martedì 23 dicembre 2008

Domini liberi? No, non ancora

ICANN vuole affrettare i tempi, l'amministrazione USA non è d'accordo. Burocrazia? No, mancano i presupposti per la libera concorrenza

Roma - Quel dominio non s'ha da fare. Categorici Dipartimento del Commercio e della Giustizia statunitensi a proposito del progetto per la liberalizzazione dei Generic Top-Level Domain (gTLD) proposti dall'ente che sovrintende la crescita e lo sviluppo degli indirizzi Internet: ICANN. Secondo gli esperti dei due ministeri d'oltreoceano, intervenuti per fare il punto sulla consultazione indetta a proposito delle nuove regole dei gTLD, mancano i presupposti per proseguire oltre nella scrittura delle nuove procedure. Tutto per colpa degli impegni presi e non rispettati.

Allo stato attuale, dicono due lettere inviate la scorsa settimana, ICANN ha promesso ma non ha portato a compimento un passaggio fondamentale e necessario per poter riformare il sistema di varo e assegnazione dei domini: uno studio sul mercato dei diversi TLD nelle differenti nazioni coinvolte, con tutte le analisi necessarie a valutare l'impatto della riforma sulle condizioni attuali per, ad esempio, migrare da un dominio all'altro o valutare il peso delle aziende che gestiscono i registri nazionali e internazionali.

Meredith Baker, della divisione Communication and Information del Dipartimento del Commercio, individua diversi punti ancora da analizzare: l'omologazione delle procedure di registrazione dei domini nei vari paesi, se il mercato dei TLD possa o meno essere ritenuto globale e quali siano le conseguenze di questo punto per i consumatori. Inoltre, a parere di Baker esisterebbero anche delle problematiche tecniche con cui confrontarsi prima di liberalizzare i domini, a cominciare da quelle riguardanti i DNS, senza contare le difficoltà logistiche oggettive che ICANN si troverà ad affrontare con il varo della riforma.In conclusione, la rappresentate del ministero USA chiede garanzie su trasparenza e competitività del nuovo meccanismo. Ed è proprio sulla competitività che si concentra la missiva che giunge invece dall'ufficio Antitrust del Dipartimento della Giustizia, ed in particolare dall'avvocato Deborah Garza: secondo l'analisi condotta dal suo team, Garza spiega che il potere comunicativo di un indirizzo .com è oggi talmente alto da essere percepito dall'utente finale come l'indirizzo fondamentale per una azienda.

Tutte le altre desinenze sono un contorno, da acquistare solo per proteggere il proprio marchio: di qui il rischio che questa riforma possa far aumentare i costi di gestione dei consumatori. Di qui la richiesta, tutto sommato in linea con la precedente del Dipartimento del Commercio, di rivedere la proposta di ICANN per tenere in maggior conto gli interessi dei potenziali acquirenti dei domini, e per garantire che l'esplosione di nuove desinenze non complichi la vita all'utente finale con costi proibitivi e aziende che se ne approfittano.

Durissime le conclusioni: "L'approccio di ICANN alla gestione dei TLD si è dimostrata inefficace nel portare a termine il compito di garantire competitività a livello del registro". Secondo Garza, "ICANN non è andata neppure vicina a ottemperare ai suoi doveri" riguardo la gestione dei domini Internet, e dunque dovrebbe rivedere l'intera procedura che condurrà alla nascita dei nuovi gTLD (e la gestione degli attuali) per tenere maggior conto di queste osservazioni.

In ballo ci sono milioni di dollari, provenienti dalla vendita di servizi di ogni tipo e con parecchie desinenze. Resta invece per il momento ancora in alto mare la possibile nascita del quartiere a luci rosse del web, quello che potrebbe venire delimitato dalla desinenza .xxx e che al momento parrebbe lontano da una qualsivoglia approvazione.
12 Commenti alla Notizia Domini liberi? No, non ancora
Ordina
  • Sono forse quasi maturi i tempi per eliminare i TLD.

    Di fatto, la quantità di domini registrati non è così esorbitante, e potrebbe essere tranquillamente gestito con un indice ad albero distribuito.

    Pensate se ad esempio l'IBM potesse registrare il dominio .ibm ...
    Non ci sarebbe più la caccia al TLD (IBM.com, IBM.it, IBM.*, etc.).

    L'unico problema che rimarrebbe, e che già esiste oggi, è come dirimere le questioni relative alla prelazione (ad esempio per correlazione con un marchio commerciale).

    Occorrerebbe costituire un organismo internazionale super partes in grado di valutare e dirimere ogni contestazione.

    È solo un problema di globalizzazione: ora ogni azienda deve affrontare il problema presso ogni maintainer, ed il problema si ripropone ogni volta che viene creato un nuovo TLD.

    L'unica discriminante ad oggi è che un produttore di prosciutti non può registrare un dominio .aero (o almeno fino a quando non decide di investire qualche soldo in un aeroplano e mettersi a fare charter per fare anche agroturismo).

    Probabilmente una delle più importanti funzioni per il futuro dei motori di ricerca sarà proprio quella di rendere ininfluente il nome del dominio per l'accesso ai siti: fatta la ricerca, le informazioni che mi vengono presentate devono consentirmi di identificare il sito che mi interessa senza dovermi leggere anche il link (a titolo di esempio, confrontate i risultati proposti da Google e da Cuil quando cercate un termine).
  • >sarà proprio quella di rendere ininfluente il nome del dominio per l'accesso ai siti


    Però sarebbe una soluzione stupida.

    Il fatto di poter capire solo dall'URL di che genere di sito si tratta, non mi sembra una cosa da lasciar perdere...

    Si creerebbe solo confusione.
    non+autenticato
  • Ormai nessuno più utilizza gli indirizzi IP per accedere ai server.
    Tra un po' probabilmente non si utilizzeranno più neppure gli URL.

    Se ci fai caso, molto probabilmente già oggi la quantità di pagine che visiti digitando un url è minima rispetto a quelle che invece raggiungi attraverso collegamenti presenti in altre pagine e nei risultati presentati dai motori di ricerca.

    Di fatto, quando segui un link non stai a ridigitare l'url, ma nemmeno a leggere quale sia l'url contenuto nel link.
    Vedi qual'è il concetto o il termine che ti interessa, e lo segui.
  • io invece controllo sempre quale sia il link, non accedo mai ad un sito senza prima controllarlo.. sarò fissato ma preferisco starci attento piuttosto che finire su un fake.
    non+autenticato
  • anche io, se il sito non è attendibile.

    vero è che che si stanno sviluppando sempre più strumenti atti a prevenire ed a segnalare questo tipo di rischi, spostando l'attenzione dell'utente dal link ad altro.

    Inoltre devi tenere conto che tu fai parte di coloro che sanno cosa c'è dietro un link, così come di cosa sia un fake.

    Devi pensare per la massa, la cui alfabetizzazione informatica media è quella di accendere il computer, usare un paio di programmi di office, ed utilizzare il browser per andare su YouTube (o pooco più).

    Questa non è disfattismo: è la realtà di tutti i giorni contro cui ci scontriamo nelle scuole, negli uffici ...
  • Ciò darebbe troppo potere ai motori di ricerca, che non sono assolutamente organismi super partes, ed aumentano artificialmente la visibilità dei siti su basi economiche.
  • In teoria, posso anche anche essere d'accordo, ma questo potere già ce l'hanno.

    Ad oggi, come trovi i siti che ti interessano?
    A parte il passaparola, ti rimangono i link nelle pagine che consulti, ed i risultati dei motori di ricerca.

    Ho dimenticato qualcosa?

    In ogni caso il messaggio che cercavo di trasmettere è che stiamo (fortunatamente!) proseguendo in un percorso di astrazione, in cui si passa dall'indirizzo IP all'URL, quindi al link, e poi ... chi vivrà vedrà.
  • Ma vi siete accorti che:

    www.ibm.com non esiste ma esiste www.ibm.com.cs186.net ?

    o che

    www.microsoft.com non esiste ma esiste toggle.www.ms.akadns.net

    potenza del CNAME e IN A

    ...

    Auguri a tutti
    non+autenticato
  • - Scritto da: Quarzo Cristallo
    > Ma vi siete accorti che:
    >
    > www.ibm.com non esiste ma esiste
    > www.ibm.com.cs186.net
    > ?

    [...]

    > potenza del CNAME e IN A

    Ah, e questo vorrebbe dire che «non esiste»?
    Ma la sia la differenza tra la struttura del DNS e l'organizzazione dei nomi di dominio? Direi proprio di no. Ma questione in questa sede riguarda la gestione dei nomi di dominio e la loro struttura e registrazione, non i dettagli tecnici (DNS) di come il detentore di un certo dominio se lo gestisce.
    In questo quadro, il dominio IMB.COM eccome se esiste:

    Registrant:
    International Business Machines Corporation
       New Orchard Road
       Armonk, NY 10504
       US

       Domain Name: IBM.COM

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       ------------------------------------------------------------------------

       Administrative Contact:
         DNS Admin, IBM            dnsadm@us.ibm.com
         IBM Corporation
         New Orchard Road
         Armonk, NY 10504
         US
         +1.9147654227 fax: +1.9147654370

       Technical Contact:
         IBM Corporation           ipreg@us.ibm.com
         New Orchard Road
         Armonk, NY 10504
         US
         +1.9192544441 fax: +1.9147654370

       Record expires on 20-Mar-2018.
       Record created on 19-Mar-1986.
       Database last updated on 7-Jan-2009 05:14:29 EST.

       Domain servers in listed order:

       INTERNET-SERVER.ZURICH.IBM.COM 195.176.20.204
       NS.WATSON.IBM.COM            129.34.20.80
       NS.ALMADEN.IBM.COM           198.4.83.35
       NS.AUSTIN.IBM.COM            192.35.232.34


    Ciao,
    non+autenticato
  • "Garza spiega che il potere comunicativo di un indirizzo .com è oggi talmente alto da essere percepito dall'utente finale come l'indirizzo fondamentale per una azienda.

    Tutte le altre desinenze sono un contorno, da acquistare solo per proteggere il proprio marchio: di qui il rischio che questa riforma possa far aumentare i costi di gestione dei consumatori.
    "

    Profondamente vero.

    Ci troviamo nella limitante situazione in cui il business ed il marchio sono ancora troppo legati.
    La rintracciabilità dei prodotti e dei servizi è ancora fondamentalmente legata al nome che li rappresenta, piuttosto che alle loro caratteristiche.

    Nel momento in cui sarà possibile ricercare, selezionare ed acquistare prodotti e servizi sulla base delle loro caratteristiche intriseche e dell'affidabilità del produttore, il marchio diverrà soltanto un accidente di scarsa rilevanza commerciale.

    Di contro, forse in quel momento il nome del dominio assumerà invece una maggior valenza semantica per i distributori di concetti ed informazioni.

    Cosa manca per arrivare a quel momento?
    Il fatto che l'intermediazione tra le parti avvenga non su basi commerciali (nel senso del marketing) quanto su basi oggettive.

    E quel giorno i TLD ed i domini di secondo livello li tireranno dietro per un tozzo di pane, perché non saranno più la porta di default per mettere in contatto produttori e clienti.
  • .com, .net, .org ... oramai in tutte le salse
    .name, .aero, .mobi ... chi li ha mai usati ?
    .us, .gov, .int ... monopolio a stelle e strisce

    la laberalizzazione dei TLD sarebbe un grande balzo in avanti... ma ci pensate ad una situazione del genere:

    ambasciataitaliana
    ambasciataditalia
    italianembassy
    italikoproxenio

    dicono tutti la stessa cosa, ma qual'è quello vero ???
    l'alternativa è che ogni singola entità registri l'impossibile, cosa che ha già fatto per registrare il marchio con gli attuali TLD

    pensate a coca-cola

    coca-cola
    cocacola
    cocacolalight
    coca-cola-light
    cocacoca-light
    coca.cola
    coca.cola.light

    dopo la divisione IT dovrebbero istituire una divisione TLD con gente che studi tutte le possibili combinazioni e le registri prima che qualcuno lo faccia prima di loro.

    Allo stato attuale invece sappiamo bene che cocacola.com corrisponde alla bevanda e che tutti gli altri sono fake, cosi come in Italia sappiamo bene che .gov.it sono siti istituzionali, anche se continuiamo ad essere non uniformati (vedi il Ministero delle Comunicazioni che continua ad essere fuori dal GOV.IT, ma questa è un'altra storia...)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Quarzo Cristallo
    > .com, .net, .org ... oramai in tutte le salse
    > .name, .aero, .mobi ... chi li ha mai usati ?

    dotmobi lives!
    non+autenticato
 

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