperare quanto prima la forma.

Concepito per consentire ai genitori di avere un controllo più rapido e approfondito sulle malattie dei figli, il termometro offre grafiche semplici e colori accesi per vivacizzare l'aspetto dell'applicazione.

Va detto che i risultati vanno presi con le pinze, e quindi rivolgersi al medico resta sempre la soluzione migliore, gli ideatori di Kinsa hanno raccolto finora oltre 50mila dollari ma non hanno ancora lanciato sul mercato il prodotto. Per seguire l'andamento del progetto c'è il sito ufficiale.

29 novembre 2013, 09.19

Ogni oggetto suona

La musica come sperimentazione totale è la visione di Yuri Suzuki, un creativo appassionato delle sette note che ama rivisitare gli oggetti per trasformarli in produttori di suoni. L'artista giapponese insieme al collega Mark McKeague sono la mente e il braccio di Dentaku, società di design votata alla contaminazione tra musica e tecnologia che ha sede a Londra, capace di attirare l'attenzione realizzando strumenti musicali unici e fuori dai canoni con bottiglie di birra e robot colorati. Attratti dall'idea di aprire il pianeta del suono ai neofiti, Suzuki e McKeague hanno ideato e sviluppato Ototo, un sintetizzatore sperimentale che permette di trasformare qualunque oggetto in uno strumento.


Un mini circuito grande quanto una vecchia musicassetta munito di quattro sensori, touchpad, jack per cuffie, altoparlante e dodici ingressi (le linguette triangolari) per collegare l'oggetto-strumento. Così si presenta Ototo, concepito per offrire agli appassionati di musica non appassionati di programmazione l'opportunità di liberare la propria energia e fantasia.

Per sbizzarrirsi con i 50 suoni registrati (che saliranno a cento) di Ototo basta attuare il collegamento mediante morsetti per battere il ritmo che vi risuona in testa. Volume e tono si modificano a propria scelta e per la ricarica c'è una porta micro Usb o la batteria. Nei test effettuati per strada i passanti londinesi si sono divertiti a suonare con pentole, origami, arance, che sono solo alcuni esempi dei potenziali oggetti rivoluzionati da Ototo, un sistema open source basato sulla library Mozzi di Arduino.

Fratello minore di Oplab, scheda di sperimentazione musicale dedicata ai professionisti del suono, Ototo (che in giapponese significa appunto fratello minore) è la base ideale per chiunque voglia imparare a giocare con i suoni.
Anche se progettato per essere utilizzato in maniera libera e spontanea, McKeague ha confermato che stanno ultimando una guida all'uso di Ototo.

Disponibili al momento in cinquanta esemplari, il mini sintetizzatore ha conquistato Matthew Trivett, produttore-insegnante e mente di Near Now, programma per lo sviluppo e il sostegno di piattaforme interattive finanziato anche dal governo inglese. "Siamo rimasti entusiasti davanti alle potenzialità di Ototo, sia come strumento accessibile a tutti per imparare le basi del physical computing, sia come strumento avanzato per l'espressione artistica", ha dichiarato Trivett, che ha già ordinato una scorta di sintetizzatori. Trovati i fondi necessari per la produzione di massa, Ototo arriverà nei prossimi mesi sul mercato con un prezzo incluso tra 50 e 65 sterline.
Troppo lento e faticoso dover sparare una raffica di scatti per tentare di ottenere una foto panoramica. Serviva un'idea per facilitare il processo e nella mente di Jonas Pfeil la lampadina si è accesa durante un viaggio a Tonga: spiagge incontaminate e natura selvaggia impossibili da cristallizzare al meglio in una sola foto, per quanto potenti e precisi erano, allora come ora, gli obiettivi di una reflex. Era ufficialmente nato il progetto Panono, una mini sfera più piccola di una pallina da baseball munita di 36 fotocamere, capace di fotografare panorami a 360 gradi con scatti da 72 Megapixel.


Nonostante il prototipo presentato con la tesi di laurea all'Università Tecnica di Berlino, un video che su YouTube ha superato tre milioni di visite e la curiosità suscitata nei media, il primo tentativo non ebbe successo causa i proibitivi costi necessari per sbarcare sul mercato.

Dopo aver affinato il progetto per due anni, Pfeil è tornato alla carica lanciando Panono su Indiegogo con l'obiettivo di raccogliere 900mila dollari. L'accoglienza è stata buona e dopo pochi giorni ha già ottenuto quasi 400mila dollari, frutto dell'unicità di un dispositivo che può rivelarsi utile e divertente in parecchie situazioni. Concepito per catturare immagini panoramiche, è ideale quando ci si trova allo stadio, a vedere grandi concerti oppure in una lunga tavolata di amici, ma anche quando si vuole una foto di gruppo di una gita al mare, con l'opportunità di riprendere facilmente tanti soggetti diverse impegnati in spazi e attività diverse (in quest'ultimo esempio: chi nuota, chi gioca sulla battigia, chi si abbronza sul lettino).

Utilizzare Panono è davvero semplice, perché basta lanciarla in aria ed essere pronti a riprenderla al volo (altrimenti son dolori) per vedere la panoramica che la sfera ha catturato. Grazie all'accelerometro integrato, il dispositivo calcola in automatico il punto più alto che raggiungerà e prepara lo scatto per sfruttare in pieno la potenza dei 36 obiettivi. L'immagine viene poi spedita via Bluetooth o WiFi a smartphone o tablet e in seguito archiviata sulla cloud di Panono. Qualora non si disponga di telefono o tavolette, invece, l'immagine si salva nella memoria interna che può ospitare fino a 400 fotografie.


Realizzata in plastica dura, Panono ha un diametro di 11 centimetri, pesa 300 grammi e per Ashley Feinberg di Gizmodo, che l'ha testata, è un qualcosa di innovativo che regala risultati impressionanti. Specie quando si riguardano gli scatti, che aiutandoci con le dita, consentono una visione a 360 gradi in stile Street View. Per prenotarla in anteprima servono almeno 549 dollari, anche se c'è ancora tempo per accaparrarsi una delle prime seicento unità, proposte in promozione a 449 dollari.

27 novembre 2013, 09.15

L'allarme silenzioso

La riscoperta della bicicletta come mezzo di trasporto cittadino nasconde una grande insidia, il furto. Un fenomeno attualmente in clamorosa espansione negli USA, dove non a caso stanno fiorendo molte soluzioni hi-tech per blindare la bicicletta. Al fianco di Lock8, vincitore dell'ultimo Disrupt Battlefield Europe svolto a fine ottobre a Berlino, e del BitLock sviluppato da una società di San Francisco, arriva ora Cricket, mini dispositivo ideato per evitare brutte sorprese.


Realizzato dai due ingegneri israeliani Yariv Bash e Sandy Hefftz, Cricket è un allarme silenzioso che, sfruttando l'apposita applicazione, invierà una notifica sullo smartphone ogni volta che qualcuno tenterà di soffiarvi la bicicletta o lo scooter. A differenza degli altri dispositivi, infatti, Cricket può essere utilizzato anche su moto di varia grandezza e per ottenere una maggiore efficacia va posizionato sotto la sella del mezzo, in modo da restare invisibile agli occhi del ladro.

Spesso nove millimetri e pesante meno di venti grammi, sfrutta la tecnologia Bluetooth 4.0 che riduce al minimo i consumi allungando l'autonomia della batteria, stimata in almeno un anno di vita e comunque facilmente sostituibile dall'utente. Compatibile solo con dispositivi iOS (iPhone 4S, iPad di terza generazione e iPod Touch in poi, mentre più avanti arriverà la versione Android), Cricket integra un accelerometro MEMS a tre assi ed ha un raggio di attività pari a 50 metri. Non il massimo per chi desidera parcheggiare la bicicletta per passeggiare, è l'ideale per chi invece compie delle commissioni in giro per la città pedalando.

L'asso nella manica di Cricket, però, sta nel lavoro di squadra della comunità. Ogni volta che un mezzo viene rubato, gli smartphone di tutti gli utilizzatori diventano sensori sparsi per la città, così per rintracciarla è sufficiente che uno di loro si trovi nelle vicinanze della bicicletta per avere una notifica immediata con le esatte coordinate della nuova posizione. Lanciato su Indiegogo per raccogliere 30mila dollari, Cricket ha ottenuto subito molti consensi anche grazie ai soli 39 dollari necessari per prenotarlo. Le prime consegne avverranno in primavera e la spedizione è gratuita in tutto il mondo.

26 novembre 2013, 09.19

Il robot che si fa carico della spesa

budgee botPuò essere un robot il desiderio di una signora? Certo, se l'umanoide in questione è Budgee Bot, il compagno ideale per lunghe sedute di shopping. Non vi chiederà nulla e non necessita di particolari cure, eppure sarà così utile che non riuscirete più a starne senza. Questo almeno è l'auspicio di 5 Elements Robotics, la società che ha sviluppato il robot porta pesi per facilitare le più comuni attività quotidiane. La spesa del supermercato, gli acquisti fatti al centro commerciale, ma anche una passeggiata nel parco o una gita al mare: voi preparate l'occorrente e Budgee Bot vi seguirà con a bordo tutte le vostre cose.

Ideato per alleviare gli sforzi degli anziani, ad esempio, il robot è in grado di trasportare carichi fino a 23 Kg e sfruttando gli ultrasuoni ci segue ovunque. A patto di essere dotati del mini dispositivo che emette il segnale dal quale dipende il piccolo Budgee Bot e che può essere riposto in tasca o attaccato mediante clip o cinta.

Piccolo e tenero, il robot pesa nove Kg e tiene molto al benessere del padrone, così non solo gli evita di sollevare pesi ma prova a tirarlo su di morale con alcuni simpatici gesti. Non si stanca mai ma dopo aver girovagato per sei ore chiederà una pausa (un po' troppo lunga, perché servono sei ore) per ricaricare le energie e tornare a sprintare.

Non è ancora ultimato, poiché sarà dotato a breve di alcuni funzioni di blocco e di protezione dei carichi per evitare possibili furti di effetti personali e del materiale trasportato. Tra poche settimane Budgee Bot sbarcherà su Kickstarter per raccogliere fondi utili per la commercializzazione su larga scala del prodotto, che è sicuramente comodo ma anche molto costoso: 1.300 dollari.

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