India, boom ICT tra miseria ed alta tecnologia

di Luca Spinelli - In un mercato che esporta il 75% mondiale dei servizi IT, e ogni anno sforna il doppio degli ingegneri statunitensi, convivono sacche di povertà, malnutrizione ed eccellenza del software

Roma - Dopo la Cina è la volta dell'India. Fra accordi economici milionari e sospettose relazioni internazionali a causa della crisi nucleare del vicino Iran, si giocano i rapporti con quello che secondo molti sarà il prossimo colosso con il quale l'Occidente dovrà fare i conti.

Il mercato indiano nell'ultimo periodo è stato protagonista di uno sviluppo molto simile a quello cinese, ma si mostra più accessibile alle imprese straniere sotto svariati aspetti. A segnare le prime differenze con la confinante repubblica popolare, ci sono un grandissimo bacino di consumatori domestici, una diffusa padronanza dell'inglese e una rete di imprenditori coi quali dialogare senza invadenti ingerenze statali. Vantaggi che si sommano alla grande quantità di forza lavoro qualificata e ai regimi fiscali agevolati in vigore.

In un paese dove la paga media mensile per un operaio specializzato è di 141 euro, per un dirigente di 566, e dove l'elettricità costa al massimo 0,067 euro per kWh (fonte: Assocamerestero ), sono già numerose le aziende occidentali ad aver stanziato considerevoli investimenti: IBM, Intel, Microsoft, Google, Fiat, Piaggio, Nokia... Mentre i duemila incontri promossi dal Governo italiano nelle scorse settimane con l'intento di triplicare gli investimenti in loco, sono un preciso segnale anche degli interessi nostrani.
A trainare questo quadro di sviluppo si colloca un settore locale dell'ICT in enorme crescita. Quasi 10 miliardi di dollari è il valore annuo delle esportazioni di software indiano, mentre il numero delle imprese ICT segna dal 2000 al 2006 un incremento pari all'85%.

Con queste cifre c'è da chiedersi se l'India non stia diventando una nuova Silicon Valley. In realtà lo è già diventata. Ad oggi nella città indiana di Bangalore lavorano circa 150.000 ingegneri IT, mentre nella Valley californiana ne lavorano circa 120.000 (ma con un salario otto volte superiore). Oltre un terzo del lavoro di sviluppo software delle multinazionali statunitensi, infatti, viene svolto proprio in India. Qui - e questo spiega molte cose - la protezione dei brevetti e della proprietà intellettuale raggiunge livelli simili a quelli occidentali ed è decisamente più rigida rispetto a quanto accade in Cina.

Bassi costi ma non solo. Nonostante il prezzo irrisorio, la qualità della manodopera qualificata si rivela notevolmente superiore a quella di Cina, Messico, Brasile ed anche USA, poco sotto la Germania. E le università indiane sfornano annualmente quasi il doppio degli ingegneri rispetto agli Stati Uniti, una quota largamente superiore anche a quella del colosso cinese. Una vera manna in un periodo di crisi internazionale delle "vocazioni ingegneristiche".

Ma in questo interessante scenario l'Italia come si colloca? Dopo l'atteggiamento attendista degli ultimi anni c'è stata una forte ripresa delle relazioni commerciali e culturali. Il Ministro Emma Bonino ha definito l'India un "obiettivo prioritario" per le imprese italiane. È di questi giorni, inoltre, l'annuncio dello stanziamento di un milione e mezzo di euro da parte del Ministro per l'Università a favore dei rapporti universitari tra India ed Italia (con un bando che scade lunedì prossimo). Quest'anno poi, l'Italia sarà la nazione ospitante dell'evento Destination India, mentre l'università di Palermo è stata scelta tra i cinque centri di eccellenza nazionali per l'insegnamento del design "made in Italy" a studenti indiani.

Ma dietro a questo impressionante sviluppo economico e tecnologico che tanto attrae il nostro ricco Occidente, l'India nasconde profonde contraddizioni. Con una popolazione giovane e superiore al miliardo di individui, una persona su quattro è denutrita, solo l'1.3 per cento della popolazione possiede un PC, e mentre vigono ancora discreti vincoli per alcuni settori del mercato, una parte considerevole della popolazione vive tuttora in stato di povertà.

Le condizioni delle infrastrutture, inoltre, risultano attualmente abbastanza carenti in tutto il paese, mentre la situazione sanitaria costituisce probabilmente l'allarme più immediato: ogni anno, 77mila donne muoiono solo per complicanze dovute al parto.

Le due facce - una brillante, l'altra oscura - della stessa attraente medaglia orientale, che nei prossimi anni dovremo imparare a guardare con sempre maggiore interesse.

Luca Spinelli
36 Commenti alla Notizia India, boom ICT tra miseria ed alta tecnologia
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  • Si tutto molto bello e carino , ma cominciamo a parlare da un punto di vista molto ampio .

    Anch'io domani potrei svendermi per un pezzo di pane e un bicchiere d'acqua , ma questo a vantaggio di chi?

    lavoriamo in questo mondo tanto per fare o anche per coltivare interessi personali e ricevere gratificazioni?

    Perchè se un indiano con 200 dollari al mese , dopo che ha studiato per 15 anni , dopo che ha sviluppato 22 ore al giorno x 3 mesi un mega gestionale che fa anche il caffè , non può permettersi neanche di uscire con gli amici a mangiare una pizza , allora c'è qualcosa che non torna.

    Se per essere competitivi bisogna essere trattati come schiavi e non sapere se domani si mangia o no , io non ci vedo tutta sta fortuna ad andare in India.

    incominciamo, quando si parla di manodopera stranieria a mettere dei qualificatori in relazione al costo della vita, della dignità della persona , aspettativa di vita , ecc ... vedrete che alla fine tutto il mondo ha lo stesso prezzo .

    non+autenticato
  • Più che altro ci vorrebbe una via di mezzo. L'occidente è troppo sedentario, con una qualità della vita troppo alta a discapito della maggioranza della popolazione mondiale. Se la qualità della vita fosse uguale in tutto il mondo non ci sarebbero abbastanza risorse.

    Il problema è che ci sono troppi interessi di mezzo perché un avvicinamento del livelli si verifichi o sia caldeggiato dalla politica.

    Jack
    non+autenticato

  • > Perchè se un indiano con 200 dollari al mese ,
    > ... non può permettersi neanche di uscire con
    > gli amici a mangiare una pizza , allora c'è
    > qualcosa che non torna.

    un indiano con 200 dollari al mese vive più che bene. Il punto è proprio la differenza nel costo della vita, questa differenza è destinata a riequilibrarsi nei prossimi anni per effetto degli scambi commerciali e la globalizzazione economica. Nel frattempo l'ICT italiano sarà indotto a specializzarsi nei settori meno esposti a questo tipo di concorrenza.
    non+autenticato
  • > Nel frattempo l'ICT italiano sarà
    > indotto a specializzarsi nei settori meno esposti
    > a questo tipo di
    > concorrenza.

    Se non sono indiscreto, posso chiederti di fare qualche esempio? Hai toccato un argomento a mio parere molto interessante...
    non+autenticato

  • > Se non sono indiscreto, posso chiederti di fare
    > qualche esempio? Hai toccato un argomento a mio
    > parere molto
    > interessante...

    è difficile fare esempi in quanto i casi specifici dipendono dal particolare mercato. a parte il caso ovvio del supporto IT on-site, nel caso del software i progetti più problematici per l'offshoring sembrano essere i software "agili" che richiedono maggiore collaborazione da parte del cliente, oppure i software "strategici" sui quali l'impresa ha necessità di mantenere il controllo.
    non+autenticato
  • ... così tanti servizi nei paesi poco "occidentalizzati" come la quelli dell'oriente: basso costo del lavoro, tutela del lavoratore uguale a zero, poche tasse e tante tangenti.
    Troppo facile!
    non+autenticato
  • > ... così tanti servizi nei paesi poco
    > "occidentalizzati" come la quelli dell'oriente:
    > basso costo del lavoro, tutela del lavoratore
    > uguale a zero, poche tasse e tante
    > tangenti.

    le tangenti non aiutano di certo... ma nel giro di qualche anno il costo del lavoro dovrebbe eguagliare i livelli occidentali e lo sviluppo ICT indiano andrà a vantaggio dell'intero settore.
    non+autenticato
  • Alla fin fine la differenza sostanziale sembra essere solo il costo del lavoro.

    Li' il costo è basso perchè molta gente muore letteralmente di fame, la cosa non mi sembra molto bella.
    Quando fra pochi anni il costo del lavoro aumenterà l'India sarà meno appetibile.
    non+autenticato
  • Finalmente un'analisi molto intelligente e ragionata del mercato indiano: sono assolutamente d'accordo con voi. Il problema è che molti imprenditori italiani vedono l'India (e la Cina) come un pericoloso concorrente e non come un possibile alleato di cui sfruttare le potenzialità, affiancandole con le nostre.

    Vedere nell'India un concorrente ha senso ma secondo me non è la strada giusta, perché sui numeri sicuramente ci batte. Dire "siamo più bravi noi, sono più più bravi loro" è il tipico atteggiamento italiano di guardarsi l'ombelico senza guardare le opportunità oltre al proprio naso...

    I link ai siti statali presenti nell'articolo rivelano statistiche interessantissime sia sui costi della manodopera qualificata, sia sulla qualità della manodopera, oltre ad utili previsioni sui prossimi anni. Tutto ciò fa capire che dobbiamo portare le nostre potenzialità, senza mettersi in concorrenza.

    Io sono convinto di questo. Spero nei prossimi anni di riuscire ad iniziare una qualche relazione commerciale, come ho fatto qualche tempo fa in Romania, sono mercati molto recettivi, ma bisogna prenderli nel modo giusto, secondo me, senza mettersi in concorrenza.

    P.N.
    non+autenticato
  • Ma davvero si puo misurare la differenza fra india e italia o il resto del mondo usando l'ict di riferimento?Veramente pensate che un ingeniere Indiano sia capace di fare un software o una macchina migliore di un italiano?
    Ora prendete il miglior cuoc indiano e mandatelo in italia e fatelo spadellare contro un cuoco italiana con una giuria di italiani.Secondo voi chi vince?e ora prendete un ragioniere (o un laureato in economia e commercio) e fategli valutare i due piatti sapete cosa guarda?
    semplicemnte il costo che sicuramente sarà inferiore a quello italiano( nulla ci piove) ma veramente pensate di venderlo initalia?Stessa cosa per il software Sicuramente è meno costoso ma l'avete provato voi un SW Indiano e ancora pensate veramente che un laureato in lingue indiano abbia le stesse caratteristiche di uno italiano?e che dall'india posso interfacciarsi veramente con un servizio italiano?Certo in termini di costi sicuramente ma siete proprio convinto che i costi siano tutto nelle aziende e nella vita?Guardate che gli impreditori che hanno fatto la storia mica calcolavano tutto con la calcolatrice!!
    non+autenticato

  • > Guardate che gli impreditori che hanno
    > fatto la storia mica calcolavano tutto con la
    > calcolatrice!!

    esatto! come Tanzi! Rotola dal ridere
    MeX
    16902
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