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Contrappunti/ E ora quale blog verrà chiuso?

di Massimo Mantellini - Una legge dello Stato consente di chiudere la bocca a chiunque voglia esprimere sul web punti di vista non autorizzati. Lo dicevamo sette anni fa, lo ripetiamo oggi. Chi allora lo negava oggi addirittura si stupisce

Contrappunti/ E ora quale blog verrà chiuso?Roma - Nei giorni scorsi sono state infine rese pubbliche le motivazioni della sentenza di condanna che il giudice di Modica Patricia Di Marco ha inflitto allo storico siciliano Carlo Ruta nello scorso mese di maggio. Il sito web di Ruta, Accadeinsicilia.net, nel quale venivano raccolte testimonianze, appunti e articoli sulla storia recente dell'isola, è stato prima oscurato dalla Polizia Postale di Catania e poi definitivamente chiuso, per il reato di "stampa clandestina". Senza entrare negli aspetti tecnici del dispositivo, commentati nei giorni scorsi da Guido Scorza su queste stesse pagine, vorrei dire che questa sentenza racconta in maniera chiara e puntuale la deriva ideale di questo paese.

Se il giudice di Modica avesse avuto una idea seppur vaga di come Internet abbia in questi ultimi anni mutato lo scenario della comunicazione in tutto il pianeta, forse il suo punto di vista sarebbe stato differente. Perché oggi, secondo la legge alla quale si è fatto riferimento nella sentenza, gran parte della comunicazione in rete potrebbe essere considerata "stampa clandestina". Tutto può a questo punto essere definito in qualche misura clandestino nella rete italiana, qualsiasi manifestazione del pensiero non correttamente bollinata lo è, qualsiasi appunto redatto su un blog, qualsiasi cosa che abiti anche solo pochi secondi dentro la grande rete.

La legge sulla stampa è nata quando ovviamente il mondo era assai differente da quello attuale, ma oggi? Oggi, dopo le "opportune" modifiche del 2001, secondo quella legge quasi ogni cosa sul web è clandestina, per lo meno se scrutata dall'osservatorio minuscolo degli ex padroni della notizia.
Ormai deserte (o quasi) le tipografie, impolverati i ciclostili, annullata dalla presenza di Internet molta della necessaria diffusione fisica delle pagine, il reato di "stampa clandestina" diviene due cose assieme: il patetico déjà-vu dei treni a vapore e la invece concreta e contemporanea minaccia per la libertà di espressione del pensiero da parte di un potere abitato dai soliti figuranti. Politici, giornalisti, grandi editori, grandi aziende in genere, gli unici soggetti che continuano a potersi concedere il lusso di leggi che tutelino i propri privilegi a dispetto di ogni sopravvenuta evidenza.

Alcuni anni fa, quando gran parte del Parlamento votò la modifica alla legge sull'editoria che ha consentito la condanna dello storico siciliano, fummo facili profeti nel sostenere che una simile definizione di "prodotto editoriale" applicata al web era una seria minaccia per la libertà di espressione in rete. Lo scrivevamo nel 2001, non oggi. Ne eravamo talmente convinti che questo quotidiano indisse allora una petizione che raccolse oltre 50mila firme. I firmatari chiedevano che un singolo demenziale articolo di legge venisse modificato, ma nessuno nelle stanze del potere ritenne di prestare attenzione a quel grido di allarme.

Così oggi sinceramente non so bene come commentare il fatto che Giuseppe Giulietti, parlamentare esperto di informazione, ex diessino attualmente all'Italia dei Valori di Antonio di Pietro, abbia presentato una interrogazione parlamentare sul caso di Carlo Ruta parlando di sentenza preoccupante dagli "effetti devastanti in spregio ad ogni regola della democrazia".

Giulietti forse soffre di una qualche grave forma di amnesia, visto che fu proprio lui il relatore della legge che ha portato alla condanna di Ruta. Furono lui e Vannino Chiti - purtroppo lo ricordiamo molto bene - che con qualche fastidio si preoccuparono allora di tranquillizzare le migliaia di persone che in Italia chiedevano a gran voce che una norma nata per finanziare l'editoria sul web non comprendesse all'interno della definizione di "prodotto editoriale" praticamente qualsiasi pagina web.

Oggi Giulietti invece di fare pubblica ammenda e ritirarsi in silenzio in un eremo sperduto, si cala con disinvoltura nei panni di paladino della libertà di espressione, chiedendo al Ministro della Giustizia se non sia vero che "secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto "stampa clandestina", e ciò - secondo l'interrogante - in spregio a ogni regola della democrazia"

Noi purtroppo abbiamo buona memoria e ricordiamo che ad identica domanda postagli da Punto Informatico nell'aprile del 2001 in quanto relatore di quel contestato progetto di legge che oggi ha portato alla condanna di Carlo Ruta, Giulietti rispose in un piccato comunicato stampa nei seguenti termini:

"La legge sull'editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso."

Internet in Italia è clandestina e lo è anche per colpa di questi signori capaci di confezionare norme che nessun paese civilizzato si sogna, per poi pacificamente dimenticarsene. Ma lo è nell'ottica del potere i cui strumenti di controllo ormai hanno esclusiva valenza intimidatoria o dimostrativa. In nessun paese meno che borbonico ci si domanda se un sito web sia aggiornato più o meno regolarmente per determinarne la natura editoriale. In nessuna sperduta landa un giudice monocratico di provincia deve impiegare il proprio tempo per argomentare le differenze fra un quotidiano web e un blog. E non meraviglia che ciò che poi ne esce sia una sentenza dalle motivazioni assurde, ancorché tecnicamente plausibili, grazie, o per colpa, della vaghezza dolosa del legislatore.

Il risultato è comunque sotto i nostri occhi ed apre la strada ad altre prossime iniziative simili: questo paese ha una legge dello Stato capace di chiudere la bocca a chiunque voglia esprimere sul web punti di vista non preventivamente autorizzati. Lo dicevamo sette anni fa, lo ripetiamo oggi.

Internet in Italia è oggi tecnicamente clandestina. Lo sarà fino a quando non scompariranno dalla scena i vari Bonaiuti, Giulietti, Chiti, fino a quando Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi non torneranno alle loro rispettabili professioni, fino al momento in cui non cambierà radicalmente la comprensione dello scenario della nuova informazione mediata da Internet, che in troppi vogliono adattare a forza ad un mondo vecchio che sta scomparendo. Si tratta di sforzi inutili ma ci vorrà altro tempo per capirlo.

Consideriamo benevolmente tutti questi signori come gli attori sul palco di una stagione di mezzo, che prima o poi terminerà. Non vediamo l'ora. Quel giorno tutti noi saremo definitivamente clandestini e così, come per magia, nessuno lo sarà più. Solo allora forse sarà possibile smetterla di vergognarci di abitare in un paese dove per poter liberamente e civilmente esprimere il proprio parere ci sia bisogno dell'avvallo di un professionista iscritto all'albo. Un po' come se per iniziare il mio prossimo respiro dovessi attendere la firma di un pneumologo.

Massimo Mantellini
Manteblog

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194 Commenti alla Notizia Contrappunti/ E ora quale blog verrà chiuso?
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  • a loro basta poco, una bella mattina mi ritrovo la pagina della polizia postale (o affini) al posto della home e magari grane serie...
    vedi, loro covano sempre novità clamorose che qualche anno fa avrebbero fatto rabbrividire chiunque, oggi invece sono all'ordine del giorno. alfano parlava di youtube con toni di vendetta, sai quanti video stanno rimuovendo?
    e su facebook idem, cancellano account senza preavviso, non si ha alcun diritto e quando uno scompare non si sa più nulla di lui. come può comunicare se non a pochi amici? petizioni? blog? ne esistono a migliaia, e le voci cadono presto nel dimenticatoio.
    sebbene esista la rete il dissenso mi pare sempre relegato a poche e smembrate voci, vedi grillo quante cose denuncia. cosa cambia?
    e se uno vuol fare una battaglia contro il sistema a chi si può rivolgere? quanto dura? e soprattutto chi sono i responsabili della censura?
    non+autenticato
  • http://www.antoniodipietro.com/2008/09/una_piccola...

    Carlo Ruta è un giornalista siciliano, e scrive in un blog, il suo.
    Anzi “scriveva” perché è stato chiuso.

    L’8 maggio scorso è stato condannato (leggi la sentenza) dal Giudice penale, per il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1948 per non aver eseguito la registrazione del proprio sito web www.accadeinsicilia.net presso la cancelleria del tribunale. Trattasi di una disposizione di legge del tutto fuori tempo e inconciliabile con le nuove forme di comunicazione introdotte con la rivoluzione portata dalla Rete. Soprattutto deve ritenersi incostituzionale perché il diritto di informare la costituzione lo riserva a tutti e non solo alla carta stampata che ha registrato il proprio marchio al tribunale.

    L’onorevole Giulietti, deputato eletto nell’ Idv e portavoce dell’associazione Articolo 21, ha già chiesto al Ministro della giustizia tramite un'interrogazione a risposta scritta di rivedere la disciplina della materia affinché non si lasci spazio alla censura.
    Quanto accaduto è un atto grave, anzi gravissimo ed è accaduto in una regione dove l’omertà è l’humus su cui cresce e prolifera l’arroganza della malavita organizzata.
    Sia chiaro, la colpa non è del giudice che ha dovuto applicare la legge, ma del legislatore che quando gli fa comodo finge di non vedere alcune norme desuete e superate.

    Molti lettori del blog e sostenitori di Facebook mi hanno segnalato la petizione
    del sito http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/ per Ruta, invito i lettori ad aderire, anche io l’ho fatto.
    Non basta. Ho disposto il deposito di un'ulteriore interrogazione affinché venga accelerato il processo di revisione della legge.
    Pubblicherò la risposta che mi verrà data, se mi verrà data. Altrimenti mi sentiranno.

    licenza cc.
  • > Ho disposto il deposito di
    > un'ulteriore interrogazione affinché venga
    > accelerato il processo di revisione della
    > legge.

    Non so cosa significhi esattamente, cosa sia questa interrogazione, ma BRAVO! E molto più di me. Finalmente qualcuno che fa qualcosa oltre che parlare (io ho preferito emigrare).
  • - Scritto da: Fiamel
    > > Ho disposto il deposito di
    > > un'ulteriore interrogazione affinché venga
    > > accelerato il processo di revisione della
    > > legge.
    >
    > Non so cosa significhi esattamente, cosa sia
    > questa interrogazione, ma BRAVO! E molto più di
    > me. Finalmente qualcuno che fa qualcosa oltre che
    > parlare (io ho preferito
    > emigrare).

    Una interrogazione mi pare sia una domanda ufficiale che un parlamentare rivolge al governo, quindi non è molto. Il governo può anche non rispondere oppure rispondere in modo evasivo. Quindi non è molto ma è meglio del silenzio assordante degli altri partiti.
  • Guardate che la definizione di democrazia è proprio questa, cioè "governo della maggioranza idiota", quindi non c'è nessun colpo di stato, dittatura o altro!

    E' pura e semplice democrazia.

    E sono "quasi" due secoli che è valutata per quello che è, cioè inefficente e profondamente ingiusta, cito ad esempio un certo Tocqueville (http://it.wikipedia.org/wiki/Alexis_de_Tocqueville ) che già nella prima metà del 1800 scriveva:

    "Vedo chiaramente nell' eguaglianza due tendenze una che porta la mente umana verso nuove conquiste e l' altra che la ridurrebbe volentieri a non pensare più. Se in luogo di tutte le varie potenze che impedirono o ritardarono lo slancio della ragione umana, i popoli democratici sostituissero il potere assoluto della maggioranza, il male non avrebbe fatto che cambiare carattere"
    Da La democrazia in America, 1835



    Quindi, non meravigliatevi troppo: è tutto come da progetto.
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