Cupertino - Il CEO di Apple Steve Jobs ha preso pubblicamente posizione sulle tecnologie anticopia DRM in una lunga
lettera aperta,
Thoughts on Music, nella quale delinea lo scenario in cui la propria azienda e i suoi competitor devono muoversi per poter vendere musica online. Uno scenario al quale Jobs si dice
tutt'altro che affezionato.
Il carismatico leader di Apple prima difende il proprio celeberrimo player musicale, l'iPod, sottolineando che può essere utilizzato, e viene utilizzato, non solo e non tanto per riprodurre musica protetta da DRM quanto per musica "DRM-free". E cita i dati ormai noti secondo cui mediamente su un iPod si trovano soltanto 22 canzoni "al DRM" su una media di mille pezzi caricati sul dispositivo:
una percentuale ridottissima, insiste, che non giustifica quindi prese di posizione contro il player "col lucchetto".
Poi spiega come si deve muovere iTunes Music Store, il negozio online che
per poter essere lanciato è stato dotato di lucchetti DRM, dispositivi anticopia voluti ed imposti dalle major, che costringono Apple a impedire la duplicazione libera dei brani e anzi la obbligano a sistemare qualsiasi falla nel proprio sistema di protezione FairPlay che possa essere usata per copiare quella musica in modo non autorizzato. Da qui la necessità di "bloccare" quei brani per l'ascolto in mobilità, che può avvenire esclusivamente su iPod. Una scelta, dice, che anche i competitor di Apple, Sony e Microsoft, hanno dovuto adottare per poter stringere accordi di distribuzione con le major della musica per i propri negozi digitali.
Ma quella di Jobs
non è una difesa del DRM, tutt'altro. Il fondatore della Mela si dice anzi convinto che il DRM abbia dimostrato che
non può fermare la pirateria e, dunque, ha dimostrato di non poter servire allo scopo per il quale è nato. Da qui Jobs esplora tre scenari possibili.
Il primo è quello del "rimane tutto com'è", in cui ciascun produttore segue la propria strada, blindatissima, e al consumatore è lasciata solo la scelta del fornitore al quale rivolgersi, una scelta che oggi a dir la verità premia Apple su qualsiasi altro soggetto di questo mercato.

Il secondo è l'opzione per Apple di
dare in licenza il sistema FairPlay. Ma questo, sottolinea Jobs, significherebbe dover trasmettere ad un nugolo di soggetti tutti i
segreti del DRM Apple il che, "come insegna l'esperienza", significherebbe che ben presto quei segreti diverrebbero pubblici, riducendo o azzerando le possibilità per la Mela di mantenere i propri accordi con le major, ovvero di trovare soluzioni ad eventuali exploit del sistema di protezione. Il che sarebbe tanto più difficile, dovendo passare ogni eventuale soluzione ad un numero così alto di soggetti, che finirebbe per comprendere anche tutti i consumatori e non solo i partner che utilizzano FairPlay. Impraticabile, dunque.
Il terzo scenario è
abolire integralmente il DRM. "Immaginate un mondo - scrive - nel quale ogni negozio online venda musica senza DRM in formati aperti. In un mondo di questo tipo, qualsiasi player potrebbe riprodurre musica acquistata da qualsiasi negozio, e tutti i negozi venderebbero musica riproducibile su qualsiasi player. Questa è chiaramente la migliore alternativa per i consumatori, e
Apple la abbraccerebbe subito". Il problema? Sempre quello: "Se le quattro grandi società della musica (Sony BMG, Warner, Universal ed EMI, ndr.) fornissero a queste condizioni la loro musica ad Apple, noi trasformeremmo iTunes in un negozio privo di DRM".
Ma questo richiederebbe alle major il rendersi conto che il DRM non funziona e prendere anche atto che oggi come
oggi il grosso della musica viene venduta su CD privi di protezione DRM, ed è da quelle che vendite che arriva la maggiorparte dei profitti per l'industria di settore. Non solo: "Se questi requisiti (di inserire i lucchetti, ndr.) venissero rimossi, l'industria musicale potrebbe sperimentare l'arrivo di nuove società pronte ad investire in nuovi e innovativi negozi e player. Questo può essere visto dalle società musicali solo come un fatto positivo".
Jobs però non sembra ottimista e spiega: "Molte delle preoccupazioni sui sistemi DRM sono emerse nei paesi europei. Forse, chi si duole per la situazione attuale dovrebbe redirigere le proprie energie nel persuadere le società discografiche a vendere la propria musica senza DRM". E in questo senso, chiudendo la lettera, Jobs sembra rivolgere
un appello agli europei, per i quali "due e una metà delle grandi società musicali si trovano proprio nel loro cortile. La maggiore, Universal, è posseduta al 100 per cento da Vivendi, una società francese. EMI è un'azienda britannica, mentre Sony BMG è posseduta al 50 per cento da Bertelsmann, teesca. Convincere loro a dare in licenza la propria musica ad Apple e ad altri senza DRM darà vita ad un mercato musicale veramente interoperabile". "Apple - conclude Jobs - lo abbraccerebbe senza remore".
Curiosamente, l'intervento di Jobs arriva proprio mentre in Italia l'associazione Altroconsumo procede con una
denuncia contro il DRM di Apple. Di seguito tutti i dettagli.