Strasburgo - Il Parlamento Europeo ha redatto un
documento in cui
condanna più o meno esplicitamente gli episodi di
censura online, con riferimento alla situazione dei paesi inclusi nella
relazione annuale di
Reporters Sans Frontiéres sullo stato dell'informazione digitale.
Il Parlamento ha condannato con forza le "restrizioni nella diffusione di informazioni e contenuti su Internet", laddove si tratta di "imposizioni governative che non sono in linea con la garanzia della libertà d'espressione per i cittadini", così come viene definita nella
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani firmata dai membri dell'
ONU. L'Unione Europea, si legge nel testo, "deve dimostrare che i diritti degli utenti Internet sono al centro degli interessi comunitari, poiché la libertà d'espressione è un valore fondamentale dei paesi membri".
Un
valore da promuovere attraverso regolamentazioni e
codici di condotta: la proposta del Parlamento, infatti, è che la Commissione Europea eserciti una funzione di "
difensor libertatis" e si erga a scudo dei giornalisti e dei dissidenti finiti in prigione per la propria attività su Internet: il documento ufficiale parla esplicitamente del triste
caso Shi Tao, il giornalista cinese dietro le sbarre per i propri scritti sul comunismo, così come quello di
Motjaba Saminejad, il blogger iraniano tenuto prigioniero per le proprie idee politiche sull'amministrazione Ahmadinejad.
Tuttavia, secondo molti osservatori, quella del Parlamento europeo è una
voce che grida nel deserto: gli stessi Europarlamentari hanno ammesso che le
aziende responsabili di episodi censori, recentemente denunciate da
Amnesty International, non possono essere controllate. Anche
Telecom Italia è stata citata tra le aziende che contribuiscono alla censura globale. Il documento non ha alcun valore legale: si tratta soltanto di un
memorandum per cercare d'influenzare ulteriori iniziative e prese di posizione da parte dell'Unione Europea.
L'auspicio condiviso dal Parlamento è che i settori dell'industria high-tech coinvolti con i regimi più illiberali non debbano proibire l'uso di Internet per "promuovere e rafforzare lo sviluppo democratico, economico e sociale" di numerosi paesi: Vietnam, Turkmenistan, Tunisia, Siria, Arabia Saudita, Uzbekistan, Corea del Nord, Nepal, Maldive, Libia, Iran, Cuba, Burma, Bielorussia e Cina.
L'appello si rivolge anche all'ONU, per una
riforma globale, e più esplicitamente all'
UNESCO. Una delle proposte più interessanti del Parlamento riguarda l'attuazione di
iniziative umanitarie volte alla promozione della libertà d'informazione ed espressione nelle aree più colpite dal fenomeno della censura telematica.
Va detto, comunque, che non tutta la censura è un malanno per i parlamentari di Strasburgo, che continuano a vederla come "utile" nel caso di
contenuti pornografici o
siti dell'odio: in questo senso l'Europa ha ribadito la propria distanza ideologica dagli Stati Uniti, dove la libertà d'espressione viene garantita anche a
neonazisti e razzisti. Le restrizioni all'accesso di contenuti di questo tipo, così come per qualsiasi informazione capace di incitare all'odio, alla violenza ed al totalitarismo, sono persino auspicate dall'Europarlamento.
Tommaso Lombardi