Geoblocking, Valve nel mirino della UE

Geoblocking, Valve nel mirino della UE

La Commissione europea sta indagando per possibili violazioni ai principi del libero mercato nell'ambito del commercio elettronico. Il geoblocking videoludico può agire ai danni degli utenti
La Commissione europea sta indagando per possibili violazioni ai principi del libero mercato nell'ambito del commercio elettronico. Il geoblocking videoludico può agire ai danni degli utenti

La Commissione europea sta facendo chiarezza su alcune presunte pratiche anticoncorrenziali nel commercio elettronico : sotto la lente dell’Antitrust vi sono tre casi che riguardano l’uno limitazioni all’acquisto di elettronica di consumo, che riguarda Asus, Denon & Marantz, Philips e Pioneer, l’altro che investe il mercato videoludico e coinvolge Valve accanto a diversi publisher e un terzo relativo ai servizi alberghieri che chiama in causa dei tour operator e la catena Meliá Hotels. Nello specifico le presunte pratiche scorrette che starebbero infrangendo le regole di concorrenza dell’UE sarebbero correlate a prezzi al dettaglio praticati in maniera inadeguata e l’esclusione dell’offerta a clienti provenienti da determinate aree geografiche . Si tratta di indagini avviate a maggio del 2015 e che dovrebbe concludersi con una relazione finale entro il primo trimestre dell’anno.

Valve

Ancora una volta quindi sarebbe a rischio la legittimazione dell’auspicato mercato digitale unico europeo . Stando alle analisi preliminari effettuate dalla Commissione, le discriminazioni sui prezzi al dettaglio applicate per effetto del geoblocking sarebbero molto diffuse in tutto il territorio europeo. Il risultato si ripercuote sui consumatori finali che per effetto delle pratiche scorrette non potrebbero beneficiare della maggior scelta e prezzi contenuti nel commercio elettronico, prima ancora che violare le regole sulla concorrenza che vietano esplicitamente accordi anticoncorrenziali tra imprese ( articolo 101 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea – TFUE).

L’indice è puntato contro operatori del settore turistico e in particolare i tour operator Kuoni, REWE, Thomas Cook, TUI e la catena alberghiera Meliá Hotels sospettati di applicare meccanismi di pricing differenziati su base geografica; i brand Asus, Denon & Marantz, Philips e Pioneer, sospettati di limitare la libertà ai rivenditori online di applicare prezzi e infine Valve che avrebbe concluso accordi con Bandai Namco, Capcom, Focus Home, Koch Media e ZeniMax viziando la fruizione di videogame attraverso la piattaforma Steam con l’applicazione di meccanismi di geoblocking.
In questo ultimo caso, le presunte limitazioni introdotte attraverso l’applicazione di filtri geografici (che l’UE è intenzionata a contrastare) sarebbero del tutto incompatibili con le vigenti norme europee e potrebbero aver leso i consumatori per molto tempo. Le informazioni circa la localizzazione dell’utente sarebbero dedotte dalle chiavi di attivazione necessarie per fruire dei contenuti su Steam. L’Europa sospetta che le software house, in accordo con Valve, abbiano apposto dei filtri sui videogiochi disponibili sulla piattaforma rendendoli accessibili solo a utenti in possesso di una chiave acquistata in determinati stati. Ciò si traduce nella possibilità di applicare differenti prezzi a seconda del Paese di provenienza e per questo limitare o impedire l’acquisto di prodotti a più buon mercato.

I presunti accordi andrebbero in particolare a contrastare quel mercato parallelo che stimola la concorrenza . L’acquisto di chiavi di utilizzo dalla piattaforma di Steam non sarebbe afflitto da soluzioni di geoblocking, visto che la piattaforma permette liberamente di cambiare la propria localizzazione come fa notare Engadget . Diverso è il discorso nell’eventualità in cui l’acquisto sia effettuato attraverso rivenditori secondari a prezzi scontati (come ad esempio G2A e Kinguin ): in questo ultimo caso le chiavi non sarebbero “region-free” . Nello stesso sito di Steam viene fatta menzione dell’esistenza di eventuali blocchi regionali. Se venisse confermata l’esistenza di accordi bilaterali tra Valve e le software house coinvolte, potrebbero essere elevate delle sanzioni.

Mirko Zago

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Pubblicato il
6 feb 2017
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