massimo mantellini

Contrappunti/ La Scelta di Blog

di Massimo Mantellini - Se i blogger leggono blog è anche perché hanno scoperto un'alternativa concreta, magari non l'unica, alla supremazia informativa dei media che molti vivono sempre più come oppressiva ed inadeguata

Roma - Il punto di debolezza della grande ricerca sui blog in Italia organizzata di DiarioAperto è certamente, come hanno subito sottolineato molti fra i più puntigliosi commentatori, quello di avere come campione (in gran parte) dei blogger. Così il dato generale che esce dalle quasi 5mila interviste online prodotte da SWG, Università di Trieste, insieme a Splinder e Punto Informatico è certamente quello dei blogger che parlano dei blogger. Agli incontentabili del web tutto ciò è sembrato l'ennesima dimostrazione della autoreferenzialità dei blog stessi, strumenti comunicativi personali che parlano di sè, per se stessi ed i propri simili.

Mentre la grande maggioranza dei numeri disponibili fino ad oggi sul fenomeno blog (in gran parte raccolti da Pew Research ed altri istituti di ricerca americani) raccontavano la penetrazione e le caratteristiche del blogging, tentando di disegnarne contorni di utilizzo e caratteristiche in rapporto alle altre forme espressive in rete, la ricerca di DiarioAperto esplora i blog dal punto di vista dei blogger ed alcuni risultati valgono un commento.

Il dato fondamentale prodotto dalla ricerca sembrerebbe essere quello secondo il quale l'83% dei blogger si fida maggiormente di quanto legge sui blog rispetto alle altre usuali fonti informative. Questo dato ha scatenato l'ilarità di molti comunicatori professionali che hanno subito osservato come i blogger, per usare un vecchio modo di dire, "se la cantino e se la suonino", riferendosi al proprio strumento editoriale come al migliore fra quelli disponibili. In realtà siamo assai lontani dalla logica facile dell'oste che commenta il proprio vino e le cose sono un po' più complicate di così.
La rivoluzione non passerà dalla televisione: parafrasando il titolo (molto citato in rete e nei circoletti dei sociologi dei media più à la page) del libro di Joe Trippi, la maggior fiducia che i blogger ripongono nei blog (non in tutti, solo in quelli che loro stessi ritengono "autorevoli") non deve essere letta come una dichiarazione di amore cieco verso se stessi ed il proprio ambiente, tutt'altro. Rappresenta la scoperta di una alternativa concreta, una traiettoria percorribile, anche se magari non l'unica, alla supremazia informativa dei media che un numero sempre maggiore di persone vive come oppressiva ed inadeguata.

L'esperienza di chi "fruga" fra i blog e trova contenuti che lo interessano è ovviamente una esperienza per iniziati, per chi ha scelto di spendere tempo e relazioni in rete valutandone poi i risultati. La grande maggioranza dei critici che ci informano della inconsistenza dei contenuti generati dagli utenti in rete, invece non ha avuto tempo e modo per partecipare all'ambiente informativo che critica. Nella logica giornalistica imperante (quella di una descrizione rapida ed indolore del reale vissuto il tempo necessario per produrre il numero di cartelle richiesto dall'articolo), si dà una occhiata veloce (magari in buona fede) ed ecco che ci si è fatta una idea. Che in genere è sbagliata. A dimostrazione di questo basterebbe citare (ma non lo faremo qui oggi) il sempre maggior numero di giornalisti ed esperti che scopre il blogging come esperienza comunicativa ricca e soddisfacente: persone che invece di una panoramica a volo di uccello hanno scelto di mettersi in gioco, scoprendo in fretta che ne valeva la pena.

Il rapporto fra blog e televisione è oggi solo una fra le declinazioni possibili del più generico rapporto fra i cittadini ed i media. Un altro numero assai significativo contenuto nella ricerca di DiarioAperto è quello secondo il quale i blogger fanno riferimento nei loro post a notizie ascoltate in TV, alla radio e sui giornali "solo" nel 49% dei casi. Collegati a questo dato ce ne sono altri: il 43% degli intervistati ("solo" il 43% direi io) ritiene gli altri media più autorevoli dei blog, il 26% da quando legge i blog ha ridotto il proprio consumo informativo su carta, il 59% da quando blogga guarda meno televisione.

Questi numeri sono da soli in grado di disegnare bene lo scenario, che è quello di una inevitabile traslazione della attenzione dei cittadini (o dei blogger, se preferite) verso una ricetta mediatica nuova. Il calo del consumo mediatico tradizionale (che avviene in Italia con qualche anno di ritardo rispetto agli USA ma con modalità simili) a vantaggio di nuove forme di comunicazione dominate da fiducia e reputazione, è una tendenza ormai ben definita. Se fino a qualche anno fa la quasi totalità dell'ambiente informativo appariva abitata dai media (i media, come dice Jay Rosen sono quelle cose che scambiano notizie per soldi) oggi la rete Internet ha gradualmente consentito la nascita e la crescita di nuovi soggetti che partecipano alla creazione ed alla elaborazione culturale della notizia. L'ambiente informativo è diventato molto più ampio ed i media ne occupano ormai solo una parte (così come i blog ne sono solo una delle possibili espressioni). Il fatto è che i media stessi continuano per abitudine a ragionare come se gli unici soggetti in campo in grado di maneggiare notizie ed opinioni continuino ad essere loro. Gli occhi fissi allo schermo della TV mentre la rivoluzione avviene altrove.

Massimo Mantellini
Manteblog

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18 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La Scelta di Blog
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  • Ciao, capisco le precisazioni, e ti ringrazio per la risposta.
    Io penso che ad un lettore medio di tutta la ricerca rimangano in mente alcuni punti, che sono poi riassunti nei titoli dei commentatori, per esempio: "blog vuol dire fiducia, comunità e cambiamento" e non "per i blogger i blog sono affidabili".
    In un articolo che titolasse in questo secondo modo dove starebbe la notizia? Scontato direi.

    Chi è che abbia generato questo fraintendimento non lo so,
    può essere chi ha preparato le domande, chi ha interpretato i dati e li ha riassunti in articoli, o chi legge senza la dovuta attenzione alle precisazioni.

    Sta di fatto che fra la realtà statistica e quello che arriva ai lettori ci sta un gap, secondo me.
    non+autenticato
  • ho sbagliato a quotare, il messaggio precedente è in risposta a "entico milic - swg", vedi sopra
    non+autenticato
  • Se i dati sono inaffidabili, chiusa li, se non lo sono si dica perché non lo sono.

    Cmq io ritengo i blog sostanzialmente poco affidabili.

    Finché i blogger non saranno pagati per i loro lavoro per forza i blog non potranno essere di quelità.

    Chi glielo fa fare ad un blogger perdere una giornata intera per verificare l'attendibilità della fonte, fare le ricerche necessarie, ecc. necessarie per scrivere un post?

    8 ore di lavoro, un post, in cambio di alcuni click su adsense?

    ma daiii

    infatti non impiegano 8 ore per scrivere un post, ma molte meno e quindi con tutta la superficialità che ne consegue.

    L'informazione, così il pane, va pagata.
    non+autenticato
  • ciao,
    ci sono due appendici del pdf di interpretazione dei dati della ricerca in cui si spiega come è composto il campione e i punti per cui può essere considerato affidabile e i punti per cui NON può essere considerato tale. visto che non esiste una lista ufficiale e pubblica dei blogger e dei loro lettori, ovviamente, sono considerazioni basate sul confronto con altri indici statistici istat e nielsen: mi sembra dubbio che ci possano essere valutazioni nette sui dati di diarioaperto che li identifichino come "affidabili" o "inaffidabili" (assioma che vale, tra l'altro, per ogni ricerca statistica e di opinione).

    rispetto a quello che dici sull'impegno del blogger e i proventi di circuiti tipo adsense sono abbastanza d'accordo, nella misura in cui hai un numero piccolo di visitatori. il momento in cui qualcuno riesce ad arrivare a 10-20 mila utenti quotidiani penso che il discorso dei proventi cambi radicalmente...

    ciao

    enrico milic
    swg
    non+autenticato
  • Ciao, capisco le precisazioni, e ti ringrazio per la risposta.
    Io penso che ad un lettore medio di tutta la ricerca rimangano in mente alcuni punti, che sono poi riassunti nei titoli dei commentatori, per esempio: "blog vuol dire fiducia, comunità e cambiamento" e non "per i blogger i blog sono affidabili".
    In un articolo che titolasse in questo secondo modo dove starebbe la notizia? Scontato direi.

    Chi è che abbia generato questo fraintendimento non lo so,
    può essere chi ha preparato le domande, chi ha interpretato i dati e li ha riassunti in articoli, o chi legge senza la dovuta attenzione alle precisazioni.

    Sta di fatto che fra la realtà statistica e quello che arriva ai lettori ci sta un gap, secondo me
    non+autenticato
  • beh...
    ci sono 90 domande e risposte.
    credo che ci siano MOLTE cose interessanti che emergano dalla ricerca, per esempio e in particolare quella sulle differenze di genere (maschile/femminile, vedi lancio ansa che copio incollo qua sotto).
    il problema è di QUANTO e COME uno vuole essere informato. il fraintendimento sta nelle aspettative della lettrice delle informazioni sulla ricerca: se ti bastano le informazioni in pillole che girano tramite il gioco di comunicati stampa e grandi media, allora sei fregata... tieni bene a mente che queste pillole sono quelle che girano, integralmente e senza riflessione critica, anche all'interno del 99% dei blog...
    invece: se vuoi saperne di più bisogna faticare, leggersi i dati (che mettiamo integralmente a disposizione), leggersi le 40 pagine di interpretazione dei dati in pdf, e farti una TUA, AUTONOMA idea...
    : )

    ciao

    emm

    DIARIOAPERTO: LE DONNE COME AVANGUARDIA DEL FENOMENO BLOG       
    (ANSA) - ROMA, 22 GIU - La chiave di lettura del fenomeno italiano dei blog sta nell'utenza femminile, vera avanguardia di questo strumento del web che si sta configurando come qualcosa in piu' rispetto al semplice 'diario online'. Lo sostiene la ricerca condotta da DiarioAperto in collaborazione con Swg, Splinder, Universita' di Trieste e Punto Informatico.
       Le donne bloggano di piu' e commentano di piu'. ''Mentre gli uomini si sprecano a scrivere montagne di schermate sulle teorie e le politiche dell'interazione virtuale - spiega DiarioAperto -, le donne sembra che le pratichino''. Tra i rispondenti, il 40,3% delle donne ha piu' di un blog (32,7% gli uomini), il 56,5% delle donne commenta all'interno di un blog quando ha ''qualcosa di interessante da dire'' (49,7% gli uomini). Solo il 27,8% commenta argomenti su cui ritiene di essere preparata, a fronte del 41,9% degli uomini. Le donne concepiscono tendenzialmente la loro azione all'interno dei blog come uno strumento di comunicazione interpersonale che e' un dialogo virtuale tra buoni conoscenti che ha come tema l'esperienza individuale. A conferma di questa intuizione va sottolineato come il 39,7% delle donne (contro il 23,6% degli uomini) dichiari di leggere determinati blog per via del ''rapporto di amicizia con l'autore''.
       Rispetto all'autore maschile, l'autrice di blog afferma come la creazione dei testi sia un atto di analisi e magari critica della vita vissuta. Il 74,4% delle donne (contro il 54,9% degli uomini) alla domanda ''Per chi scrivi?'' risponde ''per me'' e il 37,7% delle donne (14,5% i maschi) ammette di ''scrivere di cose intime/personali''. Ma il dato che segna la forchetta piu' ampia tra il comportamento maschile e quello femminile riguarda l'oggetto dei contenuti dei blog: l'80,9% delle donne (contro il 53,7% gli uomini) utilizza episodi della vita reale come ispirazione per i post.
       Le autrici/lettrici di blog sono piu' giovani degli uomini (22,1 anni di media contro 27,8 anni degli uomini) e stanno online da molto meno tempo, tanto che solo il 25,4% aveva iniziato a navigare prima del 1997, mentre in quell'anno aveva navigato gia' il 54,4% dei maschi. Le navigatrici propongono inoltre un utilizzo dei blog diverso, che ha dei tratti di riflessione sull'essere umano e tendono a essere piu' inserite nella dinamica sociale online. Nel segmento di rispondenti dai 18 ai 24 anni, il campione di DiarioAperto e' composto per il 52% da donne. ''Questo fa sospettare, pur con le dovute riserve - spiegano gli autori della ricerca -, che tra le nuove generazioni le donne che trafficano coi blog siano in maggioranza''.
       Molti degli aspetti innovativi associati alla presenza delle lettrici/autrici di blog devono inoltre essere letti in collegamento al loro background di studi. Solo il 3,8% delle laureate che hanno risposto a DiarioAperto ha un titolo in ingegneria mentre gli ingegneri maschi sono il 20,2%. L'altro capovolgimento riguarda le laureate in letteratura: sono il 30,7%, gli uomini sono il 14,4%. Il 58,1% dei maschi che hanno risposto a DiarioAperto e' occupato, solo il 44,5% delle donne lo e'. Tra le occupate, il 68,9% ha un impiego a tempo pieno, a fronte dell'84,8% dei lavoratori uomini.
       I temi appassionanti sono i racconti privati e personali per l'80% delle donne (53% gli uomini), la letteratura per il 39% delle donne (28% gli uomini), amore e sentimenti per il 41,7% delle lettrici (17,2% dei lettori). Anche qui si riconferma il trend che vede le donne piu' legate a blog riguardanti la narrazione e la riflessione sulle esperienze personali e di relazione tra gli individui. C'e' un grosso capovolgimento sui temi non interessanti per le donne. La discussione sugli strumenti dell'informatica e sul web sono rilevanti solo per il 24,8% delle donne, quando lo sono per i il 66,3% dei maschi. La politica interessa come tema del blog al 31% delle donne e al 55,3% dei maschi, l'economia rispettivamente al 5,9% e al 24%.
    (dal notiziario Ansa Telecomunicazioni)
    non+autenticato
  • Riguardo ad adsense, 10-20.000 u.u. non so se basterebbero, cmq sono ben pochi i blog che ci arrivano, e sono poi quelli più generalisti, mentre io trovo più interessanti quelli piccoli e specializzati che trattano temi trascurati da qualsiasi rivista specializzata (non ci sarebbero i numeri per sostenerla).

    Per me i problemi sono 2

    1) culturale, siamo abituati ad avere su Internet tutto gratis
    2) non esiste e forse non potrà mai esistere una soluzione rapida, economica e sicura per i micropagamenti

    Io sarei disposto a pagare anche vari euro al giorno per avere blog di maggiore qualità, solo che sono sparsi in tutto il mondo, aggregarli in un unico servizio è impensabile, mettermi a fare decine di micro-pagamenti al giorno altrettanto.

    A questo punto dovrebbe essere il fornitore di connettività (alice, libero, tre, ...) a pagare chi offre contenuti, in base a quanto sono richiesti.
    non+autenticato
  • Mi pare che i media tradizionali proprio in questi giorni abbiano poco da ridere, la bufala sul finale di harry potter ha dimostrato per l'ennesima volta quanto il sistema di informazione sia ormai dipendente da internet, e soprattutto quanto sia fasulla la parvenza di attendibilità che vorrebbero avere rispetto ai sistemi alternativi..
    non+autenticato
  • Di fatto i blog oggi nel nostro paese non condizionano nulla, anche quelli che vengono seguiti da miliaia di persone alla fine si ritrovano "gettizzati" alle stesse persone che alle volte si autoincensano.

    Colpi giornalistici del blog ce ne sono pochini, salvo a mi parere che molti dei blog piu' seguiiti si stanno negli ultimi tempi commercializzando e proponendo sempre piu' comunicati in linea co ni grnadi gruppi del settore.

    Quindi al soliti qui da noi nulla cambia ma tutto si trasforma...
  • - Scritto da: picchiatello
    > Di fatto i blog oggi nel nostro paese non
    > condizionano nulla, anche quelli che vengono
    > seguiti da miliaia di persone alla fine si
    > ritrovano "gettizzati" alle stesse persone che
    > alle volte si
    > autoincensano.
    > Colpi giornalistici del blog ce ne sono pochini,
    > salvo a mi parere che molti dei blog piu'
    > seguiiti si stanno negli ultimi tempi
    > commercializzando e proponendo sempre piu'
    > comunicati in linea co ni grnadi gruppi del
    > settore.
    > Quindi al soliti qui da noi nulla cambia ma tutto
    > si
    > trasforma...

    Quello che dici e' piuttosto superficiale, e' ovvio che i media tradizionali abbiano ancora la maggior capacita' di condizionare, se non altro per un vantaggio temporale ma i blog sono un fenomeno emergente che probabilmente non ha ancora espresso tutta la sua potenzialuta', inoltre con i blog si esce dal paradigma del condizionamento perche' si inserisce quello di partecipazione diretta e critica, e di condivisione, non piu' la sola fruizione passiva; chiaramente la ghettizzazione esiste nella misura in cui internet, il web ed i suoi strumenti sono scarsamente diffusi ma se il fenomeno comincia ad interessare probabilmente non e' poi cosi' ghettizzato.
    Lo scopo di un blog non e' tanto quello di fare dei colpi giornalistici, altrimenti NON SI E' CAPITA UNA MAZZA del fenomeno.. e allora ben vengano indagini come queste, forse se ne leggessi i resoconti cominceresti a capirci qualcosa di piu'.
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    Modificato dall' autore il 25 giugno 2007 13.06
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  • Preserisco "NON CAPIRCI UNA MAZZA" anche perche' capirci troppo vuol dire che qualcosa non quadra e si e' arrivati alla fine della propria carriera o che si debba per forza vendere un prodotto...o dare risonanza oltremodo grande a delle ricerche che lasciano il tempo che trovano e quando saranno pubblicate riusciranno gia' superate, in quanto chi ha risposto alla domande magari gia' non avrà piu' il blog o non lo rinnoverà.

    Momentaneamente, il blog e' una prodotto semplice di comunicazione il piu' delle volte "unidirezionale", e' un fenomeno sicuramente di moda, ma nella realtà italiana e' ancora minato dallo scarso utilizzo ed alle barriere che si frappongono fra chi lo fa e chi lo legge.

    Paradossalmente molti "scrittori" di blog si comportano esattamente come i giornalisti che bannano questo fenomeno.
  • - Scritto da: picchiatello
    > Preserisco "NON CAPIRCI UNA MAZZA" anche perche'
    > capirci troppo vuol dire che qualcosa non quadra
    > e si e' arrivati alla fine della propria carriera
    > o che si debba per forza vendere un prodotto...o
    > dare risonanza oltremodo grande a delle ricerche
    > che lasciano il tempo che trovano e quando
    > saranno pubblicate riusciranno gia' superate, in
    > quanto chi ha risposto alla domande magari gia'
    > non avrà piu' il blog o non lo rinnoverà.
    >
    >
    > Momentaneamente, il blog e' una prodotto semplice
    > di comunicazione il piu' delle volte
    > "unidirezionale", e' un fenomeno sicuramente di
    > moda, ma nella realtà italiana e' ancora minato
    > dallo scarso utilizzo ed alle barriere che si
    > frappongono fra chi lo fa e chi lo
    > legge.
    >
    > Paradossalmente molti "scrittori" di blog si
    > comportano esattamente come i giornalisti che
    > bannano questo
    > fenomeno.

    Secondo me la differenza la farebbero anche i giornali online che avessero un forum di discussione come questo
    non+autenticato
  • "Secondo me la differenza la farebbero anche i giornali online che avessero un forum di discussione come questo"


    concordo in molti casi e' il commento all'articolo che fa la differenza non l'articolo stesso.
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