Roma - A disposizione dei netizen ci sono ora anche le pagine patinate delle riviste, le immagine pubblicate dai magazine, gli approfondimenti a cui i periodici hanno dedicato spazio. Google Book Search travasa in rete un altro tassello del patrimonio culturale e editoriale globale, e lo fa chiedendo cortesemente permesso.

Google
invita i cittadini della rete di proiettarsi negli usi e costumi del passato sui quali le riviste costituiscono un punto di osservazione privilegiato, li incoraggia a
ripercorrere i decenni sfogliando le pagine delle pubblicazioni digitalizzati. Sono per ora una manciata i periodici che Google mette a disposizione, spaziano dall'oltre un secolo di divulgazione scientifica di
Popular Science allo specialistico
Bulletin of Atomic Scientists, dal generalista
New York Magazine a pubblicazioni di nicchia come
Vegetarian Times. Ma l'opera di digitalizzazione non si arresterà al
milione di articoli che Google ora offre ai netizen: da Mountain View assicurano che Book Search continuerà a popolarsi di pagine e di numeri di riviste.
Le pubblicazioni sono ora accessibili attraverso Google Book Search, ma da Mountain View promettono di offrire ancora maggiore rilievo e visibilità all'eredità culturale del cartaceo, integrando i risultati anche nell'interfaccia di ricerca ordinaria. Le pagine digitalizzate appagano il cittadino della rete con testi e fotografie, ma non è possibile interagire con le pubblicazioni.
È Google a ipertestualizzare il cartaceo digitalizzato fornendo
spunti di approfondimento quali la visualizzazione su una mappa dei luoghi citati dagli articoli della rivista.
L'obiettivo di Google non è cambiato: promette ai cittadini della rete di agire da gatekeeper e di organizzare l'informazione su scala globale. Un'operazione che investe anche l'offline, in un dispiegamento di forze cominciato con l'
appropriazione di articoli di quotidiani online e con la
digitalizzazione di libri senza il consenso dei detentori dei diritti. Ma Google si è scontrato
a più riprese con gli editori e con gli autori, non tutti hanno saputo
riconoscere il
valore di una vetrina online per i propri contenuti. Terminata la fase offensiva per sfidare sul campo le resistenze dei detentori dei diritti, la Grande G ha cominciato a
negoziare. Lo ha fatto con gli editori per
rendere accessibili archivi di quotidiani storici, lo ha fatto con i detentori dei diritti di
archivi fotografici come quello di Life,
ha sanato una
controversia durata anni con gli editori statunitensi proponendo condizioni capaci di soddisfare tutte le parti in causa.
Google ha trattato anche con gli editori delle riviste ora ricercabili mediante Book Search:
baratta la visibilità garantita da un link che punta al versante online della rivista con la possibilità di disseminare cultura, informazione e pubblicità. Pubblicità i cui ricavi
vengono spartiti con gli editori che mettono a disposizione i contenuti per la digitalizzazione, consentendo loro di
spremere prodotti che ormai non garantiscono rendite.
Laddove Google si incunea collezionando adesioni e disegnando modelli di business, sembrano invece fallire le istituzioni:
Europeana, il colossale
progetto di digitalizzazione e di riversamento online del patrimonio culturale europeo lanciato a novembre,
rimarrà offline fino al mese di gennaio.
Gaia Bottà