UK, discografici contro il proxy pirata

UK, discografici contro il proxy pirata

L'industria musicale britannica ha chiesto al Pirate Party di rimuovere uno strumento per l'aggiramento dei blocchi imposti alla Baia dalla High Court di Londra. La fazione politica fa muro
L'industria musicale britannica ha chiesto al Pirate Party di rimuovere uno strumento per l'aggiramento dei blocchi imposti alla Baia dalla High Court di Londra. La fazione politica fa muro

I vertici della British Phonographic Industry (BPI) contro Loz Kaye, a capo della divisione britannica del Partito Pirata. Al centro della disputa , un servizio proxy aperto dalla fazione politica per l’aggiramento dei blocchi imposti all’ex-tracker BitTorrent The Pirate Bay dalla High Court di Londra all’inizio di quest’anno.

In una minacciosa missiva inviata dall’industria discografica, Loz Kaye dovrebbe ordinare la rimozione immediata del proxy tpb.pirateparty.org.uk , da tempo nel mirino dei tutori del copyright con quasi 100mila richieste di rimozione registrate dal motore di ricerca Google. I vertici del Pirate Party avevano permesso l’aggiramento dei blocchi “per tutelare la libertà d’espressione”.

“È uno strumento legittimo per un fine politico legittimo”, ha risposto Kaye in un’intervista rilasciata alla BBC . Il proxy per la Baia andrebbe a tutelare la libertà d’espressione su Internet, per consentire agli utenti di condividere file senza temere la censura operata da soggetti portatori di interessi commerciali .

“Il diritto di libera espressione non è assoluto – ha risposto piccato Geoff Taylor, chief executive di BPI – Porta con sé l’obbligo di rispettare i diritti altrui, di quelli che lavorano duramente per sfruttare talento e investimenti nella creazione di musica e altri contenuti di intrattenimento”. Kaye ha assicurato una risposta ai discografici entro il prossimo 6 dicembre .

Mauro Vecchio

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Pubblicato il
30 nov 2012
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