Roma - I giovani cinesi sono irretiti dalla rete, si lasciano coinvolgere da pratiche di gioco online poco salutari e travianti, le autorità sono chiamate a intervenire.
Questo l'appello di Li Jianguo, vicepresidente del Comitato permanente dell'Assemblea Popolare Nazionale cinese: nell'ambito della presentazione di un documento dedicato alla situazione dei minori nella Repubblica Popolare, ha puntato il dito contro i passatempi che deviano i giovani cittadini. Sui 40 milioni di netizen minorenni, il
10 per cento sarebbe incapace di controllare questa abitudine, lasciandola sfociare in una
dipendenza.

Sono i risultati emersi da un'indagine condotta in 11 province della Cina: "Alcuni internet cafè nelle zone suburbane e rurali -
ha spiegato Li - permettono che i bambini fruiscano di pornografia e di materiale violento". La Cina ha già messo in campo provvedimenti affinché sesso e violenza non corrompessero le menti malleabili dei cittadini più giovani. La
chiusura di siti web inappropriati, le
punizioni severe per i pornografi web, le
regolamentazioni relative agli
Internet cafè non sembrano però essere bastati per garantire ai cittadini di vivere in rete in maniera
sana e morigerata.
Le autorità e i legislatori avvertono che c'è dell'altro: la gioventù
sarebbe stata irretita da quelli che Li ha definito
"insalubri" giochi online. Ad attentare alla purezza dei giovani cittadini ci sarebbero, assicura Li, le avventure "esterofile" dalle quali si lasciano coinvolgere: storie nelle quali esercito e forze dell'ordine della Repubblica Popolare sono i nemici con cui confrontarsi. Ci sono poi giovani che
hanno perso la vita di fronte a uno schermo, ci sono giovani che finiscono per essere risucchiati in un vortice criminale
imputabile al fatto che bazzichino online.
Le autorità si sono già mosse per arginare i danni: si è pensato di
schedare i gamer per monitorarne le abitudini, si è pensato di
razionare le ore di gioco a mezzo software e di
bandire i laptop agli studenti, si è tentato di imporre sull'industria videoludica un
controllo preventivo sui titoli, affinché i giovani si potessero nutrire di un
intrattenimento innocuo e edificante.
Ma le autorità ritengono che le misure adottate finora
non siano sufficienti: Li chiede che le autorità vigilino con più efficacia, che vengano rafforzate le misure a tutela dei minori, che la comunità scientifica sviluppi delle strategie per la disintossicazione. Da dove partire? Forse,
si sottolinea da più fronti, sarebbe opportuno che le autorità tracciassero
una definizione della tecnodipendenza che tanto le impensierisce: certo non si tratta di una missione facile, considerato che gli stessi ricercatori
esitano nel tracciare la linea che divide la passione dall'ossessione.
Forse lo stato dovrebbe delegare alle
famiglie la responsabilità di vigilare sui minori. A
proporre una soluzione drastica è Perrin Kaplan, ex vice presidente del marketing di Nintendo: "Le famiglie che usano i videogame come babysitter dovrebbero evitare di concepire". Pianificazione delle nascite per famiglie irresponsabili e prolifiche di una popolazione di
59 milioni di gamer.
Gaia Bottàfonte immagine