Vincenzo Gentile
giovedì 23 ottobre 2008

Ladri metaforici, pene reali

Il furto di beni immateriali è comunque un atto illecito: lo ha stabilito una corte olandese condannando due adolescenti rei di essersi impossessati di oggetti virtuali

Roma - Condannati a svolgere lavori socialmente utili per aver rubato due oggetti in un gioco di ruolo online: è accaduto in Olanda, paese in cui risiedono gli imputati, due adolescenti di 14 e 15 anni. Inamovibile il giudice: appropriarsi di oggetti virtuali è comunque un furto. Le normative cambiano di paese in paese: non tutti i ladri virtuali si ritrovano a dover rispondere delle conseguenze giudiziarie dei loro atti online.

È successo a Leeuwarden, in Frisia: i due adolescenti avrebbero costretto un loro coetaneo a trasferire ai propri account un amuleto ed una maschera virtuale utilizzati nel gioco di avventura online RuneScape. La faccenda è stata quindi denunciata e così si sono aperte le porte del tribunale. Colpevoli, questo il verdetto del giudice: dovranno pagare con l'obbligo di svolgere 180 ore ciascuno di lavori socialmente utili.

Stando a quanto dichiarato da un portavoce della corte, l'appropriazione dei beni telematici è comunque un reato: "Stando alla legge olandese, i beni virtuali sono comunque beni soggetti a proprietà, quindi tutto ciò rientra nel reato di furto".I furti di beni di pixel trovano terreno fertile nei metamondi dove spesso vige l'anarchia: è successo anche in Second Life, che spesso è stata additata come una vera e propria zona franca per pirati di ogni genere. Come riportato qualche tempo fa da Punto Informatico, nel metamondo di Linden Lab il commercio illegale di beni virtuali spadroneggia, costringendo alla ritirata onesti venditori e vetrine virtuali di noti marchi presenti con l'intenzione di ampliare i propri affari.

Casi del genere non sono poi così rari: certo, eventuali conseguenze virtuali dipendono sempre dall'interpretazione delle norme del mondo reale che regolano il possesso di beni virtuali. Un caso simile si è verificato qualche anno fa anche in Cina. Le modalità sono le medesime: denaro e oggetti virtuali furono sottratti da un giovane gamer, condannato dai giudici a pagare una somma pari a circa 500 euro poiché, anche secondo la legge cinese, tutto ciò corrisponde ad un furto reale.

Vincenzo Gentile

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