USA, censura a perdere

USA, censura a perdere

Il paese che ha dato i natali alla rete prende in ostaggio un dominio legittimo per un anno e poi lo restituisce senza dare spiegazioni. Mentre il Senato tenta di ammorbidire l'impatto dei sequestri preventivi previsti da SOPA
Il paese che ha dato i natali alla rete prende in ostaggio un dominio legittimo per un anno e poi lo restituisce senza dare spiegazioni. Mentre il Senato tenta di ammorbidire l'impatto dei sequestri preventivi previsti da SOPA

Un dominio preso “in ostaggio” dalle autorità statunitensi per oltre un anno, che lo hanno poi “rilasciato” senza profferire spiegazione alcuna: è quanto successo a Dajaz1 , sito musicale specializzato in hip-hop e caduto nella rete della strategia antipirata Operation In Our Sites .

Lo U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) aveva sequestrato il blog Dajaz1 assieme alle altre decine di migliaia di siti, adducendo come scusa il fatto che il dominio distribuiva contenuti musicali pirata. Nonostante i tentativi legali e le richieste di appello dei gestori, Dajaz1 è risultato inaccessibile dall’esterno per oltre un anno.

Di estensione in estensione del sequestro preventivo – senza che ai legali dei gestori venisse mai data la possibilità di accedere e partecipare alla procedura – si è arrivati all’oggi, quando infine l’ICE ha deciso di restituire il dominio ai legittimi proprietari perché in effetti non c’erano prove sufficienti a sostenere l’accusa di pirateria musicale mossa inizialmente.

Il caso Dajaz1 descrive con chiarezza esemplare quello che potrebbe succedere qualora leggi come SOPA e PROTECT IP entrassero effettivamente in vigore, dice Cory Doctorow: la censura preventiva dei siti web “pirata” o presunti tali diventerebbe facile, immediata, universale, e quanto subito da Dajaz1 si moltiplicherebbe per mille volte e mille volte ancora.

Proprio in materia di difesa del copyright e nuove proposte di legge in seno al Congresso, il già annunciato piano B del Senato progettato per disinnescare la bomba di SOPA e PROTECT IP si è concretizzato nel cosiddetto OPEN Act (Online Protection & Enforcement of Digital Trade Act).

Promosso dal democratico Ron Wyden e dal repubblicano Darrell Issa, OPEN Act mira a togliere il controllo dei sequestri preventivi (e immotivati) dalle mani dell’industria del copyright consegnando la pratica alla Commissione sul Commercio Internazionale, a restituire i diritti legali di difesa alle parti in causa e più in generale a bilanciare le esigenze tra pubblico accesso alla rete e salvaguardia dei diritti di proprietà sui contenuti digitali. Non è un caso che MPAA già parli di “rilassamento” nella lotta alla “pirateria su Internet”.

Alfonso Maruccia

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Pubblicato il
12 dic 2011
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