La parola torna a Janssen: "Il nostro obiettivo è consentire alle persone di lavorare sulla piattaforma Windows: cerchiamo di rispondere alle domande tecniche, di mettere a disposizione la documentazione necessaria, di chiarire i passaggi poco chiari delle licenze (cita il caso di Visual Studio 2008, ndr). Il nostro lavoro - racconta a
Punto Informatico - è quello di trasformare Windows nella migliore piattaforma su piazza: una piattaforma formata da un misto di software open source e proprietario". Laddove necessario, spiega Janssen, BigM interviene anche
donando licenze MSDN per
consentire una migliore integrazione del OSS nell'ambiente del sistema operativo a finestre.

Davanti a tutta questa buona volontà, viene spontaneo azzardare una domanda quasi sfacciata: è possibile pensare ad un
Windows del futuro a sorgenti aperti? Le risposte sorprendono: "Quattro anni fa Microsoft non conosceva la parola open source - dice Janssen - oggi sono molti i progetti che tengono conto di questo fattore per il loro sviluppo". "L'open source non è una fantasia, ma una realtà - incalza Boccadamo - Oggi c'è chi sceglie di farsi pagare per i servizi, noi ci facciamo pagare per le licenze. Se domani il mercato dovesse cambiare, noi cambieremo".
E se invece il cambiamento fosse stato già avviato? Magari una faccenda complicata come
quella dei
driver di
Vista, che hanno fatto penare (e in certi casi lo fanno ancora) gli utenti finali, con un codice aperto forse si sarebbe potuta risolvere prima. "Il nostro dramma è che - racconta Boccadamo - a volte a Microsoft vengono imputati problemi che non la riguardano direttamente, come nel caso di driver sviluppati da terze parti per Vista. Da parte nostra, ci impegniamo anche per venire a capo di questi problemi contattando l'azienda coinvolta, perché riteniamo di essere responsabili di quanto immettiamo sul mercato: soprattutto se una periferica è stata certificata per l'utilizzo con Windows".
E sul piano pratico? "Sviluppare un driver per Windows è argomento strettamente pratico - spiega Janssen - Soprattutto Microsoft si deve confrontare con un panorama di possibili device davvero ampio. Linux, che pure ha un sistema di sviluppo dei driver open source, supporta solo una frazione delle periferiche supportate da Windows e ha molti meno utenti. Se Linux dovesse fare fronte ad un parco macchine più ampio, dovrebbe senz'altro rivedere l'approccio allo sviluppo driver".
"I brevetti - prosegue Boccadamo - sono solo uno dei modi di fare affari. Ma non sono il solo". Microsoft ammette che forse,
in passato, ci sono state delle
comunicazioni imperfette sull'argomento, che hanno
finito per
alzare un muro che ha impedito il riconoscimento reciproco tra chi sviluppa
seguendo i principi dell'open source, e chi invece si affida ad un approccio più
tradizionale: "Quello che conta, per noi, è valorizzare il nostro lavoro: ci preme il nostro investimento per lo sviluppo del software venga rispettato, ma ci preme anche costruire un ponte tra il software open source e Microsoft". Per questo, continua, BigM si sta anche impegnando nel migliorare la propria comunicazione in tal senso.
Le
conclusioni le tira Janssen: "Giudicateci per quanto abbiamo fatto negli ultimi due anni", dice. Bisognerebbe insomma tener conto del lavoro di Microsoft per lo
sviluppo di un plugin per garantire la lettura del formato ODF in Office (e
viceversa, con OOXML in OpenOffice), del contributo a PHP, OpenSQL e
Apache, del rilascio dei Power Tools per Vista con
licenza open, fino all'
impegno per l'
interoperabilità per il quale oggi esiste persino un centro per i test a Cambridge. Altre novità, promette, sono in arrivo nei prossimi mesi e Microsoft spera che i
developers lo tengano presente.
a cura di Luca Annunziata