Gaia Bottà

Greenpeace riclassifica l'hi-tech

L'organizzazione aggiunge nuovi criteri alla propria guida all'elettronica pulita, ma il quadro non cambia. I produttori devono fare di più

Roma - Consumi inaccettabili, una carbon footprint ancora troppo pesante: un pungolo nel fianco dei produttori di apparecchiature elettroniche, Greenpeace ha rilasciato la versione aggiornata della sua guida all'elettronica più verde.

Chi sarà la prima azienda a diventare completamente verde? Greenpeace provoca il mercato dell'hi-tech: i criteri di valutazione si moltiplicano, comprendendo ora anche il contributo che le aziende offrono per temperare il surriscaldamento globale; l'assegnazione dei punteggi si basa ora tanto sulle promesse, quanto sul loro adempimento. Così come nelle precedenti edizioni dell'analisi, nessuna delle aziende ottiene pieno punteggio, ma le posizioni si consolidano.

Nokia continua a dominare: perde un punto percentuale a causa di un offuscamento nella trasparenza e di un allentamento nelle campagne di corporate responsibilty, ma continua a veleggiare verso il verde intenso della classifica. A sospingere il produttore finlandese, l'impegno concreto dimostrato nel ritiro di apparecchiature a fine vita e nella completa eliminazione dei materiali plastici dai propri dispositivi, e nel taglio sui ritardanti di fiamma, programmata entro la fine del 2009.
La classifica

Seguono, a parimerito, Sony Ericsson, Samsung e Toshiba, a 5,9 punti su 10. Da tempo ai vertici della classifica, Sony Ericsson garantisce ritiro e riciclaggio dei prodotti usati, offre garanzie rispetto all'eliminazione delle sostanze tossiche, si impegna per l'efficienza energetica. Toshiba vince per trasparenza, per sostenibilità dei propri impianti di produzione, per il rispetto dei criteri a favore dell'ambiente dei propri prodotti. Carente per il trattamento dell'e-waste, si comporta bene invece sul fronte dell'eliminazione delle sostanze tossiche. Si tratta di un profilo simile a quello tracciato da Greenpeace per Samsung.

Disseminati nella classifica, con risultati che si mantengono sopra ai 5 punti, ci sono produttori come Fujitsu Siemens, LGE, Motorola, Sony e Panasonic. Apple, da tempo bersaglio dell'organizzazione ambientalista, non sembra riuscita a stregare Greenpeace con l'alone verde con cui vengono dipinti i nuovi MacBook: a quota 4,3 punti, si migliora rispetto al passato ma perde posizioni rispetto alle altre aziende censite. Se Greenpeace apprezza i tentativi fatti sul fronte dell'eliminazione delle sostane nocive, vorrebbe la Mela ancora più verde e propositiva sul fronte delle campagne di riciclaggio.

Greenpeace conferma la negligenza dei produttori di console. Se Microsoft si posiziona penultima, il fanalino di coda è Nintendo: se qualcosa sembra muoversi nell'eliminazione di sostanze tossiche, l'azienda non prevede ancora alcun programma di gestione delle apparecchiature a fine vita. Nonostante Wii sia la console meno assetata di energia, i consumi della catena produttiva di Nintendo appaiono fuori controllo.

"È deludente che aziende così innovative e dinamiche si stiano muovendo così lentamente - denunciano dall'organizzazione ambientalista - quando potrebbero sfruttare le regolamentazioni di cui abbiamo bisogno riguardo alle emissioni, un'opportunità d'oro". Ma se molte realtà premono per investire nella sostenibilità, quando l'economia globale vacilla non tutto ciò che è verde è appetibile.

Gaia Bottà
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